Io sono l’amore (Italia, 2009) di Luca Guadagnino; con Tilda Swinton, Flavio Parenti, Edoardo Gabbriellini, Alba Rohrwacher, Pippo Delbono, Diane Fleri, Maria Paiato, Marisa Berenson, Waris Ahluwalia.
Storia familiare ambientata nella Villa Recchi dove vive l’omonima famiglia composta da Emma e Tancredi e i loro figli, Elisabetta, Edoardo, Gianluca. Nel freddo campo di battaglia c’è anche Antonio, il cuoco della casa, che potrebbe accendere la passione della signora Recchi…
A volte un recensore non riesce a capacitarsi dell’accoglienza che un film ha avuto in giro. Non è una frase ad effetto, ma è davvero sincera: chi scrive non capisce certe lodi che sono arrivate a Io sono l’amore, presentato a Venezia 66 nella sezione Orizzonti tra applausi e un nutrito coro di buu e fischi, giusto per dover di cronaca.
La nuova collaborazione tra Luca Guadagnino, che torna sul grande schermo dopo il pessimo Melissa P., e Tilda Swinton, anche produttrice del film, evoca fantasmi viscontiani e atmosfere decadenti, in un mix postmoderno di stile ed intenzioni che parte subito sin dai titoli di testa, che hanno i caratteri dei nomi che ricordano il cinema classico.
Io sono l’amore tuttavia è un romanzetto popolare che con Visconti e nomi alti non c’entra proprio nulla. È bensì una piccola saga familiare, un dramma da camera debolissimo: e pensare che ci sono voluti quattro sceneggiatori per mettere insieme la storiella della famiglia Recchi, tra situazioni noiose e personaggi tagliati con l’accetta (c’è anche la figlia interpretata da Alba Rohrwacher che si scopre lesbica).
Aspira al cinema che fu da un punto di vista formale, quindi, ma Guadagnino si perde in una realizzazione ai limiti del dilettantesco, a cui fanno da “ottimi” compagni tutti gli attori. Nel disastroso livello medio della recitazione si perde anche la stessa Swinton, vero e proprio pesce fuor d’acqua costretta a recitare con improbabile accento.
Quanta tristezza per la povera borghesia, quanti drammi, quanto arrivismo ma quanta possibilità di vero amore al di fuori della propria classe. Sinceramente non ci interessa più, soprattutto se la soluzione arriva dal cibo (uff) e se siamo costretti a sorbirci anche le atroci musiche di John Adams, che soprattutto nell’insopportabile finale sottolineano con enfasi il nulla del film. Giusto per curiosità: Adams ha collaborato anche alle musiche di Shutter Island. Com’è possibile un simile scarto di risultato?
Così Io sono l’amore non riesce neanche ad essere elegante e sano cinema freddo: avrebbe il pregio di tagliare l’anima come degli affilati coltelli. Invece qui non si sta male per nessuno, non si prova né empatia per alcun personaggio né odio per un mondo dalle fondamenta marce: ma quante risate con il montaggio parallelo tra la scena di sesso e le api che impollinano i fiori…!
Voto Gabriele: 1
Voto Federico: 1
Dal 19 marzo nei cinema di Milano e Roma; dal 26 marzo in tutta Italia.
simone23
18 mar 2010 - 17:25 - #1E’ troppo poco il giudizio di un solo interlocutore per un film “borghese”. Io non sono della tua stessa opinione. Ho trovato il film altalenante (questo si), ma credibile … non conosco la borghesia romana … ma quella milanese è presa in pieno! Simo
carloprevosti
18 mar 2010 - 18:14 - #2Personalmente credo che Guadagnino abbia voluto girare un film “borghese” con un’intento un po’ ipocrita, quasi a voler nobilitare il suo cinema spesso dozzinale (vedi Melissa P.).
Tilda Swifton riesce a sembrare altera e distaccata, ma non basta per riportare in vita i fantasmi di Visconti. Se devo dare un voto sono tra il 4,5 e il 5, soprattutto per la forte sensazione di indifferenza alla vicenda che ho provato durante la proiezione.
gabriele-c
18 mar 2010 - 19:06 - #3Indifferenza? Io ero proprio irritato, non ce la potevo fare. Detto ciò, concordo assolutamente con l’idea ipocrita che sta dietro al film, quasi Guadagnino volesse ribadire che è comunque un autore.
il riccio
19 mar 2010 - 01:26 - #4Al Palabiennale a Venezia, a fine proiezione, molte persone hanno gridato: Vergogna! Condivido la rece e il voto.
simone23
19 mar 2010 - 10:09 - #5Non vi viene chiesto di provare emozioni … semplicemente assistere inermi allo sfascio della borghesia pronta a rinascere ogni nuova alba! Simone23
drapocalypse
20 mar 2010 - 14:37 - #6E io che volevo pagare per andare a vederlo…
frederickstudio
01 apr 2010 - 10:10 - #7A me il film onestamente non è dispiaciuto nonostante qualche difetto! Ho trovato Tilda Swinton molto affascinante e brava e stupenda la villa dove lo hanno girato.
