La Pecora Nera (Italia 2010, Drammatico) di Ascanio Celestini con Ascanio Celestini, Giorgio Tirabassi, Maya Sansa, Luisa De Santis, Barbara Valmorin.
Sono trentacinque ormai gli anni che Nicola ha passato in manicomio, che lui chiama “condominio di santi”. Ne è passato di tempo da quando è entrato da giovanissimo, e ne ha viste e vissute tante. Nella sua testa i ricordi, la realtà e la fantasia di mischiano, finché un giorno incontra il suo amore d’infanzia…
Per tre anni Ascanio Celestini ha intervistato persone rinchiuse in manicomio. Da quelle interviste è nato prima uno spettacolo teatrale che l’autore continua ancora oggi a portare in giro per l’Italia, poi un libro ed infine questo film che, a sorpresa sbaragliando Avati, è approdato in concorso al Lido.
Certo, c’è chi può pensare che ormai il progetto sia stato spremuto fino al midollo, ma La pecora nera acquista una sua identità anche su pellicola. Un’identità che il regista vuole rendere il più cinematografica possibile, lontano dalla letterarietà e della teatralità delle due diverse arti prima utilizzate per raccontare lo stesso materiale.

L’esperimento si può dire abbastanza riuscito, perché La pecora nera è un film che ha senza alcun dubbio dei difetti, ma anche un certo coraggio ed anche un certo stile. L’ho già detto in un’altra occasione, ma noto che i film in concorso quest’anno usano parecchio la voce-off, soprattutto dei loro protagonisti: forse questo è uno dei casi in cui non se ne poteva fare a meno, anche se di sicuro si poteva ridurre la sua presenza.
La voce-off di Nicola, interpretato benissimo dallo stesso Celestini, regala allo spettatore una fetta di mondo importante del protagonista, tra monologhi interiori lunghi, complessi e deliranti, e frasi che nel corso del film vengono ripetute più e più volte (”Come ti ho fatto ti disfo”, “Pio pio”…). E come le frasi, anche alcune situazioni tendono a ripetersi in un vortice sempre più serrato di “follia”.
Tra le cose più riuscite del film di Celestini c’è tutto quel che riguarda l’infanzia di Nicola, dalla vita in casa con la nonna che era vecchia non solo negli anni ‘60 ma sin dalla nascita, ai problemi d’amore con una compagna di scuola, fino all’incontro con una prostituta che i fratelli maggiori del protagonista si portano a casa. Il resto del film è scritto in modo meno doloroso e convincente, e così più che un’analisi del mondo del manicomio e di chi ci “vive” il film è più solido quando si sofferma sulla personalità di Nicola.
Tuttavia credo si possa dire che quello che non manca a La pecora nera sia una sincerità di fondo che nonostante tutto riesce a conquistare, anche se chi noterà troppo questa benedetta voce-off (si aprono le scommesse su quali saranno gli altri film in concorso ad usarla…) ed altri problemi in fase di scrittura avranno da ridire sul risultato globale. Ma per essere il primo italiano ad essere sceso in campo c’è da essere abbastanza soddisfatti.
Voto Gabriele: dal 6/7
Voto Federico: 7+
Voto Carla: 8
La pecora nera sarà nelle sale italiane dal 15 ottobre, qui trovate alcune foto e una clip.
drapocalypse
04 set 2010 - 11:04 - #1Non vedo l’ora.
Amo Ascanio Celestini.
amoryaablaine
04 set 2010 - 11:47 - #2non è male rimane però l’ impressione di star a guardare un audiolibro…
hugosss
04 set 2010 - 15:46 - #3onestamente non è stato un granchè….
..diciamo che improvvisarsi registi non è facile per nessuno, e ascanio celestini non fa eccezione
gio91
04 set 2010 - 15:49 - #4io amo ascanio celestini, ma forse il film non è il mezzo con cui si riesce ad esprimere meglio.
Andy77
05 set 2010 - 23:44 - #5film patetico
Lazorze
04 ott 2010 - 17:52 - #6Non sono d’accordo sulla voce over : non aggiunge nulla, anzi, distrae perchè così richiamante Ascanio, per cui diventa lui e non il film, lui con i suoi monologhi, lui con il suo stile. Trovo che il film abbia una storia che da sola si regge benissimo in modo autonomo e completo. Qualche difetto tecnico, qualche punto che poteva essere più calcato poeticamente, qualche altro da togliere perchè un po’ patetico, ma la storia c’è e regge. Lui, la sua voce over costante..alla fine è un piacere quando smette…alla fine però. Peccato, il cinema non è il teatro, il cinema non è parola, è immagine.
arche69
21 ott 2010 - 00:50 - #7le critiche vanno accettate quando hanno un senso ma nel caso del film di celestini le vostre non hanno nessun riscontro se non all interno del film stesso, vi invito a rivedere il film fino a capirlo nella sua interezza e profondita’ partendo dalla sceneggiatura di questo ottimo dipinto di una problematica sociale sempre attuale il tutto e’ accompagnato da una prorompente forza poetica ed a mio modesto avviso anche cinematografica.