L’amore che ho, il nuovo capolavoro di Licata che indaga il rapporto madre e figlia
Un rapporto madre – figlia da recuperare all’interno di una vita fatta di luci e di ombre, di cadute e di risalite. Di sorrisi, pianti e lacrime che provengono non solo dagli occhi ma dal cuore e, ancora più, andando maggiormente nel profondo dall’anima. Un’anima spaccata in mille pezzi e che chiede, a un certo
Un rapporto madre – figlia da recuperare all’interno di una vita fatta di luci e di ombre, di cadute e di risalite. Di sorrisi, pianti e lacrime che provengono non solo dagli occhi ma dal cuore e, ancora più, andando maggiormente nel profondo dall’anima. Un’anima spaccata in mille pezzi e che chiede, a un certo punto, di trovare un degno e salvifico ristoro. Ne sente, indubbiamente, l’urgenza prima di lasciare questo mondo, diventato sempre più un autentico Caos e nel quale è talvolta difficile riconoscersi.
È questo il punto cardine sul quale ruota la storia narrata nel piccolo capolavoro che è L’Amore Che Ho di Paolo Licata (regista e sceneggiatore particolarmente accorto e sensibile), che vede come grande protagonista la compianta Rosa Balistreri. Stiamo chiaramente parlano della strepitosa cantautrice e cantastorie italiana nata a Licata il 21 marzo del 1927 e scomparsa il 20 settembre del 1990 a Palermo.
A impersonarla negli ultimissimi anni della sua vita Lucia Sardo, mentre negli Anni’ 60 e 70 Donatella Finocchiaro. Da ragazza, negli Anni 40, ha il volto di Anita Pomario e, infine, da bambina della piccola e talentuosa Martina Ziami.

La durissima vita di Rosa Balistreri, tra successi, cadute e risalite
Rosa non ha indubbiamente avuto una vita facile: fin da bambina ha conosciuto le grandi difficoltà che si devono, volenti o nolenti, vivere costantemente sulla propria pelle quando si fa parte di una famiglia particolarmente umile. Nonostante ciò lei non manifesta fin da subito di possedere un carattere molto determinato e coraggioso.
Lavora nei campi con il padre, alzandosi dal letto quando ancora fa buio e la fatica fisica non la spaventa affatto. Nemmeno le piaghe sui piedi, curate la sera con amorevole cura dalla sua mamma, le procurano dolore. Lei sa che per sopravvivere dovrà compiere grandi sacrifici che, agli occhi di una bimba non altrettanto forte come lei, potrebbero risultare eccessivi.
A farle vibrare il cuore, nonostante il rapporto a tratti conflittuale con il paters familias, è Madre Musica e il suo forte desiderio di diventare anche lei una cantastorie. La prima, per l’esattezza, nella Storia, come, in effetti, sarà, aprendo così la strada ad altre tante donne che sognavano da tempo un segno di emancipazione assai evidente pure in codesta direzione.

Tania Bambaci, una straordinaria Angela
Duramente irrisa per questo suo sogno dai suoi compaesani, lei non mollerà la presa anche in seguito alle violenze psicologiche e fisiche subite dal marito, padre della sua unica figlia Angela, che nella finzione filmica vede le fattezze di una straordinaria Tania Bambaci. La donna, quarantenne negli Anni 90, fatica a ricostruire un rapporto sereno con quella madre famosa, conosciuta praticamente ovunque non solo per il suo talento musicale, ma anche per il suo immenso coraggio che la porta sempre e comunque a non avere i classici peli sulla lingua.
Non le perdona di averla lasciata sola quando, sia da bambina che da adolescente, aveva avuto bisogno di lei, di una mamma e non della grande artista della quale tutti parlavano e che andava in Radio e in TV. Lei voleva solo un suo abbraccio, una sua parola gentile, nonché un suo sguardo carico, se non proprio d’amore, almeno di sincero affetto.
Inoltre non riesce a comprendere la sua scelta di non averle mai fatto conoscere il padre. E ora che è grande, non riesce a dimenticare in un angolo polveroso queste sue mancanze, che le graffiano il cuore come spilli affilati e che, in taluni casi, le impediscono di dire veramente ciò che pensa e che, soprattutto, prova.
Riusciranno le due donne, nonostante le grandi e, apparenti, difficoltà, a trovare un punto d’incontro prima che Rosa chiuda definitivamente gli occhi? E, soprattutto Angela, diventata lei stessa madre, capirà le decisioni prese dalla sua in passato, anche per il suo bene?
I sentimenti e il ritmo del film
Sono decisamente tanti i sentimenti che si possono provare quando si segue con viva attenzione questa pellicola, decisamente poetica ma, nel contempo, vivida e sincera. Potremmo infatti parlare di rabbia e, per certi versi, di sconfitta quando assistiamo alle violenze che non solo Rosa ma anche sua sorella e sua figlia subiscono da quegli uomini che avevano promesso di amarle, proteggerle e rispettarle. O ancora si può respirare il vivo desiderio, diventato in seguito una vera e propria urgenza, di farcela nella vita e di uscire dagli schemi nonostante la durezza della vita e delle tante difficoltà da parte della grande cantastorie che tutti noi ricordiamo ancora oggi come tale.
Lo spettatore si troverà a combattere, con le unghie e con i denti, con Rosa per vederla realizzata come artista e come mamma felice e orgogliosa di Angela, che, però, anche diventata adulta fatica a riconoscerla come genitrice. Un film dunque dolceamaro, il cui ritmo scorre delicato, passando, con una certa disinvoltura dal passato ai tempi più recenti, senza però provocare alcuna confusione nella mente di chi lo segue.