E molto bella la fotografia: Milano così non l’avevo mai vista. E inoltre Guadagnino mi sembra che abbia rappresentato molto bene la boria e la noia che trasudano in certi ambienti meneghini altoborghesi.
weissit
16 apr 2010 - 16:39 - #8Un film sulla borghesia milanese, sull’amore riscoperto………………un film ridicolo!!!! Alla fine della proiezione la sala era divisa……….meta’ rideva (risate isteriche per aver perso 2 ore al cinema!) meta’ annichilita rimanava senza parole………tutta lasala era gia’ in piedi per lasciare il cinema prima del finale!
E’ una catastrofe di film!
Lorana Blog
02 mag 2010 - 00:30 - #9Io mi chieda che vita abbia chi non e’ riuscito a immedesimarsi in neppure uno dei protagonisti. Non e’ che se un film e’ troppo difficile per la maggioranza di voi allora non vale nulla ;) Ho avuto la fortuna di vederlo all’estero dove e’ stato apprezzato in sala, da me come dagli altri.
Giorgio Strina
10 lug 2010 - 08:44 - #10La critica di Gabriele è spietata immeritatamente crudele x questo film. Swinton eccelsa e coproduttrice della pellicola. Fotografia impeccabile. Musiche e mix audio efficaci. Un film davvero da vedere, un’opera italiana intensa, era da anni che non vedevo un film italiano così importante. Non fatevi influenzare da queste critiche davvero assurde e non perdetevelo.
Filottete Manfredi
23 lug 2010 - 11:15 - #11L’ho visto a Boston. Alla fine del film ci siamo guardati ridendo e dicendoci “E poi? Cosa vuol dire?”. Veramente inutile.
Alessio2607
26 ago 2010 - 23:09 - #12Devo dire che per tutto il film ero distratto continuamente dalla bellezza e la femminilità della Swinton… ma non è che aveva semplicemente voglia di un anno sabbatico da passare in Italia (sappiamo quanto amano l’Italia) e se inventata sta produzione all’ultimo minuto per non stare completamente senza fare nulla? :-)
Anna A.
04 ott 2010 - 20:52 - #13E` triste e ridicolo che il cinema italiano si sia ridotto ad essere celebrato da un film senza valore se non nella sua testimonianza di una societa` che non riesce piu` a fare film. Visconti si rigira nella tomba per il paragone.
jumpiero
01 nov 2010 - 16:54 - #14“Cinema italiano? Recentemente, ho visto film interessanti, che cercano un nuovo stile e che mi hanno ispirato: quelli di Vincenzo Marra, Gomorra di Matteo Garrone, Io sono l’amore di Luca Guadagnino. Sono registi da incoraggiare: perché danno speranza. Anche a un autore come me”. L’attestato di stima viene nientemeno che da Martin Scorsese…
frakafka
12 lug 2011 - 08:13 - #15Un film di qualità,apprezzato in toto dalla critica estera e gli italiani a dire noioso solo perchè è lento(se volete vedervi film d’azione avete sbagliato tipo di film). Ipocrita?Veramente il film cerca di smascherare l’ipocrisia e il perbenismo della borghesia quindi credo nn l abbiate proprio afferrato.A chi ha scritto la recensione:dubito che tu abbia visto il film visto e considerato che l’”improbabile” accento della Swinton deriva dal fatto che interpreta una donna russa sposata ad un imprenditore italiano.Mi dispiace ma questa è la conferma che in Italia siamo cosa solo di Ultimo bacio e cinepanettoni. Veramente deludente.
8
13 lug 2011 - 11:35 - #16Non sono per nulla d’accordo con i vostri commenti, mi sembrano superficiali.
Siete indirizzati piuttosto alla ciritica verso il regista che alla storia che viene narrata ed al magico incontro della casualità dell’amore. Forse siete troppo giovani per sintonizzarvi sulla lunghezza d’onda del film o forse il vostro modo di divere non ha mai incroviato situazioni come queste (amori extraconiugali)
A me il film è piaciuto ma non voglio dilungarmi su dissertazioni sofiste.
Per una volta apprezzo Guadagnino.