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Da Venezia: due recensioni di The Black Dahlia

Pubblicato: 03 set 2006 da Gabriele C.

Commenti dei lettori



Tutti hanno dei segreti, e spesso e volentieri se vengono scoperti fanno grossi danni. Soprattutto a chi questi segreti li svela. Bucky Bleichert si troverà faccia a faccia a verità sempre più scomode, sempre più impressionanti, e tutto per cercare di capire chi ha ucciso questa attricetta che avrebbe voluto sfondare nel mondo del cinema, ed invece sarà ricordata al massimo da qualcuno per un filmino porno e da tutti come “la dalia nera” tagliata a metà e con un sorriso lunghissimo stampato in faccia con un coltello. Se ancora non fosse chiaro che De Palma ama giocare con la macchina da presa, eccovi allora “The Black Dahlia“: ancora rallenti, ancora piani sequenza (non lunghissimi, questo giro, nulla a che vedere con un inizio alla “Omicidio in diretta” ma qualcosa c’è), ancora una fotografia ricercata, musiche notturne da amare. E ambientazioni suggestive in pieno noir anni ‘50, che fanno da sfondo ad una storia malsana (però chi ha letto il libro parla già di tradimento e di minor sadismo) con due femme fatale sensualissime: la Johansson fuma una sigaretta ed è capogiro, la Swank (certo che dopo “Million Dollar Baby” vederla così… wow!) è una sorpresa per quanto riguarda questo lato dark ed erotico. Hartnett non è affatto male, ma spesso la sua voce è decisamente un po’ troppo calante… soprattutto quando si tratta della voce narrante, che è la sua: ma glielo si può perdonare.

De Palma riesce comunque a mantenere un buon ritmo, con scene di notevole tensione; ed è interessante notare come questa volta (non la prima) si conceda qualche sana incursione nell’horror puro, con morti ammazzati da urlo e assassini quasi argentiani (bellissima la figura tutta nera del killer con un cappello in testa e il coltello in mano), senza contare la visione della dalia nera tagliata a metà, verso la fine in una scena agghiacciante. Non c’è dubbio, quindi, che il regista di “Omicidio a luci rosse” rimescoli le carte in tavola della storia a suo modo per poter riprendere altri generi e registi che lo hanno sempre ispirato, per le sue solite note citazioni. Molte persone si sono lamentate di un’eccessiva complessità nella sceneggiatura, come se alla fine non tutti i nodi venissero chiaramente al pettine: ad una seconda visione probabilmente saranno accontentate.

Voto Gabriele: 8
Voto Natalie: 8

E questa, per par condicio, è la stroncatura di Michele, anche lui a Venezia:

5 ore di sonno e sveglia alle 8 per trovarsi con 50 metri di coda alle 9 di mattina la seconda proiezione di Black Dahlia di Brian de Palma. Non si incomincia affatto bene. Avendo letto la settimana scorsa il libro (nottate passate a leggere per finirlo prima di vedere il film) ero davvero curioso di vedere il suo adattamento su grande schermo. Il film  “liberamente” tratto dal libro di J. Ellroy che ha sua volta  tratto “liberamente” da un fatto di cronaca realmente accaduto a L.A. negli anni del dopo guerra: il brutale (e irrisolto) omicidio di Betty Short, la dalia nera appunto.
Per chi non ha visto il film e non ha letto il libro dir˜ solamente che nel film di DePalma l’assassino Al Pacino (non accreditato nel cast) che ad un certo punto sbuca dal niente e fredda col suo M60 la dalia nera gridando “Do yo wanna fuck with me? hee?….fuck with this!!”…adesso che sapete chi  l’assassino potreste pure considerare l’idea di risparmiare 7 euro e non andare a vedere il film al cinema. Se poi uno tiene conto del fatto che il film di DePalma  un mero riassuntaccio del libro (la parte messicana della storia non esiste) in cui fatti e personaggi vengono riarrangiati e modificati per soddisfare esigenze temporali (2 ore son pochine), allora può˜ direttamente investire i famosi 7 euro in qualcosa di più stimolante (in ordine: libro, alcool, droga, l’ultimo albo di casalinghe disinibite).
Parlando del film si tratta di un miscuglio Hardboiled “troppo pulito per essere tale”. Il libro  molto più “sudicio” e sporco… un vero hardboiled. Nel lavoro di DePalma i personaggi fanno da marionetta per una sceneggiatura mai intrigante e molto tirata via, con dialoghi scopiazzati qua e làˆ dal libro.
Il volume di Ellroy non saràˆ una miniera di spunti, ma qualcuno ne ha. Il film non si capisce dove voglia andare a parare. Il protagonista del libro  “l’ossessione del poliziotto per la Black Dahila”, nel film invece questo aspetto (forse il più interessante di tutto il libro) scompare. Inoltre non si capisce pure come mai De Palma non abbia fatto interpretare i due ruoli (la dalia e la sua sosia) alla stessa attrice (un altro spunto mancato)…
Gli attori pure… decisamente fuoriforma (l’unico un po’ più sornione e in parte è Aaron (con 2 “a”??? ma che nome è?) Eckhart. La Swank  è una bomba sexy decisamente conturbante mentre la Johanson e Hartnett sembrano abbastanza stoccafissati. Imbarazzante l’interpretazione della figura della madre del personaggio della Swank, che ci fa fare grandissime risate nella scena finale (decisamente patetica..)
Regia e musiche non mi hanno impressionato ma neppure disgustato…
Una occasione buttata via come i 7 euro di chi si aspetta di vedere un film di DePalma che non faccia rimpiangere Femme Fatale.

