Tomboy: la recensione e il trailer dal Los Angeles Film Festival 2011

tomboy_poster_1Tomboy (Tomboy - Francia, 2011 - Drammatico), 82 min., di Céline Sciamma con Zoé Héran, Malonn Levana, Jeanne Disson, Sophie Cattani, Mathieu Demy.

Laure (Zoé Héran) trasloca con la sua famiglia in un nuovo quartiere di Parigi. Vestita con dei jeans e una t-shirt e con i capelli corti, incontra una ragazzina del vicinato che la scambia per un maschio. Laure però non fa una piega e si presenta come Michael continuando a far finta di essere un ragazzino anche davanti a tutto il gruppo di nuovi amici. Quando costringe la sorella a reggerle il gioco, le cose prendono una strana direzione e la costringono a decidere tra l’identità di Laure/Michael.

Céline Sciamma alla seconda regia (dopo Water Lilies) si ripresenta con un dramma che esplora l’adolescenza l’identità sessuale. A tratti quasi tragicomica, la storia di Laure è raccontata da Sciamma in maniera molto francese, delicata e reale, con un tocco alla Truffaut.

Laure è trattata come una ragazza dalla sua famiglia ma quando si guarda allo specchio, si rende conto che il suo aspetto non è come quello delle altre ragazze. In fondo è quel tipo di bambina alla quale non piacerebbe truccarsi o fare danza classica, come la sua sorellina, che è il suo opposto e si veste sempre di rosa. Con i nuovi amici gioca a calcio, nuota nel fiume vicino casa, parla con Lisa, la sua “ragazza”.

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Una relazione molto platonica e concretizzata da un innocente bacio: la scena che sembra fare più scalpore non è quella del bacio però, ma quella in cui, una volta invitata a nuotare al fiume, Laure/Michael deve ricreare la forma del pene nel suo costume con un pezzo di das. Non c’è giudizio, ma l’innocenza dei bambini che stanno crescendo con tanti dubbi e incertezze, soprattutto sulla loro identità sessuale. Quando viene scoperta dalla madre ed è costretta ad indossare un vestito per provare a tutti di essere una femmina, Laure mostra una sensibilità per la quale non possiamo altro che compatire. Bellissimo il rapporto con la sorella che aggiunge un tocco di humour con le sue battute. Insieme ad uno studio psicologico che non è mai noioso, ci sono anche elementi divertenti, provocanti e un po' di suspence.

Zoe Heran è sicuramente un giovane talento francese del quale sentiremo parlare. E’ convincente come Michael, non esagera negli atteggiamenti da maschiaccio, e soprattutto più guardiamo il film e più vogliamo che la sua identità non venga scoperta. Tifiamo per lei/lui quando vince contro un maschietto del gruppo o quando gioca a calcio. Molte scene del film non hanno dialogo ma poco importa perché ci sono molti primi piani che parlano da soli.

Il film, girato con la Canon EOS 7D, ha una fotografia molto minimale ma piena di colori, soprattutto per gli esterni girati nei parchi intorno al condominio, e con sfondi interni molto piatti. Sicuramente un ottimo lavoro di Crystel Fournier per aver ricreato un gusto molto anni ’70. Il film, che è stato molto apprezzato all’ultimo Festival di Berlino, è uscito a metà aprile in Francia.

Voto Vanessa: 7
Voto Gabriele: 9

Il film non ha attualmente una data di uscita in Italia, ecco comunque di seguito il trailer in francese.

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