Irina Palm - Il talento di una donna inglese (Irina Palm, Belgio / Lussemburgo / Gran Bretagna / Germania / Francia, 2007) di Sam Garbarski; con Marianne Faithfull, Miki Manojlovic, Kevin Bishop, Slobhán Hewlett, Dorke Gryllus, Jenny Agutter.
E’ un film strano questo Irina Palm, prima in competizione a Berlino 57, dove è stato molto elogiato, e poi ben accolto all’anteprima italiana a Torino 25, presentato nei primi giorni di festival. E’ strano perché viaggia sempre su due registri senza grosse impennate, un po’ commedia, un po’ dramma. Ma è garbato e godibile quanto basta per farselo piacere.
Secondo lungometraggio del tedesco Sam Garbarski, il film riesce ad affrontare un argomento scabroso e drammatico con leggerezza, senza per questo rinunciare alla sua bella dose di riflessioni. E’ innanzitutto un film che sa prendersi i suoi tempi (forse a volte anche un po’ troppo), che non cerca la battuta facile quando non ce n’è bisogno, e anzi lascia in campo la sua protagonista spesso da sola, a muoversi smarrita per le strade di Soho, a sbarrare gli occhi incredula di fronte alle situazioni più assurde (la donna pensa che il mestiere di hostess in questo caso sia quello di semplice cameriera, mentre in realtà deve lavorare di mano su uomini sconosciuti).
Maggie, da tranquilla e pacata signora londinese, si ritrova a sacrificarsi segretamente e a diventare Irina Palm di punto in bianco: le sue mani, morbide e insuperabili, sono il massimo per gli uomini. E’ un compromesso a cui non si può e non si deve resistere: guadagnare al giorno un sacco di sterline, masturbando da un buco sulla parete gli uomini, per poter pagare il viaggio a Sydney al nipotino gravemente malato.
Eccolo, il dramma: ma la lacrima facile non c’è, il melenso non è di casa, e siamo per questo grati a Garbarski. Che sa lavorare su piccole cose, soprattutto giustamente la psicologia di Maggie e le sue reazioni di fronte ad una situazione nuova, anomala e paradossale: basti notare la scena in cui la donna porta al lavoro alcuni quadri di casa sua.
Sottolineato da una colonna sonora monotematica, una scelta pericolosa ma comprensibile al fine di una narrazione che non abbia mai furiose impennate, Irina Palm (sottotitolo stonato: Il talento di una donna inglese) è un bel film che avrà anche i suoi difetti, ma come tutti gli oggetti strani, non proprio ben identificabili ha di sicuro qualcosa d’intrigante. E se questo non basta, forse c’è l’interpretazione di Marianne Faithfull che regala un’interpretazione mai sopra le righe e ben dosata.
Voto Gabriele: 7
Monte
12 dic 2007 - 07:57 - #1Suddai, io l’ho adorato sto film. Sono rimasto impressionato da quanto gli inglesi riescano a non essere volgari trattando cose volgari no? Davvero lodevole! :D
Alfry
01 gen 2008 - 19:35 - #2Gran bel film!
grande1983
06 gen 2009 - 17:09 - #3Si ok! bello, gli inglesi sono bravi a trattare temi forti con leggerezza anche se in questo caso non sono inglesi ma la pellicola è gestita per lo più dai paesi bassi.
Però, non capisco perchè ogni film ormai per essere considerato eccezzionale e originale deve finire, anzi non finire, visto che si lasciano continuamente conclusioni “aperte”. Volete fare un film? E allora diteci come finisce o per lo meno, se volete lasciarlo aperto, non fatelo lasciando il tema principale, altrimenti il sacrificio di Irina rischia di non essere neanche giustificato anche se ha dato una grande prova d’amore per carità e si è “rimboccata le maniche” per prima! però dopo quasi due ore di visione, dopo che lei è costretta a lavorare come masturbatrice per aiutare il nipote in fin di vita, il pubblico (in questo caso) ha bisogno di avere un finale diverso anzichè spegnere la tv o allontanarsi dalla sala pensando al bacio con il datore di lavoro. Ha bisogno si aver un sostegno per questo grande sacrificio.
Troppo facile ormai non chiudere un film, prendetevi il rischio di fare una storia originale, bella e che abbia un inizio e una fine. Questà è la bravura vera!