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Nemico pubblico - Recensione in anteprima

Pubblicato: 03 nov 2009 da Simona

Commenti dei lettori

Locandina Nemico PubblicoNemico Pubblico (Public Enemies - drammatico, USA 2009) Regia di Michael Mann. Con Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, Billy Crudup, Giovanni Ribisi, Stephen Dorff, Channing Tatum, David Wenham, Rory Cochrane, Lili Taylor, Shawn Hatosy, Stephen Lang, Stephen Graham, Matt Craven, Branka Katic, Christian Stolte, Jason Clarke, Alan Wilder, Spencer Garrett, Bill Camp

America, anni ‘30. Sono gli anni della Grande Depressione, i fuorilegge la fanno da padroni per le vie di Chicago e John Dillinger, carismatico rapinatore di banche capace di mettere a segno un colpo in un minuto e 40 secondi, è l’obiettivo principale dell’ottimo segugio Melvin Purvis e della nascente agenzia federale voluta da Edgar J. Hoover. Niente e nessuno sembra essere in grado di fermare Dillinger e la sua banda. Gangster-gentiluomo dalle grandi contraddizioni - capace, nello stesso momento, di freddare un avversario e di offrire la propria giacca ad una sconosciuta - con l’abitudine di bruciare i registri contabili delle banche, leale con i propri compagni e protagonista di rocambolesche evasioni; fu capace di conquistare l’opinione pubblica statunitense. Suo unico punto debole: Billie Frechette, bellissima guardarobiera di cui si innamora a prima vista e che amerà perdutamente fino alla fine. Bye Bye Blackbird.

Debutterà finalmente sugli schermi italiani venerdì 6 novembre, dopo aver raccolto consensi e ottime critiche in tutto il mondo, uno dei titoli più attesi del 2009, ritorno dietro la macchina da presa di Michel Mann a tre anni di distanza da Miami Vice. Un film che probabilmente non è il capolavoro che prometteva di essere sulla carta, ma che rimane comunque un gran bel pezzo di cinema, firmato da uno dei migliori cineasti del nostro tempo ed interpretato da un Johnny Depp impeccabile, che con John Dillinger sembra condividere la pelle e l’anima, oltre al nome.

Nemico Pubblico

Nemico Pubblico è tratto dal libro libro Public Enemies: America’s Greatest Crime Wave and the Birth of the FBI, 1933-34 dell’ex giornalista Bryan Burrough, adattato per lo schermo dallo stesso Michael Mann affiancato nella scrittura da Ronan Bennett ed Ann Biderman. Da un libro nato grazie alla raccolta e ricostruzione di migliaia di documenti inediti degli archivi federali, nasce un film di 140 minuti (che forse avrebbero potuto essere ridotti a 120, tagliando qualche sparatoria) di ricostruzione minuziosa, quasi documentaristica, di un’epoca: Mann ha deciso non solo di girare in alcuni dei luoghi dove la storia si è svolta nella realtà - come il carcere di Lake County in Indiana, la pensione Little Bohemia nel Wisconsin ed il cinema Biograph in Lincoln Avenue a Chicago - ma sembra sia riuscito ad ottenere per Johnny Depp alcuni accessori personali realmente appartenuti a Dillinger. Quando si dice scrupolosità ed attenzione per i dettagli…

Due ore e venti ricche di primi piani strettissimi, di particolari, di immagini ora calde e patinate, ora fredde e crude (il direttore della fotografia è Dante Spinotti, l’ottimo montaggio di Jeffrey Ford e Paul Rubell) che ci raccontano uno spaccato della vita di uno dei gangster più celebri della storia. Michael Mann racconta Dillinger mettendo forse troppa carne al fuoco, frammentando la storia e portando in scena una eccessiva moltitudine di personaggi (che in molti casi rischiano di generare confusione nello spettatore); ma regalando un finale meraviglioso, di un romanticismo spiazzante, di quelli da ricordare.

Non mi dilungherò sull’interpretazione di Depp, anche questa volta capace di calarsi completamente nel personaggio, fino a scomparire dentro a John Dillinger. Marion Cotillard è splendida, una Billie dolce e decisa, forte e indifesa. Poco incisivi, invece, Christian Bale e Billy Crudup a cui forse sarebbe stato giusto dare più spazio. Tutti gli altri sono poco più che comparse, un po’ sprecati (Giovanni Ribisi e Staphen Dorff soprattutto) in ruoli da due battute a testa.

