E’ stato presentato oggi il programma della venticinquesima edizione del Torino Film Festival presieduta da Nanni Moretti. Sedici i film in concorso, più le altre sezioni e gustose anteprime nazionali: il programma conferma la vitalità del festival. Oltre alla retrospettive su Wim Wenders e John Cassavetes, ci sono i documentari, lo spazio per i film italiani, le sorprese e tutte le belle cose che rendono un festival grande e godibile.
Saltano subito all’occhio le sette grandi anteprime nazionali: quest’anno il festival è riuscito ad accaparrarsi l’ultimo Cronenberg, Eastern Promises, che sarà il film di chiusura (peccato comunque per questa collocazione), e l’atteso primo film inglese di Wong Kar-wai, My Blueberry Nights, già in concorso a Cannes 60. Ma ci sono anche Wayne Wang con A Thousand Years of Good Prayers (ma il regista è presente anche nella sezione fuori concorso con The Princess of Nebraska), Brad Silberling con 10 Items or Less con Morgan Freeman, Jon Poll con l’”anti-college movie” Charlie Bartlett con Robert Downey jr. nella parte dell’irascibile preside, Sam Garbarski con Irina Palm, e John Carney con Once, che racconta la storia di due personaggi senza nome con in comune la passione per la musica. Tra l’altro, fuori concorso c’è anche Alexandra di Sokurov: evviva.
Per quanto riguarda la sezione dei film in concorso, non c’è nessun film italiano. Una scelta che scatenerà sicuramente polemiche, tra chi continuerà a difendere una qualità che è sempre più ostica da trovare e chi sarà ben felice di sparare sulla croce rossa. Chi lo farà, evidentemente non si è reso conto che esiste la sezione Panorama italiano. Detto questo, dopo il salto andiamo a vedere cosa propone questa sezione competitiva. Che promette davvero molto bene.
Si parte con l’esordio da regista dell’attrice Sarah Polley (L’alba dei morti viventi, Non bussare alla mia porta) con Lontano da lei (Away from her), un mèlo della terza età da un racconto di Alice Munro; Eric Nazarian scrive e dirige la sua opera prima, The Blue Hour, con una storia corale di dolori e umanità, con Los Angeles come ambientazione; il malese Woo Ming Jin con The Elephant and the Sea guarda al cinema di Tsai Ming-liang, raccontando due storie parallele e silenzione; Garage di Lenny Abrahamson è una tragicommedia ambientata in una stazione di servizio; Heung-sik Park, vincitore a Torino nel ‘99 con il suo corto Ha-Roo, racconta in Gyeong-Ui-Seon (The Railroad) la storia d’amore tra una giovane assistente universitaria e un autista della metropolitana; Tony Ayres con The home song stories dà la possibilità a Joan Chen, dopo i due film in concorso a Venezia (Lust, Caution e The sun also rises) di farsi applaudire ancora una volta; Sherad Anthony Sanchez esordisce con Huling balyan ng buhi, che probabilmente sa già di ostico, con lampi di Weerasethakul e apparentemente senza una vera storia; Kunsten å tenke negativt (The art of negative thinking) del norvegese Bård Breien è una commedia nera esilarante con una gran colonna sonora che comprende brani, tra gli altri, di Johnny Cash e Nina Simone (hai detto poco…); Craig Gillespie (regista di Mr. Woodcock) prende con sè il bravo Ryan Gosling nella commedia Lars and the real girl; Lino di Jean-Luis Malesi racconta la storia di un cinquantenne che, dopo la morte della giovane donna amata, si trova con un bimbo di due anni sulle spalle, e con la voglia di trovare, a metà secolo di vita, il vero padre; Céline Sciamma esordisce con Naissance des pieuvres, un teen movie scritto e diretto per laurearsi, e che potrebbe portarle ancora più fortuna; Neandertal, diretto a quattro mani dai tedeschi Jan Christoph Glaser e Ingo Haeb, narra una storia di crescita, perdita e redenzione; l’australiano Matthew Saville, che ha lavorato per molte serie televisive, propone con Noise un giallo personalissimo che parte da un massacro su un treno, con un’unica superstite; Tamara Jenkins (L’altra faccia di Beverly Hills) racconta con The savages un’amara commedia familiare con due attori grandissimi come Laura Linney e Philip Seymour Hoffman; ultimo film in concorso è Vogelfrei, diviso in quattro parti (Infanzia, Adolescenza, Maturità e Vecchiaia) dirette da quattro registi diversi (Janis Kalejs, Janis Putnins, Gatis Smits e Anna Viduleja).
