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L'ultimo Re di Scozia: un dignitoso mix tra romanzo e film sociale

Pubblicato: 26 feb 2007 da Gabriele C.

Commenti dei lettori

L’ultimo Re di Scozia (The Last King of Scotland, USA, 2006) di Kevin macdonald; con Forest Whitaker, James McAvoy, Kerry Washington, Gillian Anderson, Simon McBurney.

A poche ore dalla consegna degli Oscar, possiamo rinotare una curiosa situazione: che le nomination fossero un po’ sballate (oltre che, come sempre, un po’ sbagliate). Forest Whitaker la nomination se la meritava tutta, sia chiaro, e il premio ci sta anche, figurarsi… ma non di certo come attore protagonista! E se alla fine andiamo al di là della portentosa prestazione del gigante in questo caso inquietante e adattissimo al ruolo, anche per somiglianza fisica col vero Idi Amin, ci accorgiamo facilmente che il ruolo di protagonista nel film è di un’altra persona, che tra l’altro dà tutto meno che una brutta interpretazione.

Sto parlando di James McAvoy, giovanissimo attore inglese che in questo L’ultimo Re di Scozia dà alcune sfumature interessanti al suo personaggio di certo non originalissimo: un neo-laureato in medicina, il “solito” giovane bianco che parte per l’Africa in missione umanitaria e si scontra con un mondo diverso dal suo. Ma se all’inizio il neo-medico Nicholas è solo un bianco borghese che diventa quasi per puro caso il medico personale (e consigliere) del neo-Presidente dell’Uganda, assume col passare del tempo delle caratteristiche ombrose, che stanno tra la paura e l’incapibilità della situazione (lui stesso ammette ad un certo punto del film di sapere “un po’” cosa gli stia accadendo intorno: vede l’orrore, il sangue ma di sicuro non sa molte, troppe cose).

Il film sembra un po’ troppo romanzato, mescola il film d’intrattenimento al film sociale ma protende sicuramente verso il primo. Ma tiene bene il ritmo e ci dà la sensazione di spaesamento e paura (che cresce a livello esponenziale nella seconda parte) del giovane protagonista, e assesta un paio di sane botte violente che nel contesto non lasciano indifferenti. E’ ben diretto da Kevin McDonald e recitato benissimo dai due personaggi principali, e quindi il tutto è sicuramente molto godibile.

Voto Gabriele: 7

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5 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di andrea

    andrea

    27 feb 2007 - 14:40 - #1
    0 punti
    Up Down

    A me il film e’ piaciuto, come fa notare il recensore il film e’ molto dal punto di vista del protagonista, all’ inizio arriva bello contento di quello che fa, anche il suo rapporto con amin e’ felice, ignaro di tutto quello che sta succedendo intorno a se, poi man mano peggiora sempre piu’.

    Un film che ti tiene sveglio, cosa un po’ rara in questo periodo un po’ di stanca

  • […] Secondo Müller la Mostra, ormai al suo settantacinquesimo compleanno, deve guardare al futuro e così, per la prima volta, sceglie come film d’apertura l’opera di un giovane regista: “un film che la commissione di selezione ha reputato, all’unanimità, superiore addirittura per emozione e forza visiva ai grandi film di nomi molto confermati”. La sceneggiatura della pellicola è scritta da Christopher Hampton (Le relazioni pericolose), e vede protagonisti Keira Knightley, ancora una volta assieme al regista, e James McAvoy, bravissimo protagonista del recente L’ultimo Re di Scozia. […]

  • Profilo di mauro lanari

    mauro lanari

    21 ago 2007 - 23:31 - #3
    0 punti
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    Il più grosso quanto misconosciuto capolavoro nella storia del cinema, un’opera che affossa, finalmente, tutte le tesi del Kubrick sessantottino di “2001-Odissea nello spazio”. Olduvai/Olduway, la Rift Valley fra Kenia, Tanzania e appunto Uganda: “La culla di tutte le civiltà”, come afferma lo stesso Whitaker. Ma in 2 o 6 milioni di anni la Storia come processo paleoantropologico di ominazione non ha compiuto alcun vero passo avanti: sesso primordiale, ancestrale, SCIMMIESCO tanto quanto l’efferatezza della violenza (due scene a testa per ognuno di questi due concetti, quattro “ecce sub-homo” strepitosi). Ogni altra cosa, a cominciare dall’Eros e Thanatos empedoclei, è soltanto, nient’altro che l’abissale miraggio della nostra razionalizzazione (e ciò spiega la straordinaria scena simbolica con cui il film inizia).

  • Profilo di paolino

    paolino

    22 ago 2007 - 01:39 - #4
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    wow… dichiarazioni forti!

  • cineblog

    20 set 2007 - 16:38 - #5
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    […] […]