PS: sembra che durante le indagini svoltesi realmente per l’omicidio della black dahila sia stato addirittura incluso tra i sospetti nientepopodimeno che Orson Welles

Voto: *

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11 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di pentolaccia

    pentolaccia

    03 set 2006 - 13:19 - #1
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    riguardo alla seconda scheda il voto è in mereghettiano…. ergo uno su 4

    io cmq non mi sarei affidato a degli ubriacono per scrivere le schede!!

  • stefania

    06 set 2006 - 21:52 - #2
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    Michele…va bene criticare..ma almeno potevi risparmiarti di dire chi è l’assassino..

  • stefania

    06 set 2006 - 21:52 - #3
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    Michele…va bene criticare..ma almeno potevi risparmiarti di dire chi è l’assassino..

  • Profilo di giuseppe panella

    giuseppe panella

    08 set 2006 - 01:52 - #4
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    Femme fatale non era poi questo granché… poteva piacere solo ai depalmiani incalliti e ai segaioli cinéphiles…De Palma era il regista meno adatto per l’adattamento di quel grandissimo romanzo che è Dalia nera di Ellroy…

  • Profilo di Gabriele C.

    Gabriele C.

    10 set 2006 - 13:57 - #5
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    Beh, ma io sono un grandissimo segaiolo cinéphiles e dico che “Femme Fatale” è grande! Maaamma, ma “segaiolo cinéphiles” che cosa vuol dire, io sono ignorante…! ;)

  • Schermi di Qualità

    22 set 2006 - 14:54 - #6
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    The black Dahlia (2006) Un film di Brian De Palma. Con Josh Hartnett, Scarlett Johansson, Hilary Swank, Aaron Eckhart, Mia Kirshner, Graham Norris. Genere: Drammatico, colore, 120 minuti. Produzione USA 2006. The Black Dahlia racconta una storia di ossessione, amore, corruzione, avidità e…

