H2ODIO
di Alex Infascelli; con Chiara Conti, Mandala Tayde, Anapola Mushkadiz, Olga Shuvalova, Claire Falconer, Carolina Crescentini, Mauro Coruzzi.
Che fosse coraggioso, lo sapevamo. Che fosse strano, pure. Ma che Alex Infascelli fosse bravo, molti avevano forti dubbi. Stroncato da metà critica col suo primo lavoro (Almost Blue, da un romanzo di Lucarelli, e vincitore di alcuni importanti premi), stroncato dal pubblico con la sua seconda fatica (il frainteso ed interessante Il siero della vanità), Infascelli si presenta con questa nuova operazione; la frase sul sito ufficiale del film in questo caso è esplicativa: “dal 3 maggio in nessun cinema”. Ve ne avevamo parlato, ed eccomi qui a dirvi cosa ne penso, e per la terza volta mi trovo a difendere Alex. Perchè H2Odio è un film stranissimo ma anche da vedere. Almeno una volta. Ed è un film coraggioso, al di là delle imperfezioni e del voler essere un po’ (forse troppo) fuori dalle righe, esagerato e d’autore.
Cinque ragazze, anche di diverse nazionalità, si riuniscono nella casa di una di loro, Olivia, su un isolotto semisperduto, per fare una dieta a base di acqua. H2O: per purificarsi, per rimuovere le tossine del corpo (e dell’anima) accumulate.E le cinque ragazze, Olivia, Summer, Ana, Christina e Nicole, sembrano anche intenzionate a farla all’inizio: ma, escludendo la padrona di casa (che ha avuto l’idea), le altre iniziano di nascosto a mangiare, ed iniziano a cedere ed a non voler più andare avanti. E tutto pian piano andrà sempre peggio.
Il ritmo è calmo, lento, per qualcuno potrebbe anche risultare un film noiosetto e privo di mordente (dopotutto era una delle accuse fatte a Il siero della vanità…); ma l’angoscia sale e accompagna lo spettatore in una specie di climax che non raggiunge vette impressionanti, ma che resta abbastanza costante. Alcuni momenti sono anche forti (Olivia e la sua spalla… attenzione alla scena in bagno!), e tutti i nodi alla fine vengono al pettine: anche se gli indizi per riuscire a capire tutto ciò che sta dietro sono spesso ben chiari. Ma la cosa più interessante, e allo stesso tempo la cosa che potrebbe più irritare, è proprio lo stile di Infascelli: che spinge i pedali ed esagera volontariamente la sua regia, estremizza le sue radici registiche americane e spesso e volentieri riesce a creare qualcosa di originale e bello da vedere. Sequenze puramente oniriche, mescolate ad altre che richiamano anche la pop art (da notare ad un certo punto la parola Help che si forma a mo’ di fumetto sulle labbra di una delle protagoniste), e un uso del sangue “interessante” (cola, si disperde nell’acqua, è pioggia…). Strano, H2Odio è strano, lo ribadisco. E capisco che non tutto fili per il verso giusto (spesso le situazioni che si creano fra le ragazze non sono sempre “naturali” e alcuni dialoghi non sono scritti benissimo), ma questa “lesbostory” (attenzione anche ad un bacio!) resta assolutamente coraggiosa. Funzionale l’interessante colonna sonora, e funzionale anche il cammeo di Mauro Coruzzi (in arte Platinette, ma qui non en trasvesti) nei panni di uno psichiatra.
Da segnalare anche la bellissima locandina disegnata da Ana Bagayan, che inquadra in un’immagine arte contemporanea e il sapore contorto della pellicola.
Voto Carla: 7
Voto Gabriele: 6
Carmen
13 mag 2006 - 19:36 - #1Dopo aver visto il siero della vanità ho giurato che mai più avrei visto un film di questo regista!
Mac blog again
15 mag 2006 - 11:59 - #2H2Odio A dire il vero non so bene cosa scrivere per la tanto richiesta recensione di H2Odio.C’è da dire una cosa però, il film a me è piaciu…
kekkoz
15 mag 2006 - 12:41 - #3pur non odiando affatto infascelli, io invece l’ho trovato davvero orribile. ne ho scritto abbastanza, non ho altro da aggiungere.