Voto Simona: 7
Voto Federico: 6,5
Voto Gabriele: 9

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (4 Voti | Media: 4 su 5)
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11 commenti

Commenti dei lettori

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  • Paro-

    03 nov 2009 - 19:33 - #1
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    Lo attendo con ansia.

  • Il Coso

    03 nov 2009 - 19:49 - #2
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    la prima parte me la sono visto, ed e interessante

  • Profilo di alessandrofazio

    alessandrofazio

    03 nov 2009 - 22:45 - #3
    -1 punto
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    Visto in lingua originale, l’ho trovato orrendo!

  • hid

    04 nov 2009 - 08:21 - #4
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    Si va bene depp ma bale come viene giudicato?se fate una recensione almeno fatela completa se no evitate di dire boiate

  • Profilo di simona-m

    simona-m

    04 nov 2009 - 11:00 - #5
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    @hid: prova a rileggerla, vedrai che troverai anche il giudizio su Bale ;o)

  • Profilo di danif12

    danif12

    04 nov 2009 - 19:25 - #6
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    brutto brutto brutto..! l’ho trovato noioso..confusionario..troppi personaggi inutili…tanta confusione nei nomi..ma in relatà non succede mai nulla!!

  • Profilo di simona-m

    simona-m

    05 nov 2009 - 14:21 - #7
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    Concordo sui personaggi superflui e sulla confusione con i nomi. Pretty Boy, Baby Face, Machine Gun…ma un nome normale no!??!

  • francesco8787878787

    06 nov 2009 - 10:49 - #8
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    simona, sono personaggi realmente esistiti ed erano soprannominati così…

  • RokK

    08 nov 2009 - 03:07 - #9
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    Appena visto. Troppo lungo e a tratti noioso, fondamentalmente a me è parso scollacciato e da un paio di vostri commenti ne ho la conferma! La bravura degli elementi dello staff e del cast non si discute, però la volontà di mostrare tutti quei dettagli e quei personaggi ha inevitabilmente reso il film discontinuo, con poco ritmo (nonostante svariate scene d’azione). Il “saluto” di lui a lei, nel finale, ai più è insensato: da dove è venuto fuori?

  • Profilo di simona-m

    simona-m

    08 nov 2009 - 17:42 - #10
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    francesco8787878787: lo so bene…

  • Profilo di mauro-lanari

    mauro-lanari

    05 mar 2010 - 16:08 - #11
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    Troppa grazia, altro recentissimo capolavoro. Se ne “La leggenda di Beowulf” (2007) Zemeckis era ricorso a una “computer graphics” giudicata pessima pur di trascendere la tragedia greca e approdare direttamente all’epopea omerica, ossia alla condizione umana vista da un ateo che s’inventa la proiezione su entità divine di forze destinali maligne tanto occulte quanto cosmiche, invece Mann sforna un risultato analogo senza particolari effetti speciali. Già in “Collateral” (2004) sembrava volersi rifare all’Abel Ferrara di “King of New York” (1990), e stavolta ottiene un esito equivalente: nessun manicheismo bensì tutti contro tutti come delle cavie in una gabbia con la pavimentazione elettrificata, “Carpe diem” (”Il futuro è qui ora”) da disperati, una cappa nefasta che annichila ogni soggetto giungendo all’intercambiabilità totale degl’individui, dunque peggio del Friedkin che nel 1985, in “Vivere e morire a Los Angeles”, uccideva uno dei due protagonisti rimpiazzandolo con l’altro. Decisivo l’apporto (Spinotti) d’una fotografia livida, grigiastra, omologante e deprimente dalla prima all’ultima immagine. Ma impagabile l’idea d’una sceneggiatura che procede solo per cliché e stereotipi, una trama risaputa da sempre, la Storia e le storie come inumano eterno ritorno, e ritorno del negativo. Il film supera le due ore, però, secondo le più aggiornate statistiche di popolazione, vicende del genere si protraggono in media fra i 76 e gli 82 anni. “Niente di memorabile” è stato commentato da tanti, troppi; viceversa è memorabile proprio un simile attestato d’obliabilità. Non c’è spazio o tempo per eroi, romanticismi, perdenti di classe a o b, fascinazioni populiste, riflessioni sociologiche e politologiche; l’intreccio travolge ogni sensato distinguo e approfondimento. Chi prova noia è solo per formazione reattiva allo tsunami di stordenti atrocità e impotenze ad libitum, a un malessere che il vitalismo ottuso sa benissimo come rimuovere e negare. La perfetta ambientazione anni ‘30 si dissolve in tale messaggio perenne.