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Crash - Contatto fisico

Pubblicato: 04 ago 2006 da Gabriele C.

Commenti dei lettori


CRASH
di Paul Haggis; con Don Cheadle, Matt Dillon, Sandra Bullock, Jennifer Esposito, Thandie Newton, Ryan Phillippe, Brendan Fraser.

Ha lo stesso titolo del capolavoro di Cronenberg, ma è un film diverso anche se gli incidenti stradali sono ancora usati metaforicamente. Paul Haggis, al suo esordio da regista, si ridimostra innanzitutto un grande sceneggiatore, riconfermando l’idea che critica e pubblico avevano avuto di lui in Million dollar baby di Eastwood: con sapienza Haggis imposta la trama, composta da circa una decina di storie, in 36 ore, in cui i personaggi vivranno i loro conflitti e spesso si incroceranno. Con dolore. Crash è un film che parla di pregiudizi, di razzismo, di paura. Vale la pena parlare ancora di post-11 settembre come molta critica ha fatto? Direi di no, sarebbe come negare che questi pregiudizi contro un colore di pelle diversa non siano esistiti prima. Al massimo l’11 settembre li ha, se possibile, fatti crescere ancora di più.

In ogni caso Haggis con molta intelligenza tratta i suoi temi, e fra situazioni provocatorie e dialoghi azzeccati ci trasporta senza alcuna caduta di ritmo fra personalità vere e reali e dolori sinceri. Pare che gli stessi pregiudizi razziali dei bianchi e la stessa difficoltà per i neri di mettersi alla pari dei bianchi in una terra come l’America sia il vero scontro del film, il vero “crash”. Che, è ovvio, ne innesca molti altri a catena. Una serie di tamponamenti in cui i personaggi non ne possono che uscire demoliti, distrutti nell’animo, ma forse non ancora sconfitti: la speranza è l’ultima a morire. Ottimo cast, fra cui spicca sicuramente Matt Dillon col suo personaggio che vorremmo tanto odiare, e per il quale invece non possiamo che provare pietà; brava anche la Bullock, che personalmente non amo da impazzire, ma che invece offre una prova giustamente “stressata” e sconfitta; bravi anche tutti gli altri, e particolare attenzione anche per Ryan Phillippe che delinea un personaggio all’inizio comprensivo e idealista, e che poi si trova ad una situazione molto più grande di lui…

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3 commenti

Commenti dei lettori

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  • carmen

    04 ago 2006 - 11:46 - #1
    0 punti
    Up Down

    Film interessante ma anche un pò monotematico. Non credo che i neri in America si sveglino al mattino con l’ossessione di essere neri e i bianchi con l’ossessione di tenersi alla larga dai neri. Se così fosse sai che barba la vita! Insomma secondo me volendo mettere l’accento sui pregiudizi razziali si è esagerato.

  • Gianluca C.

    05 ago 2006 - 01:52 - #2
    0 punti
    Up Down

    carmen mi spiace deluderti (in quanto è una triste realtà), ma negli States è proprio così: i neri hanno il terrore dei bianchi e viceversa è il razzismo è profondamente radicato in entrambi, nonostante siamo oramai nel 2006. E la predominanza della ‘paura’ generale e non solo xenofoba negli States è all’ordine del giorno e il grande documentario Bowling a Columbine lo evidenzia bene. Da qui probabilmente nasce l’esigenza di idealizzare un film stupendo come Crash che tanto mi ha ricordato la regia corale (sia nel tema che nella tecnica) di Altman e di America oggi.

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    Up Down

    […] Ed è questo che accadrà nella vita di Hank Deerfield: da quando verrà a sapere della morte del figlio in condizioni misteriose, e deciderà di conseguenza di indagare, una serie di atroci verità e inquietanti fatti gli apriranno gli occhi per sempre. Punta in alto, Paul Haggis, con il suo Nella Valle di Elah. Dopo un manifesto corale anti-razzista, diviso tra disillusione e speranza come Crash, che ha alle spalle l’Oscar ma non ha convinto tutti, il bravissimo sceneggiatore di Clint Eastwood gira un film fortemente umano e politico. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ L’inizio è preoccupante: un insieme di bandiere americane -non a caso-, frasi razzistelle, momenti patriottici. Si storce il naso. Ma è tutto calcolato, perchè il fine di Haggis è di rovesciare questa America. Quell’America che manda i suoi soldati orgogliosamente in Iraq, facendo loro credere che l’ideale in questo caso è l’unica cosa da seguire, mentre vanno al macello, verso l’orrore. Non un film di guerra o sulla guerra, evidentemente, ma di profonda denuncia. La “parabola” di Hank Deerfield (un ottimo Tommy Lee Jones, rugoso e impeccabile), accompagnato dalla detective di polizia Emily Sanders (Charlize Theron), non si tira indietro nel mostrare orrori e inquietudini, a svelare misteri che tali non sono, ma oggi come oggi tutto questo non può fare che bene all’America stessa (non a caso molti hanno odiato il film). […]