NEXT SCREEN
15 mag 2006 - 16:06 - #4Steven Soderbergh distribuisce un film attraverso BitTorrent Mentre Bubble arriva anche in Italia, con risultati deludenti e senza distribuzione parallela in DVD e PayTV (almeno per ora) il regista di Ocean’s Eleven, Twelve e al lavoro sul 13 annuncia che distribuir
Carlo
18 mag 2006 - 16:19 - #5Premetto che ritengo Alex Infascelli un regista sicuramente dotato. Dopo la capitolazione anche di Eros Puglielli, che si è già spostato sulla fiction televisiva, occorre anche dire che Infascelli è rimasto uno degli ultimi alfieri del cinema italiano che si dedica al mistero e al thriller, se non addirittura l’ultimo. Fan di Dario Argento (sembra che frequentasse assiduamente il negozio “Profondo rosso” di Roma), Infascelli non si è mai posto come un arido e vuoto interprete di un cinema che ricalcasse gli stilemi dell’illustre predecessore, ma ha subito dato sfoggio, con “Almost Blu”, di una visionarietà a mio avviso degna di nota. Un erede di Argento, quindi, per i temi ricercati: un talento originale quanto alla personalizzazione degli argomenti. Puglielli, con “Occhi di cristallo”, ha molto più ricercato le atmosfere e le soluzioni argentiane, per intenderci.
Con buone speranze ho quindi atteso questo “H2Odio”, visto e considerato che anche “Il siero della vanità” sotto molti aspetti non mi era dispiaciuto.
Trovo invece che quest’ultimo lavoro non sia per niente riuscito. Al di là dei ritmi molto lenti e compassati, cui il pubblico non è quasi più abituato, ma che personalmente non rappresenterebbero un grosso problema, se questi tempi fossero figli di uno studio sulla suspense, trovo che la nota veramente stonata sia l’assoluto ABUSO di effettini in digitale che annullano il mordente dell’azione e strappano lo sbadiglio. Alcune riprese sono veramente eccellenti, per la posizione della macchina e per la ricerca di punti di vista originali ed estranianti (e anche in questo caso riaffiora la vecchia scuola argentiana, quella che nelle mirabolanti evoluzioni della macchina da presa aveva raggiunto con “Suspiria” il suo apice): ciò che diventa intollerabile è che si assiste ad una quantità fuori dal comune di dissolvenze incrociate, di effetti di luce, di ellissi temporali del racconto che trasformano quella che avrebbe potuto essere un’atmosfera onirica (e psichedelica) in un piccolo pasticcio privo di fascino e mistero. Ogni 5 o 6 secondi l’effettino viene sistemato lì a puntino: chi mastica appena appena i programmi di montaggio di video in digitale sa quante possibilità questi offrano, e sa anche, se ci si è cimentato come il sottoscritto, la miriade di effetti a disposizione, che sono in grado di rendere divertenti anche i filmini delle vacanze, ma che se abusati possono rendere anche questi ultimi assolutamente insopportabili.
Molto banalmente, questo è quanto rimprovero al buon Infascelli, che ancora vedo come una delle ultime speranze per il cinema italiano di portare avanti i fasti di una tradizione nata con Argento, che non si vorrebbe (almeno questa è la speranza degli appassionati) che con Argento finisca, visto e considerato che proprio quest’ultimo, ultimamente, sta mostrando un pochino la corda: non si può pensare di proporre su scala nazionale prodotti che contrastino le grandi produzioni d’oltreoceano, che ormai hanno appiattito un po’il gusto comune, proponendo prodotti così poco coinvolgenti sul piano della storia e così bislacchi su quelli della realizzazione visiva. Ci si gioca la credibilità, secondo me.
Ciò che Argento era riuscito in un modo meraviglioso a coniugare, in quei meravigliosi anni Settanta che avevano visto sbocciare il suo talento, era la visionarietà della sua tecnica registica con delle vicende coinvolgenti e appassionanti. Chi ci propone più ora quelle atmosfere, quella suspense, quei colpi di scena dei primi gialli argentiani? Nessuno (nemmeno Argento). Chi ci propone più quegli incubi ad occhi aperti, come quelli vissuti con “Suspiria” e “Inferno”, per citare solo un paio di titoli? La risposta è la stessa. Ebbene, la formula (forse irripetibile) consisteva comunque nell’abbinare grandi immagini a grandi suggestioni inconsce, mistero e ansia per la risoluzione dello stesso: paura e indagine, quindi; horror e thriller.
