Home Recensioni Anna, Monica Guerritore mostra il lato più autentico dell’attrice Premio Oscar: la verità dietro l’icona

Anna, Monica Guerritore mostra il lato più autentico dell’attrice Premio Oscar: la verità dietro l’icona

Anna, il biopic dedicato alla Magnani, sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma: Monica Guerritore mostra un lato inedito dell’attrice.

25 Settembre 2025 10:43

Fare un film su Anna Magnani diventa un’esigenza nel momento in cui il mito di Anna Magnani supera l’autenticità di una personalità sempre schietta e talvolta sopra le righe. Il rischio poteva essere di sprofondare nella retorica del semplice, ma doveroso, omaggio. Monica Guerritore – che ha scritto, diretto e interpretato questo film – però è voluta andare oltre.

Cosa manca a un’icona come la Magnani? Apparentemente nulla, ma appena si scava nel passato della donna e in una vita piena, come quella che l’interprete ha avuto, si scopre che le mancanze – soprattutto a livello emotivo – per la donna sono state tante. Anna Magnani incarna la genuinità nel senso più ampio e puro del termine: una donna difficile da collocare, perchè l’unica etichetta possibile se l’è attribuita da sola.

Monica Guerritore diventa Anna Magnani

Un’attrice che viene dal popolo, da quella Roma che l’ha portata in trionfo ma poi ha rischiato di gettarla via con il passare del tempo. Non appena certe prerogative non erano più indispensabili. Quella veridicità in ogni singola parola, anche urlata, rappresenta una boccata d’ossigeno e un atto di resistenza a una narrazione – sul suo passato e soprattutto su quel che avrebbe voluto per il futuro – quasi esasperante. Anna Magnani non era soltanto un personaggio: ha sempre voluto essere, innanzitutto, una persona. Una professionista che ha sempre messo in primo piano la resa e la reazione che il pubblico poteva (e doveva) avere riconoscendosi in lei.

Il siparietto più classico è quello che vuole l’interprete al cospetto di una truccatrice: “Togliamo le rughe?” – chiede quest’ultima – Anna Magnani risponde nell’unica maniera possibile: “Lo sai quanto c’ho messo a fammele venì?”. Una romanità ostentata come orgoglio e rappresentanza che diventa la lingua di tutti e mostra quanto Anna Magnani voleva (e per certi versi ha ottenuto) il placet della comunità. Il bene della città prima e del Paese poi, il pubblico era (e resta) la sua ragione di vita. Compromessi zero, sacrifici tanti e qualche boccone amaro di troppo.

L’omaggio alla Festa del Cinema di Roma

Monica Guerritore porta al cinema tutto questo, con la collaborazione di LuminaMGR che ha prodotto il girato, Masi Film e Media Flow con il supporto di Rai Cinema e Dea Film. Fondamentale anche il contributo del MIC, in particolare la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, oltre alla Notorious Pictures che ha curato la distribuzione. Nelle sale l’opera – che vede, tra gli altri, nel cast anche Tommaso Ragno (nella parte di Rossellini), Lucia Mascino e Beatrice Grannò nel ruolo della storica collaboratrice della Magnani, Roberto De Francesco ed Edoardo Purgatori – arriverà il prossimo 6 novembre dopo essere stata presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2025.

Monica Guerritore Anna Magnani
Monica Guerritore în una scena del film (Screenshot trailer YouTube) – CineBlog

Quello che si può sottolineare di questo lavoro è senz’altro la cura maniacale nel ricercare emozioni vere, specialmente nella resa (non solo dialettica) della Magnani. Monica Guerritore mostra la fragilità di una donna che sembrava infallibile e sicura, ma dentro aveva un terremoto emotivo con cui faceva i conti sistematicamente. Alla scrittura dell’opera ha collaborato anche il compianto giornalista Andrea Purgatori, esperto – fra le altre cose – anche in indagini biografiche.

Un tributo senza tempo

Anna ripesca nella cronaca, ma senza approfondire in maniera statica quel che la Magnani ha vissuto. Il film cerca di mettere in evidenza il lato più intimo e riservato dell’interprete. Si parte dal 1956, quando l’attrice vinse l’Oscar per La Rosa Tatuata e poi si prosegue verso un arco narrativo di quasi vent’anni che incarna lo sviluppo e l’epilogo di una parabola intensa che potrebbe risultare ancora tremendamente attuale.

Non è un film furbo, questo. Semmai assomiglia a un tributo garbato e rispettoso che vuole aggiungere un pizzico di realismo in più rispetto a quello che finora è stato detto, ipotizzato e bramato rispetto a una figura importante – e per certi versi ingombrante, come l’ha definita una certa stampa – come Anna Magnani. La quale, nonostante tutto, continua a essere un riferimento forse proprio per la maniera in cui ha sempre messo in primo piano le emozioni. Senza sconti, ma con quella responsabilità che resta – ancora oggi – il suo più grande insegnamento. In grado di dar vita a un patrimonio, cinematografico e non solo, da difendere a spada tratta.