I guardiani del destino (The Adjustment Bureau, USA 2010 - Thriller) di George Nolfi; con Matt Damon, Emily Blunt, Daniel Dae Kim, Terence Stamp, John Slattery, Anthony Mackie, David Alan Basche, Shohreh Aghdashloo, Michael Kelly, Anthony Ruivivar.
Sul punto di vincere un seggio al Senato degli Stati Uniti, il politico David Norris incontra la bellissima ballerina Elise Sellas. Ma proprio quando si rende conto di essersi innamorato di lei, misteriosi uomini cospirano per separarli. David scopre di avere contro gli agenti del destino stesso, gli uomini della Adjustment Bureau, che faranno tutto quanto in loro potere per impedire a David e Elise di stare insieme. Di fronte a forze schiaccianti, David deve decidere se lasciarla andare e ad accettare il percorso prestabilito che il fato ha scelto per lui o rischiare tutto e sfidare il destino per stare con lei.
C’hanno provato in tanti a portare Philip K. Dick al cinema. L’esempio più noto, e sicuramente più entusiasmante, è il Blade Runner di Scott. In mezzo ci sono stati anche Minority Report, Paycheck, Next. Confrontarsi con uno degli autori più seminali della letteratura di fantascienza non è facile, anche perché è l’essenza stessa della filosofia della opere di Dick ad essere unica, e nel corso delle sue opere si è rivelata multipla, quindi sfuggente. Ci riprova oggi George Nolfi, che esordisce alla regia dopo aver scritto film notevoli (il terzo capitolo della saga di Bourne) ed altri decisamente meno convincenti (il secondo Ocean’s).
Come accade spesso, anche Nolfi, unico sceneggiatore del suo film, opta per dei cambi alla base del racconto originale, in questo caso una short story scritta da Dick nel 1954. Lì dove c’era lo sfondo della Guerra Fredda oggi c’è la Manhattan odierna, lì dove il protagonista era un assicuratore oggi è un politico, ma soprattutto lì dove c’era una coppia sposata oggi c’è un uomo che lotta contro forze più forti di lui per iniziare una storia d’amore.

La questione di base è profondamente dickiana: siamo noi i padroni del nostro destino, oppure veniamo manipolati da forze invisibili? Nolfi asciuga molte riflessioni del panorama dickiano, ma arriva al nocciolo della questione su cui la fantascienza lavora in modo unico da anni e anni: ovvero l’uomo e la sua natura. E, sostanzialmente, racconta la nascita di una storia d’amore attraverso una persona disposta a tutto per essa.
Guardatelo prima o dopo il sottovalutato e frainteso Monsters, e capirete che dopotutto non sono due film molto diversi (solo a livello base: il film di Edwards è un piccolo miracolo nel panorama cinematografico odierno e non è un blockbuster): perché sono due boy-meets-girl che usano il genere per arrivare allo stesso punto. L’operazione di Nolfi è quindi a suo modo rispettosa non tanto verso l’autore, ma verso la fantascienza stessa.
Convince in questo modo l’uso dello spazio, soprattutto in una sequenza verso il finale. I “guardiani del destino” possono infatti passare attraverso le porte ritrovandosi in qualsiasi altro luogo, ed anche il protagonista ad un certo punto si ritroverà a poter usufruire di questa “facilità”, con esiti sorprendenti: il regista lavora bene su questo aspetto e si assicura una buona parte di spettacolo.
Quello che invece convince forse di meno nell’opera di Nolfi è proprio la caratterizzazione del team dell’Adjustment Bureau. Che ci sia parecchia ironia nelle opere di Dick è un dato di fatto, ma volendo portare questa ironia anche nel mondo di celluloide il regista rischia più volte di cadere nel ridicolo, con qualche “gag” che stona con l’atmosfera generale.
Ma soprattutto, quello che si nota man mano che il film procede è una prevedibilità di fondo che fa storcere il naso nella seconda parte, quando Nolfi invece era riuscito precedentemente a stuzzicare lo spettatore. Ma l’alchimia tra Matt Damon ed Emily Blunt funziona molto bene, si tifa per loro e i due assieme reggono la baracca anche nei momenti più forzati o banali. Con una nostra netta predilizione per lei, tra le attrici più magnetiche e brave (e sottovalutate) del panorama contemporaneo.
Voto Gabriele: 6
Voto Simona: 7+
Qui il trailer italiano.
Dal 17 giugno al cinema.
iOi
15 giu 2011 - 15:25 - #1Oltre ad essere magnetica, Emily Blunt è di una bellezza disarmante.
toni_acca
15 giu 2011 - 15:34 - #2Fa molto Fringe.
gi088
15 giu 2011 - 15:40 - #3comunque lo spot “inception incontra bourne” è na stron*ata coi fiocchi
danyele-world
15 giu 2011 - 16:00 - #4#2:
E smettetela con ’stra storia di “Fringe”, casomai è il contrario, dato che Philip K. Dick ha scritto questa storia negli anni ‘50, e da quanto ho visto nel trailer, l’Adjustment Bureau è rappresentata più o meno come nel romanzo (con gli ovvi accorgimenti del caso).
Spero che il film non mi deluda, il romanzo è uno dei miei preferiti di Philip K. Dick, e poi Emily Blunt mi piace un sacco.
chojin6667
15 giu 2011 - 19:27 - #5Se questo film valesse 6 allora Inception meriterebbe un 3.
carter
15 giu 2011 - 23:55 - #6Film che non cambierà la storia del cinema, ma che mi ha coinvolto per tutta la sua durata!
L’alchimia tra Damon e la Blunt funziona benissimo ed è credibile ed è la parte più importante, se lo spettatore non credesse alla loro storia il film cadrebbe immediatamente come un castello di carte!
