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Teddy Bear: trailer e recensione dal Los Angeles Film Festival 2012

Un bodybuilder possente e muscoloso si destreggia tra una mamma gelosa e un rapporto timido con le donne

di vanessa
pubblicato 29 Giugno 2012 aggiornato 1 Agosto 2020 00:18

Teddy Bear non è la storia di nessun orsacchiotto, bensì quella di un uomo-orso, un uomo forse troppo grande fisicamente per essere visto come una persona normale. Il protagonista è Dennis, interpretato dal bodybuilder Kim Kold, che al di là del fisico super tatuato da mantenere perfetto per le competizioni di bodybuilding, è anche molto fragile emotivamente.

Dennis, all’età di 38 anni, vive ancora con la mamma alla periferia di Copenhagen e si divide tra il lavoro come security del Palazzo Reale e la partecipazione a campionati professionali di bodybuilding. Il suo cruccio? E’ single. Il film si apre proprio con l’incapacità di Dennis di comunicare con una donna, mentre è a cena con una bionda. Lunghi momenti di silenzio, poche parole ma un’introspezione fin da subito molto chiara.

Dennis è un uomo solo e l’unica della donna della sua vita è la madre, che lo controlla su ogni cosa che fa, tanto da entrare in bagno e usare la toilette mentre lui si fa la doccia. Quando Dennis va al matrimonio dello zio Bent, è proprio lui che gli suggerisce di andare a Pattaya, Thailandia, dove lui ha trovato la sua anima gemella.

Dennis inizia a programmare il suo viaggio e al momento della partenza, per sfuggire al controllo ossessivo della madre, le dice che sta andando in Germania per partecipare a dei campionati europei di bodybuilding. Una volta arrivato in Thailandia, Dennis incontra Scott, il contatto datogli dallo zio Bent, che gli presenta ben due donne che mettono a dura prova la timidezza di Dennis, visto il loro approccio troppo diretto.

Sembra che il nostro bodybuilder dal cuore tenero non riuscirà a superare il suo blocco se non entrando in una palestra locale dove riesce a “sfogarsi” allenandosi e dove conosce un suo ammiratore bodybuilder che lo inviterà a cena con amici la sera stessa. Proprio lì conosce Toi, una donna che sembra diversa da tutte le altre, la vedova del proprietario della palestra dove si è allenato il giorno stesso. Toi è la donna perfetta per Dennis quella che non cerca necessariamente il contatto fisico e sessuale, ma piuttosto un approccio più mentale. Il flirt tra i due è visibile da subito, cosi come la difficoltà di Dennis di concludere e comunicare le sue emozioni. Al suo ritorno in Danimarca, Dennis confessa alla madre la vera ragione del suo viaggio che sconvolge ancora di più l’equilibrio della casa. La madre spietata e gelosa gli chiede di interrompere immediatamente la sua relazione con Toi. Dennis approva ma in realtà sta programmando l’arrivo di Toi in Danimarca.

Il film altro non è che lo sviluppo del corto Dennis, girato nel 2007, dove già veniva studiata la complessità del personaggio di Dennis e la sua timidezza. Matthiesen riesce ad osservare in maniera molto semplice e profonda i personaggi che porta sullo schermo, e nonostante la freddezza scandinava, si bilanciano momenti comici con battute molto secche a momenti di silenzio molto espressivi.

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Dennis è rilassato quando è in palestra, il suo sorriso è meno teso (forse perchè il vero Kim Kold viene fuori), e quando cammina per le strade di Pattaya con dei Bermuda e una giacca elegante fatta da un sarto locale, attira ancora di più l’attenzione per il suo tentativo di essere elegante per delle donne che lo trovano già appetibile perchè europeo (quindi disposto a pagare per fare sesso).

La sua timidezza quando ogni donna cerca di sfiorarlo e toccarlo per strada, i suoi lunghi momenti di riflessione nella sua stanza d’albergo, il contrasto tra la sua enorme fisicità e quella delle donne thailandesi, mostrano un personaggio complesso ma allo stesso tempo molto umano. La macchina da presa e’ sempre delicata e mai troppo intrusiva.

I momenti di confronto tra Dennis e la madre non sono mai esasperati ma diventano quasi comici perchè mostrano un rapporto madre-figlio abnormale. Anche gli spazi in cui i personaggi interagiscono sembrano a volte metterli a disagio. La casa dove Dennis vive con la madre è fatta di corridoi e stanze piccole che danno bene l’impressione della prigionia, così come l’automobile di Dennis che è troppo piccola per lui. Ottima la interpretazione di Ingrid, una madre esasperata, gelosa e morbosa che con freddezza e cattiveria esprime il suo attaccamento per il figlio.

Matthiesen sicuramente riesce ad incuriosire il pubblico con un film emotivo ma semplice, dalla freddezza scandinava che si mescola bene con le immagini calde della Thailandia e che rivela le necessità di ogni personaggio. Sicuramente uno dei film migliori visti al Los Angeles Film Festival 2012.

Voto di Vanessa: 7
Voto di Gabriele: 7

Teddy Bear (Danimarca, 2011, Drammatico), 1h36m, regia di Mads Matthiesen con Kim Kold, Elsebeth Steentoft, Patrick Johnson, Allan Mogensen, Sukianya Suwan, David Winters, Lamaiporn Sangmanee Hougaard.