  • raystorm

    30 set 2006 - 15:47 - #7
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    The Black Dhalia – La verità non ha sfumature
    Il caso della Dalia nera è il fatto di cronaca più scottante dell’anno (1947) a Hollywoodland, una ragazza di nome Elizabeth Short (Mia Kirshner) viene ritrovata morta con il copro diviso in due ed un taglio sul viso che le unisce la bocca alle orecchie. I due detective Bucky” Bleichert (Josh Hartnett) e Lee Blanchard (Aaron Eckhart), amici sempre in cerca di fama ed innamorati della stessa donna, decidono di investigare su questo omicidio. Tra corruzioni e doppie identità, i due si addentreranno in un territorio fatto di ombre, sguardi, innocenza e sogni infranti, fino a perdere completamente se stessi per capire cosa sta dietro alla Dhalia Nera. “The Black Dalia” segna il ritorno dopo quattro anni di Brian De Palma (Scarface) alla regia di un film, ma non solo, la pellicola in questione riporta al cinema il noir classico con tutti i canoni del genere ambientazione compresa. Le immagini che il regista ha imbastito per raccontare la storia morbosa della Dhalia Nera sono tutte leggermete sfocate, ovattate, ed immerse in una tonalità ocra che impasta tutto quello che si vede in maniera anomala, proprio come i protagonisti nel medesimo modo si mescolano tra loro, al contrario di alti suoi film l’immagine non è più la verità, tranne in alcune occasioni in cui il visivo ritorna ad essere il punto fermo su cui fare congetture sull’evoluzione della storia. Una pellicola anomala nelle immagini ma classica nella narrazione, non inventa nulla di nuovo, non apporta niente di innovativo al genere, ma ne segue i dettami imposti da grandi registi cinematismi con il noir prima di lui, tra cui Polanski con il suo “Chinatown” senza dimenticare Howard Hawks de “Il Grande sonno”. Come in una enciclopedia del genere la storia si sviluppa intricatissima tra dark lady inflessibbili e ricconi dal passato dubbio, icone classiche ma funzionali impreziosite dall’uso della macchina da presa fatto dal regista, che riesce ad essere perfettamente elegante anche nel dipingere una scena di passione torbida. Le donne sono il motore propulsivo del racconto, una viene uccisa e grazie alle altre che compaiono nella vita dei protagonisti, questi riusciranno a sbrogliare il bandolo della matassa e trovare la giusta redenzione. Sono sempre le donne a intorbidire ed a rendere frivolo il racconto, il personaggio interpretato da Hilary Swank carico dell’inadeguatezza di vivere ne è un esempio lampante, ma proprio il sesso femminile è il tallone d’Achille della pellicola. Purtroppo nel descriverlo De Palma molto spesso perde il ritmo restando affascinato dalle sue attrici, distruggendo in alcuni casi le personalità dei suoi protagonisti maschili, facendoli risultare in alcuni punti dei beoti in balia di qualcosa più grande di loro, insinuando nello spettatore un senso di noia sconfitto “solo” grazie ad una storia complessa e ben architettata che riesce a far sempre presa nei momenti di stanca, probabilmente anche per via del sapiente uso delle parti in bianco e nero, uniche dispensatrici di verità in un’epoca in cui i filmati non erano contraffabili, che ritraggono i pochi momenti di vita della ragazza assassinata. “The Black Dalia” è un film praticamente perfetto ma proprio in virtù di questa cura maniacale di ogni singola parte risulta impersonale, allo stesso tempo una grande prova di bravura del regista, ma anche uno sterile esercizio di stile. Una pellicola “mista”, un cinema che non esiste più, un genere dimenticato in quanto “classico”, un film frivolo come il sapore di una donna che vorrebbe essere la prima ma purtroppo non ci riesce, proprio come la Dhalia.

  • Dal 13 ottobre al cinema

    12 ott 2006 - 12:53 - #8
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    […] Weekend interessante per i cinefili. Chi non ha perso The Black Dahlia, Lady in the water, Scoop e Miami Vice (un po’ gli appuntamenti “obbligatori”, definiamoli così a prescindere dai risultati, per i cinefili incalliti che passano, anche giustamente, i weekends in sala), può accontentarsi di 5 film tutti di “richiamo”. Vediamo assieme quali sono. […]

  • cineblog

    21 mar 2007 - 01:18 - #9
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    […] […]

  • Venezia 64: fuori concorso

    26 lug 2007 - 16:16 - #10
    0 punti
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    […] Abbiamo visto grandi nomi nella sezione in concorso: De Palma (per il secondo anno consecutivo in competizione), Wes Anderson, Haynes, Branagh (l’altr’anno fuori concorso), Loach (due anni dopo la sua Palma d’Oro per Il vento che accarezza l’erba), Greenaway, Haggis, Ang Lee (due anni fa vinse con I segreti di Brokeback Mountain), Lee Kang Sheng (il “pupillo” di Tsai Ming-liang), e persino Takashi Miike. […]

  • Redacted: finalmente il trailer

    06 ott 2007 - 21:50 - #11
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    […] La verità è la prima vittima di guerra. Certo, altrimenti, una volta che veniamo a conoscenza della verità, quale sarebbe il valore della guerra e quale quello delle sue tragedie? Eccolo il nuovo De Palma, sacrosanto Leone d’Argento per la miglior regia a Venezia 64. Redacted conferma una cosa che forse non a tutti farà piacere, ma che è assolutamente vera e oggettiva: Brian De Palma è fra i registi americani più coraggiosi di sempre ed è fra i registi più importanti di sempre. E resta coerente alla sua idea di cinema: non è un caso che questo film arrivi dopo Femme Fatale e Black Dahlia, riflessioni sul cinema già di per loro. De Palma azzera tutto ciò che è stata la sua filmografia? Vero, ma a metà. Già l’uso del digitale è un campanello d’allarme. Ma col senno di poi, siamo sicuri che non ci sia ancora il suo stile? […]