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Flags of our fathers: gli eroi non esistono

Pubblicato: 12 nov 2006 da Gabriele C.

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Flags of our fathers (Flags of our fathers, USA, 2006) di Clint Eastwood; con Ryan Phillippe, Jesse Bradford, Adam Beach, Barry Pepper, Jamie Bell, Neal McDonough, Paul Walker, John Benjamin Hickey.

Sicuramente le illusioni, le cose che vorremmo fossero vere e gli autoconvincimenti che spesso ci facciamo, ci aiutano a vivere “meglio” e a tenere nascoste crude e dolorose verità. La foto scattata a Iwo Jima in cui sei soldati americani innalzano la bandiera americana è servita a far sì che la gente in America avesse fiducia in una guerra che a breve sarebbe finita, e servì a chi di dovere per accapparrare soldi. “Una foto può farci vincere o perdere una guerra”, quasi uno slogan. Anche se la verità riguardo a quella foto era così scomoda che doveva essere tenuta segreta. Solo tre soldati ritratti (John “Doc” Bradley, Ira Hayes e Renè Gagnon) erano sopravvissuti, e quei tre avrebbero dovuto lanciare un messaggio forte e chiaro agli Americani, un messaggio da eroi di guerra. Ma come continuare a fingere a se stessi e agli altri e come poter dimenticare certe cose e certi orrori?
Clint Eastwood dirige con questo primo capitolo del doppio film sulla battaglia di Iwo Jima un film complesso, in cui si fondono le scene belliche e gli orrori della guerra e il potere della politica che manomette e contorce le verità. Con un continuo uso del flashback, Eastwood fa rivivere ai suoi tre protagonisti molti episodi che li vedono protagonisti, tra il ricordo dei loro compagni per cui avrebbero dato la vita e le sanguinose battaglie. La fotografia annulla i colori e ci offre l’isola di Iwo Jima in toni grigi, cupi, e la tensione delle battaglie è esasperata dalla violenza che non risparmia nessuno. Dall’altra parte intanto c’è l’America che tenta in ogni modo di convincere la gente a sganciare soldi e che nasconde le sue verità, tra i bagliori dei fuochi d’artificio, i flash dei fotografi e gli applausi della folla che accoglie i tre eroi. Che poi sono eroi solo quando servono, tant’è che Ira Hayes non viene neanche accettato nei bar perchè indiano.

Raccontato dal punto di vista del figlio di Doc in cerca ci testimonianze per scrivere un libro su quelle vicende che il padre, in punto di morte, non ha mai voluto raccontargli, Flags of our fathers è duro e crudo, certamente non solo nella violenza e nei corpi martoriati (ed è vero che fa ancora più male quando Doc ritrova il cadavere di un grande amico, Iggy, decisamente mutilato, ma non ci viene fatto vedere), ma in ciò che dice. Gli eroi non esistono, e non sono esistiti in quella guerra fatta da ragazzi che magari combattevano anche per la loro Patria, ma combattevano soprattutto per i loro compagni. Ed è così che li vuole ricordare Doc: solo dei ragazzi, degli amici. E la scena finale offre quell’emozione che purtroppo gli ultimi minuti della pellicola, in un finale decisamente un po’ lungo e con un momento da tagliare (si vede lo zampino di Spielberg nel dialogo tra figlio e padre morente), non riescono a dare. Sono proprio certe scene, certi momenti in cui la retorica sembra prendere il sopravvento (soprattutto il finale) che forse fanno scordare la lucidità, la crudeltà e l’emozione che comunque nella pellicola ci sono. E la sensazione è un po’ quella di capolavoro mancato, e i capolavori di Eastwood, soprattutto Million Dollar Baby, restano nel cuore.

Voto Gabriele: 8
Voto Federico: 7

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11 commenti

Commenti dei lettori

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  • Red

    13 nov 2006 - 11:20 - #1
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    L’ho visto venerdì appena uscito. Il cinema era mezzo vuoto… non sarebbe successo per un film dei Vanzina. Comunque mi è piaciuto. Sono uscito dalla sala con un senso di pesantezza che penso fosse l’obiettivo del regista. Quindi direi, opera compiuta!

  • Steven

    13 nov 2006 - 12:36 - #2
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    un capolavoro che magari è rimasto incompiuto,ma che clpisce al cuore e scuote lo spetttore come pochissimi altri film: un capolavoro,compiuto,di emozioni.

