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Dal 30 novembre al cinema: Nella valle di Elah. Foto gallery

Pubblicato: 17 nov 2007 da Agata A.

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Nella valle di Elah (In the Valley of Elah)
Di Paul Haggis, con Tommy Lee Jones, Susan Sarandon, Charlize Theron.

Uscirà il 30 novembre nelle nostre sale il bellissimo film di Paul Haggis. E’ stato presentato a Venezia ricevendo un’accoglienza calorosa sia da parte del pubblico che della critica. Racconta di un padre (Tommy Lee Jones) che cerca il figlio tornato dall’Iraq e scomparso nel nulla.

Cineblog ha incontrato il Regista e Charlize Theron alla conferenza stampa di In the Valley of Elah a Venezia e ha già pubblicato il trailer e una serie di clip del film. Questo film è un urlo sommesso contro la guerra in Iraq e le conseguenze drammatiche, ma allo stesso tempo invisibili, che i reduci si portano dentro.

Un banale incidente può far scattare la molla per un atto violento e senza senso. Negli Usa non ha avuto successo. Sebbene il cinema si stia occupando sempre più spesso della guerra in Iraq, probabilmente il pubblico americano non è ancora pronto per affrontare il problema.

In the valley of Elah gallery
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Nella valle di Elah è un film sostenuto da una buona sceneggiatura e dalla interpretazione da Coppa Volpi di Tommy Lee Jones. In attesa di vederlo nelle sale italiane, ecco anche una gallery del film.
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1 commento

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  • Profilo di mauro-lanari

    mauro-lanari

    06 feb 2010 - 13:02 - #1
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    “Nella valle di Elah” la Sarandon frigna poiché la guerra le ha ammazzato i due figli. Mammina mia farcita di delirio d’onnipotenza, credevi forse d’aver procreato degl’immortali o una prole di cui avresti potuto decidere tu le modalità d’estinzione? Tzk. Lacrime di coccodrillo, la filmografia della Sarandon inizia e finisce con questo ruolo. La guerra ha principio da fecondazione e concepimento. “Così ogni giorno Golia scendeva nella valle per sfidare qualcuno, chiunque, ma nessuno se la sentiva, finché un giorno arrivò Davide e disse: combatto io contro di lui, allora il re fece indossare a Davide la sua armatura, ma era così grande…” “Perché l’ha lasciato combattere contro un gigante? Era solo un bambino…” “Non lo so tesoro…” Còre de mamma, la “struggle for life” non comincia da bambini ma sin dallo zigote stesso, e crepare in battaglia o con almeno 42 coltellate fino all’osso è con assoluta certezza meno doloroso di un’infinità d’agonie e calvari, ospedalieri e non. D’altronde firma Haggis, passato alla storia col suo film precedente, l’opera d’esordio “Crash – Contatto fisico” del 2004, che si pone sulla linea di “Magnolia” (P.T. Anderson, 1999) e “American Beauty” (Mendes, sempre 1999), dunque fra i principali esponenti dell’attuale e ormai decennale ondata di cinepolpettoni, anche eufemisticamente definiti film a mosaico: un delirante arzigogolamento narrativo per spacciare come prospettiva corale una miserabile carenza di contenuti, il sottovuoto spinto, la superficialità e il qualunquismo nell’affrontare ogni seria problematica esistenzialista. Qui, invece, Haggis ottiene il medesimo effetto usando la strategia diametralmente opposta, un minimalismo che esalta ogni singolo particolare. Ma permutando i fattori il risultato non cambia.