Idea davvero intrigante, per me è un film consigliatissimo!
gabriele-c
16 giu 2011 - 00:17 - #7Assolutamente, i due tengono il film molto bene. Ripeto, soprattutto lei :)
Andry90
16 giu 2011 - 09:31 - #8Avete dimenticato “A Scanner Darkly”.
martalari
16 giu 2011 - 10:37 - #9IMPERDIBILEEEEE BELLO
gabriele-c
16 giu 2011 - 11:03 - #10@Andry: abbiamo citato solo alcuni esempi fra gli ultimi, ne mancano tantissimi…
gigabyte79
16 giu 2011 - 11:55 - #11La mancata nomination all’Oscar di Emily Blunt per “Il diavolo veste Prada” è ancora qui che grida vendetta!
Skynet_13
18 giu 2011 - 04:09 - #12@toni acca : si infatti gli osservatori ricordano molto i guardiani del destino…probabilmente entrambi hanno origine dal racconto di P.Dick
Anonimo codardo
19 giu 2011 - 12:41 - #13Lo andrò a vedere. Se non altro perché appassionato a Dick. Sui voti di cineblog aleggia ancora l’onta del 10 dato ad Avatar.
martina1990asr
07 lug 2011 - 08:47 - #14La trama senz’altro è originale ma la direzione un disastro. Il film scorre lento, forse troppo.. a tre quarti mi addormento sulla poltroncina. Ottimo cast peccato
mauro-lanari
19 ott 2011 - 06:52 - #15(In collaborazione con Orietta Anibaldi e Fabio Lanari) “The Adjustment Bureau”, l’esordio registico di George Nolfi, è una continua “transizione attraverso porte”, idea forse già presente nella ventina di pagine del racconto di Dick (”Adjustment Team”, “Squadra riparazioni”, del 1954), ma che comunque pone a proprio rimando basilare, ancora una volta, l’apologo “Davanti alla [porta della] legge” contenuto ne “Il processo” di Kafka (scritto nel 1914 e pubblicato postumo). Per fortuna Nolfi derubrica l’angelologia sull’esempio di “The Mothman Prophecies”: enti cosmici non così diversi da noi. E il nucleo del racconto è di rilievo assoluto: l’auspicio che il predeterministico destino della realtà fisica non sia antiprovvidenziale, bensì stia selezionando l’evento decisivo con cui il libero arbitrio diventi un falso problema poiché ci troveremmo auto/etero-vincolati a godere della massima felicità. È un argomento che trova ben poca trattazione e divulgazione nonostante andrebbe considerato d’importanza suprema. L’intreccio fra (pseudo)sci-fi, action movie e love story è accuratissimo: nessun effetto speciale in stile Scott senior, Verhoeven, Spielberg, Woo, Tamahori e altri hitech-maniaci (qui basta e avanza l’avere un cappello o il proteggersi vicino all’acqua, simboli del limite alla conoscenza predittiva e dell’eracliteo “panta rei” contrapposto al Piano nell’accezione di fatalistica immutabilità), la trama è movimentata quel tanto da non ridurre l’esistenza a psicologismo, l’amore è vissuto di coppia come scommessa sul valore aggiunto dell’interazione romantica ed erotica: rapporto sentimental/sessuale con risonanza superadditiva. Il cast difetta a causa d’un Matt Damon inquartatosi al punto che il film ironizza sul suo collo e per una Emily Blunt col physique du rôle adatto solo a personaggi negativi tipo in “Il diavolo veste Prada”. Ulteriore difetto è il tono narrativo scelto, troppo spesso da commedia leggera quasi per smorzare la drammaticità del tema affrontato. In ogni caso un’opera prima quantomai sottovalutata.
mauro-lanari
21 ott 2011 - 06:04 - #16Il film è tripartito secondo il modello utopico della sizigia (cf. voce e grafico su it.Wp): 1) amore complementare in cui le identità sessuali sono distinte e separate, diverse e “altre” fra di loro; dentro due toilette, prima lei insegna a lui il legame erotico con un bacio, poi lui insegna a lei la violenza come (presunta?) legittima difesa dei loro valori; nell’intermezzo, un brulicare di gonne più-che-mini, allusioni alla lap dance, rivalità e guerra fra i sessi con tanto di colpi bassi come nella gara della corsa a piedi; 2) amore gemellare dove le affinità elettive sono tali da consentire l’interscambiabilità dei ruoli; dinanzi alla porta del Bureau, e sovrastati dalla statua della Libertà, i due protagonisti si comportano all’unisono condividendo sia la porta vulvo-vaginal-uterina sia la statua fallica: insieme decidono di penetrare quell’Ingresso (e questa è la differenza determinante rispetto all’approccio kafkiano, fosse pure per motivi solo biografici); 3) amore superadditivo che oltrepassa, scardina, trascende vincoli e limiti dell’approccio precedente; la sessualità fin qui vissuta come amplesso dell’ascesa dello scalone sino al cielo dell’orgasmo, a tutt’oggi non produce alcuna novità effettiva; i due si sentono persi, si baciano e si dichiarano il loro reciproco amore da disperati condannati a morte, però ciò che manca a livello profilmico viene aggiunto a livello filmico da Nolfi con una carrellata avvolgente, circolare, fusionale, al cui termine nulla sarà più come prima. La coppia si troverà trasmutata in un’unità ulteriore rispetto alla somma delle singole parti. Non si dispone d’esperimenti reali o mentali che possano avvalorare simile tesi, che dunque rimane ancora da verificare. Fastidiosa l’assenza d’ogni allusione al problema parallelo, l’eventualità che un preciso e decisivo fenomeno locale possa avere conseguenze globali, il mic-mac dall’antropologico al cosmologico, il blochiano “experimentum hominis” come luogo critico dell’”experimentum mundi”.