Still Life (Sanxia haoren, Cina / Hong Kong, 2006) di Jia Zhangke; con Han Sanming, Zhao Tao.
Disponibile a noleggio nelle videoteche da poco più di due settimane, l’ultimo Leone d’Oro a Venezia.
Pianosequenza: gente poverissima su una barca sullo Yangtze. La macchina da presa ci fa vedere il villaggio di Fenjie. Da più di dieci anni è in corso il progetto Tre Gole, e finirà nel 2009: la città sarà sommersa dalla formazione di un lago artificiale e da un’enorme diga. Conseguenze del processo, che ovviamente fa parte del progresso economico e industriale della Repubblica Popolare Cinese: lo spostamento di circa un milione di abitanti dalle decine di città scomparse.
Già, il costo del progresso. Inevitabile e doloroso. Still Life è sì un documentario, ma ci propone anche due storie inventate: quella del minatore Han Sanming in cerca dell’ex-moglie e della figlia che non vede da troppi anni, e quella dell’infermiera Shen Hong in cerca del marito. Lo sguardo del bravissimo Jia Zhang-ke sta tra il neorealismo e il magico tocco d’autore; ciò che ne esce fuori è il ritratto di un periodo, di un’umanità e di una condizione che commuove e lascia il segno.
Il ritmo decisamente lento e calmo della pellicola, costruito (siete avvisati) su molti e lunghi pianisequenza, ci offre l’opportunità di poter vedere una realtà lontana. E la fotografia, virata giustamente su colori azzurri e acquosi, lascia decisamente senza fiato. E in questa realtà un uomo e una donna cercano di ritrovare il loro passato.
Jia Zhang-ke ci fa pensare e riflettere proprio su questa voglia di tornare al passato, alla voglia di ritrovare la propria storia, che per quanto riguarda le città rase al suolo è la Storia. Han Sanming e Shen Hong diventano portavoci di migliaia di persone, la cui tradizione verrà, se non distrutta, almeno definitivamente cambiata. Per sempre. Ma almeno una delle due storie lascerà una dolcissima speranza, mentre l’altra farà cadere tutte le illusioni: il costo del progresso è doloroso, ma non possiamo rinunciarci.
Eppure a Venezia, dove fu il film sorpresa dell’ultima edizione e fu inserito in concorso, vincendo e sbaragliando la concorrenza, ci sono stati grossi e grassi sbadigli. Possibile che neanche il geniale e poetico edificio che prende il volo abbia svegliato i critici che poi, con grande sorpresa (come tutti, del resto), hanno appreso della vittoria di questo film anche al Lido paradossalmente sconosciuto? A chi vorrà addentrarsi adesso nella visione di questa pellicola lirica anche se realistica, tra documentario e finzione, consigliamo la massima attenzione, e si verrà ripagati davvero alla grande. Resta in testa, resta nel cuore, come il canto di un bambino.
Voto Gabriele: 8
Venezia 64: Orizzonti
26 lug 2007 - 17:02 - #1[…] Per quanto riguarda la sezione Orizzonti, tra nuove tendenze e sperimentalismo, la figura del leone anche quest’anno spetta ad Orizzonti Doc. Che ci presenta tre attesissimi documentari, di tre grandi autori. Il primo è il nuovo documentario di Jonathan Demme, Man from Plains (su Imdb He Comes in Peace) sul 39esimo Presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter. Il secondo è il documentario su Lou Reed, Berlin, diretto da Julian Schnabel, miglior regia all’ultimo Festival di Cannes con Le Scaphandre et le Papillon. Terzo grande nome in questa sezione, il nuovo documentario di Jia Zhangke, Wuyong (Useless), dopo la vittoria del Leone d’Oro del bellissimo Still Life l’anno scorso. Attenzione poi al film filippino di ben 480 minuti! L’anno scorso in questa sezione, ricordiamo, sono stati proiettati la sorpresa The U.S. vs. John Lennon e il film-fiume (ancora inedito, ma strepitoso) di 4 ore e passa su Katrina diretto da Spike Lee, When the leeves broke. […]
Venezia 64: quinto giorno di Gabriele
03 set 2007 - 18:52 - #2[…] Small Gods del belga Dimitri Karakatsanis (nella sezione Settimana della critica) narra la storia di un viaggio di tre persone (due ragazze e un ragazzo) che non si conoscono e imparano a farlo lungo il viaggio. Capiremo perchè viaggiano assieme e la loro psicologia grazie al racconto di una delle due ragazze, che si confida con uno psicologo, raccontando tutto ciò che le è successo, iniziando da un incidente in macchina che è costato la vita al figlioletto. Ecco un film decisamente “drogato”. Drogato nel ritmo, tranquillo e quasi sotto l’effetto di marjuana, ma comunque interessante; drogato nelle inquadrature e nel montaggio; drogato nella fotografia (un po’ furbetta, ma fa il suo effetto). Fra alti e bassi, lungo la pellicola, in più di un’occasione ci si chiede però se il regista ci è o ci fa: inserisce qualche simil-gag comica che però lascia un po’ l’amaro, anche perchè potevano non starci, e rischia il ridicolo in una scena. Ma il finale, decisamente triste, rimette tutto a posto. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ In realtà però il film più bello di oggi per il sottoscritto è stato San (Umbrella) del cinese Du Haibin, nella sezione Orizzonti Doc (che già con un film batte tutti gli Orizzonti “fiction”). Il film sembra essere nato quasi da una costola della parte più documentaristica dello scorso Leone d’Oro, il bellissimo Still Life di Jia Zhangke: ha il suo stesso sguardo, che lascia giudicare allo spettatore ma allo stesso tempo lo porta a farsi una ben determinata idea di ciò che sta guardando. E anche il tema ricorda Still Life: il doloroso passaggio del progresso lungo la tradizione, che ormai è mutata. Lo dimostrano tutti i giovani che si spostano dalle campagne per andare in città: lo scopo, quello di trovare un lavoro. Qualsiasi lavoro. Costruttori di ombrelli, lustrascarpe, e anche arruolarsi nell’esercito va bene piuttosto che fare una vita di stenti in campagna, dove nulla è sicuro e si potrebbe anche finire senza alcun soldo. Film dal tempo lento e non per tutti, è un’interessantissima riflessione di conseguenza anche sul futuro, e per noi occidentali una nuova occasione per continuare a scoprire una realtà lontana, ma non troppo. […]