Home Recensioni The Boys 5 è la serie più politica degli ultimi dieci anni. E non ve ne siete ancora accorti fino in fondo

The Boys 5 è la serie più politica degli ultimi dieci anni. E non ve ne siete ancora accorti fino in fondo

The Boys 5 è partita l’8 aprile 2026 su Prime Video con Patriota che governa l’America col terrore fascista, i Campi di libertà per i dissidenti e scene che anticipano la cronaca reale di 48 ore: Eric Kripke ha scritto una distopia che la realtà ha già superato.

18 Maggio 2026 08:30

C’è una frase di Eric Kripke, il creatore di The Boys, che racconta tutto quello che c’è da sapere sulla quinta e ultima stagione della serie. Intervistato da Polygon durante la messa in onda, Kripke ha detto: “Sono davvero stanco e stufo che il mondo rifletta lo show prima ancora che abbiamo la possibilità di realizzarlo. Apprezzo il marketing, ma voglio solo dire: per favore, dateci la possibilità di proporre un po’ di satira assurda prima di dimostrare che è più realistica di quanto avessimo mai previsto.” Era il commento all’ennesima coincidenza perturbante: nell’episodio tre della stagione 5, Patriota ha una visione di sé stesso come figura divina. Quarantotto ore prima della messa in onda, Donald Trump aveva pubblicato su Truth Social un’immagine generata con l’intelligenza artificiale in cui si raffigurava come Gesù. Il post è stato rimosso. La coincidenza è rimasta. The Boys 5 termina il 20 maggio 2026: otto episodi, nessun filtro.

Il punto di partenza: un’America fascista senza metafore

Le stagioni precedenti di The Boys lavoravano per allegorie. Patriota era il potere corrotto, la destra populista, l’America che ama i suoi mostri purché abbiano la bandiera stampata sul petto. Nella stagione 5, Kripke ha tolto l’allegoria. La sinossi ufficiale su Prime Video recita senza perifrasi: “Patriota controlla l’America ricorrendo al terrore fascista e imprigionando i dissidenti nei Campi di libertà.” Non è una metafora: è la descrizione esatta di quello che la serie mostra. I campi evocano le politiche di detenzione di massa che negli Stati Uniti del 2025-2026 sono diventate oggetto di dibattito reale, con il governo che ha espanso il sistema di detenzione degli immigrati e dei dissidenti politici. The Boys lo mette in scena con la brutalità visiva che le cronache non mostrano mai.

Kripke aveva detto già nel 2022 a Rolling Stone: “Patriota è sempre stato per me un alter ego di Trump.” Cinque anni dopo, quella dichiarazione non è più controversa, è semplicemente descrittiva. Nella stagione 5 non ci sono più codici da decifrare: Peter Thiel e la famiglia Obama vengono citati con nome e cognome, la manosfera e i podcaster redpill sono personaggi narrativi a tutti gli effetti, il pastore corrotto di una megachurch, Oh-Father, interpretato da Daveed Diggs, affianca Patriota nella costruzione di una nuova fede americana.

Il cast di The Boys 5 con Karl Urban (Butcher), Jack Quaid (Hughie) e Erin Moriarty (Starlight), i protagonisti della resistenza disperata nell'ultima stagione della serie di Eric Kripke
Il cast di The Boys 5 con Karl Urban (Butcher), Jack Quaid (Hughie) e Erin Moriarty (Starlight). © Prime Video

Come è scritta la stagione: prima delle elezioni, dopo Trump

Il dato più inquietante è quello temporale. Kripke ha spiegato che la quinta stagione è stata scritta prima delle elezioni presidenziali statunitensi del novembre 2024, nell’ipotesi di immaginare come sarebbe stata un’America che aveva “schivato il proiettile”. Le parole esatte: “Ci siamo assunti il compito di immaginare come sarebbe stata un’America autoritaria, nella speranza che il pubblico dicesse: abbiamo schivato un bel proiettile. Poi, sfortunatamente, quel proiettile lo abbiamo preso dritto in faccia.” Una serie scritta come distopia preventiva si è trasformata in qualcosa che assomiglia a un reportage.

Questo meccanismo non è nuovo per The Boys: già il finale della stagione 4 era stato quasi scartato da Amazon perché conteneva un tentativo di assassinio, scritto mesi prima dell’attentato reale alla vita di Trump nell’estate del 2024. La produzione aveva ricevuto pressioni per cambiare il titolo dell’episodio. La serie ha mantenuto la scena. La stagione 5 porta questo cortocircuito tra fiction e realtà al suo punto di massima tensione.

Patriota che diventa Dio: il villain più riuscito della TV contemporanea

Antony Starr interpreta Patriota da cinque stagioni con una performance che si è evoluta verso qualcosa di più sottile e più inquietante di qualsiasi villain classico. Nella stagione 5 il personaggio è convinto della propria divinità, oscillante tra il delirio assoluto e una fragilità patetica che lo rende ancora più pericoloso. È terrificante perché è anche patetico, e questa ambiguità, il fatto che il pubblico riesca a capire la sua logica interna pur rifiutandola, è ciò che lo distingue da qualsiasi antagonista di Marvel o DC. Kripke lo ha sintetizzato con una frase rimasta nell’immaginario della serie fin dalla prima stagione: “Patriota non fa paura perché è potente. Fa paura perché è debole.”

Dall’altra parte c’è la resistenza disperata di Butcher (Karl Urban), Hughie (Jack Quaid) e Annie/Starlight (Erin Moriarty), che all’inizio della stagione sono rinchiusi nei Campi di libertà insieme agli altri oppositori. Il piano di Butcher prevede lo sviluppo di un virus capace di uccidere tutti i supereroi, Patriota incluso: una soluzione estrema che pone una domanda morale reale su quanto si possa sacrificare in nome della libertà.

La satira come limite: quando la realtà è più veloce della finzione

La critica più acuta che viene mossa alla stagione 5 non è una critica alla sua qualità, ma alla sua condizione esistenziale. La serie ha sempre guadagnato impatto dalla distanza tra la follia che mostrava e il mondo reale: quella distanza si è quasi azzerata. Alcune scene pensate per essere provocatorie appaiono meno estreme di quanto siano, perché la cronaca le ha già superate. La storia di Starlight che proietta un video imbarazzante di Patriota a un raduno di patrioti, con la risposta immediata di media e propagandisti che lo bollano come deep fake dei marxisti, evoca con precisione quasi documentaristica episodi reali accaduti nella politica americana degli ultimi mesi. È satira, ma è anche quasi un copia-incolla.

Questo è il paradosso con cui The Boys 5 si confronta fino alla fine, e che Kripke riconosce esplicitamente: la serie più politicamente lucida degli ultimi dieci anni si trova nella posizione insolita di non riuscire più a esagerare abbastanza. “È davvero difficile superare questo mondo in quanto a satira”, ha detto. E la cosa più politica che The Boys possa fare adesso è continuare lo stesso, fino alla conclusione del 20 maggio 2026, con la speranza, come dice Kripke, che tra dieci anni si possa guardare indietro e dirsi: “Non mi ci ritrovo per niente. Il mio mondo funziona alla grande.”