Il Grinta (True Grit, Usa, 2010) di Ethan Coen, Joel Coen; con Jeff Bridges, Matt Damon, Josh Brolin, Hailee Steinfeld, Barry Pepper, Domhnall Gleeson, Elizabeth Marvel, Ed Corbin, Nicholas Sadler, Dakin Matthews, Paul Rae, Joe Stevens, Mary Anzalone, Brian Brown, Bruce Green, Mike Watson
Un western in mano ai fratelli Coen, ovvero un sogno per ogni cinefilo, diventato quest’anno finalmente realtà grazie all’incredibile remake de Il Grinta, vergognosamente dimenticato ai Golden Globes e successivamente candidato a 10 Premi Oscar. 42 anni dopo l’originale, che valse una statuetta a John Wayne, Joel ed Ethan hanno riportato in vita l’omonimo romanzo di Charles Portis, rimanendone maledettamente fedeli. Tre anni dopo il trionfo di Non è un Paese per Vecchi, i due leggendari fratelli sono ancora una volta riusciti nell’impresa di stupire, realizzando l’ennesimo capolavoro di una carriera che sembra non voler mai smettere di sorprendere.
Portandoci per mano nelle terre selvagge dell’Arkansas dell’800, i Coen dimenticano il film del 69, dando vita ad un inedito ‘True Grit’, straordinariamente fedele al romanzo, violento e avventuroso, mantenendo il loro inconfondibile tocco ‘ironico’, accompagnato da dialoghi taglienti come lame e pungenti come pallottole, affidati ad un cast semplicemente impeccabile.
Il primo western di una carriera ultra decennale. Da tempo i Coen sognavano di cimentarsi con il genere per antonomasia del cinema americano. Non è un paese per Vecchi ‘omaggiava’ il genere, raccontando la storia in un Texas contemporaneo, dipinto a tinte thriller, mentre Il Grinta trasuda polvere, speroni, fucili e impiccati come tradizione insegna. Mantenendo intatta la voce narrante del romanzo, Joel ed Ethan pennellano i lineamenti di una giovane protagonista, Mattie Ross, audace, temeraria, intelligente, paziente e saggia quattordicenne pronta a tutto pur di vendicare l’omicidio del padre. In un’epoca in cui le donne dovevano semplicemente stare in casa a pettinare le bambole la piccola Mattie si mette sulle tracce di un assassino al fianco di un burbero, vecchio, grasso ed ubriacone sceriffo, chiamato Il Grinta. Profumatamente pagato, a lui spetta il compito di trovare l’assassino del padre di Mattie, per una vendetta da onorare ad ogni costo.
Reinventare uno dei classici della letteratura americana del 900. Questo il compito affidato ai fratelli Coen nel (ri)portare in sala True Grit, romanzo a puntate uscito per la prima volta nel lontano 1968 sul Saturdat Evening Post. Raccontando la storia di una ragazza estremamente coraggiosa, attraverso uno humor cinico ed immediato, una serie di personaggi maledettamente individualisti e trattando tematiche squisitamente americane, True Grit raggiunse immediatamente la popolarità. Nel 1969 fu Henry Hathaway a renderlo cinematografico, modificandone i geni e accompagnando John Wayne al suo primo meritato Oscar. Certi di non voler fare un ‘remake’, Joel ed Ethan hanno semplicemente riletto Charles Portis, portando ‘realmente’ il suo scritto sul grande schermo.
Mantenendo intatte le caratteristiche che l’hanno reso celebre, i due fratelli hanno dipinto un magnifico affresco western, realizzando un film praticamente perfetto. Un film sull’amore di una figlia verso il padre, sulla forza dell’amicizia, sulla violenza di quell’America ancora divisa e sul necessario coraggio che chiunque, anche i più piccoli ed indifesi, dovevano avere per riuscire a sopravvivere. Trascinato dalla patriottica colonna sonora di Carter Burnwell, Il Grinta torna a far splendere un genere che ha fatto epoca, regalandoci dei protagonisti imperfetti, burberi e per questo affascinanti, grazie anche a degli attori in stato di grazia. Scoperta non si sa come e non si sa dove la stupefacente Hailee Steinfeld, eccentrica, diretta, risoluta e spavalda quattordicenne da brividi giustamente candidata all’Oscar come Migliore Attrice Non Protagonista, è Jeff Bridges a far dimenticare John Wayne, interpretando un Rooster Cogburn leggendario. Se l’Oscar a Colin Firth sembrava certo, dopo aver visto il Grinta di Bridges, stanco, appesantito, rude, alcolizzato, barcollante, furioso con il mondo, solo, sbiascicante e bastardo testardo dal cuore tenero, il dubbio si insinua, perché pareva impossibile vedere una prova ancora una volta magistrale 12 mesi dopo Crazy Heart, eppure è successo. Il Grinta di Bridges è fenomenale. Al fianco della ’strana coppia’ ecco poi comparire lui, un Matt Damon finalmente convincente, atipico e diverso da come l’abbiamo imparato a conoscere in sala, non più ‘Big Jim’ ma inimmaginabile Ranger maschilista e strafottente, con Josh Brolin chiamato ad una comparsata tanto veloce quanto riuscita.