Di seguito i link del sito ufficiale riguardo tutte le sezioni:
Torino 25 (concorso)
Anteprime
Panorama italiano
Fuori concorso
Lo stato delle cose
La zona
Italiana.Doc
Italiana.Corti
L’amore degli inizi
John Cassavetes
Wim Wenders
Spazio Torino
Dr.Apocalypse
07 nov 2007 - 20:10 - #1c’era da aspettarselo da Nanni… nessun film italiano, polemiche a non finire, pubblicità gratuita… come sempre un genio!:p
cineblog
08 nov 2007 - 10:29 - #2[…] […]
Trunkshot
08 nov 2007 - 18:57 - #3mi sembra un programma di tutto rispetto… da roma dovrebbero imparare che non basta invitare due dive attempate per rendere un servizio al cinema!
artsblog
20 nov 2007 - 14:12 - #4[…] […]
Torino Film Festival 25: ai nastri di partenza
23 nov 2007 - 02:36 - #5[…] Ed eccolo qui, il Torino Film Festival di Nanni Moretti e di Emanuela Martini. E’ la venticinquesima edizione: c’è tanta attesa, ma anche qualche perplessità. Noi ovviamente iniziamo da queste (ma che cattivi che siamo…). Credo che il programma sia molto interessante, con nomi di richiamo nelle anteprime (Wong Kar-wai e Cronenberg su tutti), attesi film nella sezione fuori concorso (ad esempio il nuovo Sokurov, o l’atteso war-movie di Cedar) e un cartellone di rispetto per quanto riguarda la selezione ufficiale. Oltre alle varie retrospettive. […]
mauro-lanari
01 dic 2011 - 09:53 - #6(In collaborazione con Fabio Lanari)
1) L’universo/cosmo ha sfornato noi, suoi epifenomeni. Privilegiati o meno? Se sì, allora abbiamo la chance di retroagire su di esso: dal mac-mic al suo opposto, per anello o catena a feedback. Dal globale al locale e viceversa: il glocal nella doppia accezione del termine. 2) Restando nella nicchia dell’umanità come ente ed evento epifenomenicamente universal/cosmico privilegiati, allora il destino di tutta la realtà potrebbe dipendere dal nostro tipo d’esistenza. E in tale tipologia la vicenda cristiana potrebbe giocare un qualche ruolo significativo. Un’ipotetica teologia san(t)a potrebbe FORSE darsi da un circuito, FORSE virtuoso, fra cosmologia e antropologia: spuntano fuori le tre metafisiche speciali wolffiane, descritte pure in “Antichrist” e traduzione in filosofese dell’intera tri-quadripartizione della religiosità ebraico-cristiana. Andrebbe FORSE criticata anche l’eccessiva importanza data di norma solo all’autocoscienza o al suo contrario: lo psicosomatico riduzionisticamente condotto allo psicologismo e il somatopsichico all’organicismo medicalizzato. Bisognerebbe FORSE tentare l’azzardo d’un approccio più olistico: come macmic, così corporeomentale. Esistenzialisticamente, non è lecito privilegiare uno dei due poli, l’esperienza o la riflessione su di essa. In una delle sue molteplici varianti, lo yoga propone un olismo del genere, ma sempre ritualizzato e sempre per contemplatio mundi, così da entrare in armonia con una Realtà considerata esente da sgorbi e obbrobri. Film come “The Art Of Negative Thinking” (2006), esordio del norvegese Bård Breien, sono ancora costellati da tutte le suddette scissioni.