  • Profilo di dr.apocalypse

    dr.apocalypse

    15 nov 2006 - 22:08 - #3
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    condivido il finale PESANTE, e quel dialogo con il padre morente lo avrei decisamente evitato…comunque si, MEZZO capolavoro,forse troppo ripetitivo nel dire SEMPRE la stssa cosa per 2ore e passa…per me da 7+,diciamo:D

  • cineblog

    30 nov 2006 - 02:44 - #4
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    […] […]

  • svevo

    03 dic 2006 - 14:18 - #5
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    ..solo chi non conosce eastwood può pensare che il finale sia spielberghiano e in più ha frainteso il film..le bandiere dei nostri padri, appunto quelli che si vedono e si sentono nella lunga coda dell’opera in pieno stile eastwood (forse non avete visto i ponti di madison county!)

  • Profilo di Gabriele C.

    Gabriele C.

    03 dic 2006 - 14:29 - #6
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    Qui si parla di un dialogo tra padre e figlio che non ha la stessa forza emotiva di Million Dollar Baby, si parla di qualcosa più vicino a Spielberg che non all’Eastwood che amiamo de Gli Spietati e Mystic River. Ma d’altronde si sa, nonostante abbia ripetuto in altri post che ho amato questo film (non sarà un dialogo che non mi è piaciuto a farmelo odiare, anche perchè l’ultimissima scena è degna) se non si è d’accordo con una recensione bisogna subito pensare male e innalzarsi, ma va bene così…

  • svevo

    03 dic 2006 - 16:03 - #7
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    ..io non ho pensato male, non so nemmeno cosa intendi, e di innalzarmi non ne ho proprio voglia…non ho criticato il fatto se ti sia piaciuto o meno, semplicemente ho tenuto a sottolineare quella che trovo una svista diffusa, e dalla recensione non mi sembra che si parli solo del dialogo tra padre e figlio “purtroppo gli ultimi minuti della pellicola, in un finale decisamente un po’ lungo e con un momento da tagliare (si vede lo zampino di Spielberg nel dialogo tra figlio e padre morente), non riescono a dare. Sono proprio certe scene, certi momenti in cui la retorica sembra prendere il sopravvento (soprattutto il finale)”…questo trovo sia sbagliato ma, ripeto, non parlo di gusto piuttosto credo che non apprezzare l’ultima parte vuol dire non appogiare l’intera operazione del film..e di nuovo mi ripeto, il finale con tanto di dialogo padre e figlio è puramente estwoodiano (al di là della riuscita).

  • […] Il National Board of Review, composto da 120 giornalisti e critici, ha stilato la propria classifica dei dieci film dell’anno: (in ordine alfabetico) Babel, Blood Diamond, The Departed, Il Diavolo Veste Prada, Flags Of Our Fathers, The History Boys, Letters From Iwo Jima, Little Miss Sunshine, Notes On A Scandal e The Painted Veil. […]

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    […] Quando i giovani soldati americani in Flags of our fathers scendevano dalle decine di navi sulle coste di Iwo Jima, vedevamo a malapena i soldati giapponesi nascosti nelle fosse, tra le rocce, tra i sassi. Ora, in Lettere da Iwo Jima, l’altra faccia della medaglia della stessa battaglia, vediamo i soldati americani piccoli piccoli che avanzano sulla spiaggia, mentre i giapponesi sono pronti a far fuoco. Già, la stessa battaglia, fondamentale per le sorti della Seconda Guerra Mondiale. C’è un tenente giapponese, che tra l’altro ha vissuto in America, umano e determinato, che ha in mente un piano strategico. C’è un campione olimpico di sport equestri, che ha appena comprato un cavallo in Italia e lo vede morire sotto i bombardamenti. E c’è un fornaio: a casa l’aspettano la moglie e la figlia, nata durante l’estate, che lui non ha mai visto. […]

  • […] Rubo una notizia pubblicata un po’ di tempo fa dall’amico Davide Piasentini di Castlerock, per segnalarvi un’uscita molto interessante. Il 25 luglio esce per la Warner Home Video il cofanetto a 3 dvd del dittico sulla guerra di Iwo Jima firmato Clint Eastwood, che comprende l’edizione speciale a due dischi di Flags of our Fathers e l’edizione semplice di Lettere da Iwo Jima. […]

  • […] Il cofanetto di Flags of our Fathers e Lettere da Iwo Jima Rubo una notizia pubblicata un po’ di tempo fa dall’amico Davide Piasentini di Castlerock, per segnalarvi un’uscita molto interessante. Il 25 luglio esce per la Warner Home Video il cofanetto a 3 dvd del dittico sulla guerra di Iwo Jima firmato Clint Eastwood, che comprende l’edizione speciale a due dischi di Flags of our Fathers e l’edizione semplice di Lettere da Iwo Jima. […]