A cavallo di un’America che contava ancora solo 38 Stati, i Coen ridanno così vita all’ultimo periodo della frontiera del West, ricostruendo minuziosamente scenografie ed abiti, incorniciati da una fantastica fotografia, calda come il fuoco che brucia alla luce delle stelle e grigia come la polvere da sparo che impazza nelle terre selvagge dell’Arkansas, dando vita ad un’epica pellicola, capace di coinvolgere ed emozionare. Superiore a Non è un Paese per Vecchi, forse alla pari con Fargo, Il Grinta è semplicemente l’ennesimo capolavoro di Ethan e Joel Coen.
Uscita in Sala: 18 febbraio
Qui il trailer italiano
Voto Federico: 8,5
Voto Gabriele: 9
Voto Simona: 8
mco
03 feb 2011 - 12:30 - #1@drapo
all’inizio sembrava già con l’oscar in tasca social network, adesso addirittura pare che oltre al discorso del re abbia più chance anche il grinta.
Secondo te ci potrebbe essere una divisione di premi Miglior film Discorso del re /miglior regia il grinta? (con social network cmq da non sottovalutare)?
soloparolesparse
03 feb 2011 - 12:35 - #2Il film è splendido, un western moderno affascinante e coinvolgente.
Non sono però riuscito a trovarci qualcosa che confermasse la firma dei Coen.
Qui la mia recensione http://www.soloparolesparse.com/2011/02/il-grinta-la-vendetta-secondo-i-coen/
mco
03 feb 2011 - 12:37 - #3magari poi ci sarà un outsider clamoroso come the fighter e il cigno nero che alla fine la spunta, ricordiamoci che hurt locker e crash non sembrava che avessero poche speranze e invece alla fine si sono portati a casa la statuetta più ambita.
In ogni caso la vittoria del miglior film è legata ai 5 film nominati per la regia, questo penso che sia sicuro al 100%
mr deeds
03 feb 2011 - 13:02 - #4apo siccome era il capolavoro dei coen li dai 8.5, non meritava di piu. non penso che bridges vinca di nuovo l’oscar, ormai è gia assegnato a firth, casomai l’oscar alla miglior attrice è tutto da giocare.
brusketta84
03 feb 2011 - 13:04 - #5Non sono un fan sfegatato dei Coen, ma perdersi questo film credo sia assolutamente riprovevole!
aldebaran85
03 feb 2011 - 13:17 - #6la pazzia degli americani: il 18 escono il grinta, il cigno nero, amore e altri rimedi e sono il numero 4 … -.-”
vincenzo
03 feb 2011 - 13:26 - #7Jeff merità un altro oscar!
mrbadguy
03 feb 2011 - 13:45 - #8Veramente The Hurt Locker era il favoritissimo l’anno scorso, solo le ormonose di Cameron credevano che Avatar l’avrebbe spuntata!
Comunque anche quest’anno ci sono parecchi bei film, sarebbe opportuno spartire i premi e non avere la solita cascata di 8 oscar su un unico film!
mco
03 feb 2011 - 13:58 - #9@mrbadguy
si magari 2-3 giorni prima, a me risulta che a 1 mese dall’oscar i favoriti erano Avatar e Bastardi senza gloria.
tanto per citare cineblog, nello stesso giorno dell’anno scorso pur sottolineando ottime chance indicava come obiettivamente quasi impossibile la vittoria al miglior film, dando invece piu chance alla regia:
http://www.cineblog.it/post/20878/lincredibile-caso-di-the-hurt-locker-pluricandidato-agli-oscar-2010
yuri!!
03 feb 2011 - 14:11 - #10bel western ben confezionato ma non è un capolavoro ne’ un film impeccabile. molto meglio l’originale…per quanto bridges sia bravo si sforza troppo di fare il duro sporco cattivo dall’animo gentile. a john wayne usciva semplicemente naturale.
non so quanto si meriti questa nomination, quando c’era ryan gosling in corsa…e non so quanto i coen si meritino la nom con un certo nolan in corsa…come sempre l’academy prende tutto il paccetto senza vedere il contenuto.
drapocalypse
03 feb 2011 - 14:19 - #11L’Oscar è di Firth, ma Bridges è stratosferico.