“H2Odio” non sembra presentare nessuna indagine sui tempi cinematografici, e sottolineo il verbo “sembrare” perchè con umiltà ammetto che potrei aver preso una cantonata. Ma l’unica direzione perseguita appare quello dell’effetto estraniante, della sensazione di vivere in un sogno, e tutto sommato l’obiettivo è raggiunto, siccome il risultato è veramente soporifero.
La recitazione degli attori poi è qualcosa di inverecondo, ma ho paura che questa sia una iattura che coinvolge chiunque si avvalga di un cast nostrano (Mandala Tayde non è italiana, ma recita in presa diretta con una claudicante dizione, funzionale magari ad un “Fuochi d’artificio” o “Santa Maradona”, dove deve far sorridere).
Insomma, la delusione è stata forte, per chi crede ancora molto nel cinema di casa nostra, nonostante sia ormai un fatto conclamato che realizzare un film è impresa proibitiva per chi non ha già un successo affermato o non si produce nei classici film natalizi, gli unici che -ahinoi- incassano. Di sicuro, se non ci si produce in uno sforzo consistente per trovare vicende veramente coinvolgenti da raccontare su grande schermo, allora possiamo chiudere baracca e burattini e continuare a vedere quei thrillerazzi e horrorazzi che ci arrivano dagli Stati Uniti e dall’Oriente, che però almeno hanno il pregio di tentare un coinvolgimento dello spettatore, non di bombardarlo con una serie di fotogrammi astrusi che, alla fine, sembrano solo tante gocce di sonnifero. Tutto sommato, lo spreco di effetti speciali megagalattici per realizzare mostri si può anche comprendere (anche non condividendo), ma un primo piano di 10 minuti, che dissolve 170 volte in mezzo ad altre 1000 “diapositive” (così sembra in “H2Odio”) credo che faccia perdere la pazienza anche al cinefilo più all’avanguardia.
Carlo
paola
22 mag 2006 - 14:11 - #6ciao
Federico
03 giu 2006 - 17:58 - #7Non critico nè la lentezza del ritmo nè la pessima qualità dei dialoghi, dal momento che le opinioni al riguardo possono essere del tutto soggettive.
La cosa davvero obbrobriosa è la pochezza che pervade quest’opera: le brevi frasi finali dicono molto di più dell’intero film, vuoto che più vuoto non si può.
Cordiali saluti
Abulafia
07 giu 2006 - 13:22 - #8Incredibile quest’ultima infascellata…pensare di poter gettare tanto impunemente del fumo negli occhi degli spettatori è un tipico gesto arrogante, a cui il Nostro alex è quanto mai avvezzo…ti rimando al mio blog per sapere meglio come la penso…
http://dogvilletown.blogspot.com
herry
06 set 2006 - 09:35 - #9è arte, la mano dell’artista calca il suo stile. a non tutti può piacere, come un quadro.. ma è pur sempre arte.
fra
17 set 2006 - 19:53 - #10e’ vero….a non tutti puo’ piacere!devo ammettere che all’inizio la storia andava 1 po’a rilento…e che qualche sbadiglio m’e’ pure scappato….ma alla fine non m sono per niente pentita di averlo visto,anzi,m’e’ piaciuto!la colonna sonora…e la tensione e l’angoscia che man mano crescono tenendo sull’attenti lo spettatore!la storia e’ originale e spesso nel cinema s’e’ parlato di “doppio” o “alterego” quindi non critico x niente il film….anzi…e’ interessante pr x il fatto che da’ da pensare, dato che niente e’ chiaro alla primo impatto!devo ammettere che qualche dubbio pero’ l’ho ancora..magari farmelo chiarire direttamente da Infascelli =)
Alessandro Frassanito
29 ott 2006 - 20:47 - #11Il film di Infascelli è inconsistente, banale, pretenzioso, con tutti i difetti del cortometraggio diluiti nel lungo. Il cinema italiano ha bisogno di uno scossone risolutivo!!
Lina Wertmuller contro Tarantino ma arriva Edvige
19 giu 2007 - 14:29 - #12[…] Voglio dire, se Quentin ha visto solo film come quelli di Boldi e De Sica o Tre metri sopra il cielo ci credo che si lamenta. Chissà se ha visto La Sconosciuta di Tornatore o Arrivederci, amore, ciao o H2Odio che possono anche non piacere ma, datemi atto, sono una ventata d’aria fresca in un cinema italiano che a volte ristagna nella sua ipocrisia e nel suo non-osare… […]