Un consiglio: da vedere assolutamente in lingua originale. Assolutamente.
lanius
03 feb 2011 - 15:11 - #12Mi ispira tantissimo questo film!!!
Deeo Kahn
03 feb 2011 - 15:43 - #13Visto anche io in lingua originale, e credo che 2 oscar possa portarseli a casa. La fotografia di Deakins su tutti.
Però miglior film no.
shinichi2
03 feb 2011 - 15:55 - #14quest’anno sono usciti tanti ottimi film! ieri guardando the millionaire mi sonno detto “diavolo, è un ottimo film ma fargli vincere 8 oscar è esagerato! si vede ke contro nn aveva grandi film?”
cmq paradossalmente da quando ho giocato al videogame red dead redemption mi sono avvicinato al genere western
gigabyte79
03 feb 2011 - 17:59 - #15@shinichi2
“The Milionaire” (film incredibilmente mediocre e sopravvalutato) aveva come competitor Benjamin Button, giusto per dire quanto sono stati fessi quelli dell’Academy quell’anno
deception
03 feb 2011 - 18:08 - #16il primo western dei coen? perché non è un paese per vecchi che era? un musical?
come hanno reso la parlata incomprensibile di bridges?
drapocalypse
03 feb 2011 - 18:21 - #17Non è un paese per vecchi era un thriller, contemporaneo.
Non un western.
A tinte western, ma non un western.
gi088
03 feb 2011 - 18:35 - #18Non è un paese per vecchi non è western. Lo stile casomai ricorda… Ma non lo è….
majister
03 feb 2011 - 18:43 - #19solo una cosa da dire
“Il primo western di una carriera ultra decennale. Da tempo i Coen sognavano di cimentarsi con il genere per antonomasia del cinema americano”
certo, ma senza la rivoluzione di Sergio Leone i Western non sarebbero quello che sono adesso.
andatevi a guardare un western anni 50, sono sgargianti, pacchiani, colorati, e soprattutto giusti.
ergo, non sono un western.
mitica è la scena nel 3° ritorno al futuro dove Doc del 1955 veste marty come i film western che facevano in quel momento e marty gli chiede se ha mai visto un western.
infatti poi torna indietro nel tempo ed è totalmente fuori luogo messo in quel modo.
holmes
03 feb 2011 - 18:48 - #20Quoto majister, Leone e Peckinpah sono i veri padri del western; non penso che l’originale con John Wayne possa essere un punto di riferimento, con tutto il rispetto.
Detto questo, io sono più che curioso di vederlo.
Se poi leggo che è addirittura superiore a “Non è un paese per vecchi”, mi domando come mai non sia arrivato al 9 pieno.
gi088
03 feb 2011 - 18:56 - #21Leone è molto più che il padre del western. Per me Leone, è il cinema moderno.
deception
03 feb 2011 - 19:49 - #22“Non è un paese per vecchi era un thriller, contemporaneo.
Non un western.”
non voglio polemizzare, ma mi sembra evidente che tu non abbia letto mccarthy
drapocalypse
03 feb 2011 - 21:09 - #23E a me sembra che tu non abbia mai visto la trasposizione dei Coen.
Qui si parla di questo.
Billboard
10 feb 2011 - 02:36 - #24Non è un paese per vecchi è un western. Allo stesso modo come lo è A History of Violence. Ma a parte questo, sì, Il Grinta va visto in originale (sia per il parlato di Jeff Bridges, su tutti, che per il lessico trascinato dei villain in generale). Non un capolavoro, ma un buon film di certo.
Danilo Bonardi
20 feb 2011 - 02:41 - #25Ci vuole del coraggio pr dare 9 al grinta…. davvero…
Matt Damon sembra un muppet, fa rimpiagere Chuck Norris come texas ranger, la ragazzina si eclissa nella seconda parte del film il che non sarebbe neanche un male visto che la prima parte è troppo lenta.
Le scene che ne fanno un film di genere non sono niente di stunning, carina la scena dell’interrogatorio nel capanno.
I tentativi di comici falliscono miseramente, salvo Grint che tira calci agli indiani.
Jeff Bridges è l’unico motivo per vedere questo film. Per il resto back to 1969.
hate
09 mar 2011 - 00:37 - #26Dopo aver visto il film posso dire che è giustissima la recensione….consigliata la visione pochi film girano con questo spessore….bless