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Tutti pazzi per Russell Crowe

Cronaca di una giornata da gladiatore, tra divismo, poco gossip e cinema

pubblicato 16 Giugno 2013 aggiornato 31 Luglio 2020 13:17


E’ innegabile. L’evento, già consumato e digerito al momento in cui si scrive, del Taormina Film Fest 2013 è stata la partecipazione del “gladiatore” Russell Crowe all’anteprima de “L’uomo d’acciaio”. Il tour promozionale del blockbuster firmato Zack Snyder e prodotto dalla stessa Warner che 35 anni fa aveva consegnato alla storia l’unico “man of steel” possibile (il “Superman” di Richard Donner) ha fatto leva su interpreti di qualità (Amy Adams, Michael Shannon), un illustre sconosciuto (l’immortal Henry Cavill) e una leggenda del cinema moderno (Crowe) in una apparizione lussuosa e di peso, quella del papà naturale di Kal-El.

Come già nel 1978, quando il compito di trainare il primo (e personalmente più amato) cinecomic della storia era stato affidato al monumento Marlon Brando, non protagonista che già nei titoli rischiava di oscurare l’astro nascente Reeves, la storia anche oggi si ripete e il Jor-El del gladiatore Crowe, conduce quasi divorando l’intera macchina promozionale legata a questa nuova visione di Superman. Un fatto che si intuiva già dal tenore della conferenza stampa tenutasi ieri al Palazzo dei Congressi del Taormina Film Fest: partecipazione blindata dei giornalisti, atmosfera elettrica nell’attesa che le poltrone sul palco venissero occupate dal ricco cast e una tensione palpabile fino all’arrivo (che poi era la prima apparizione pubblica su suolo siciliano) del non-protagonista.

All’annuncio dei primi nomi i giornalisti si spendono in applausi più contenuti, eppure gli artisti che giungono non sono mica “robetta”: Antje Traue era stata protagonista dello sci-fi “Pandorum” e Michael Shannon, sguardo allucinato da novello Malcom McDowell, aveva lasciato un segno evidente nel ruolo del figlio disturbato di “Revolutionary Road”. E poi ci sono una luminosa Amy Adams che dall’Andalasia di “Come d’incanto” fino alla moglie manipolatrice di “The Master” ha collezionato sfide e ruoli sempre più ambigui oltre a tre nomination all’Oscar e un accesso ufficiale allo star system.

Eppure, dopo l’ingresso di uno sportivo ed amichevole Zack Snyder, regista di “300” e “Watchmen”, i giornalisti non sembrano attendere che lui, Russell. E infatti al suo arrivo gli applausi, in una sala piena neanche la metà, non si fanno attendere e la conferenza stampa, tra qualche inconveniente tecnico e domande non tutte necessarie, viene incentrata essenzialmente su di lui. Di Crowe il pubblico dei giornalisti scruta reazioni e risate ma soprattutto ne studia il piglio, magari alla ricerca di qualche barlume di insofferenza che tradisca quella fama di stella schiva e un po’ irruente conquistata negli anni passati. Ma resteranno tutti delusi perché il Crowe presente non sembra essere quello descritto nei gossip o nelle cronache “grigie” del passato (l’incidente in una hall d’albergo).

Certo lui è “star” (proprio come nella canzone-simbolo del suo Javert nel canterino “Les miserables”) e questo non si po’ negare, né a questo ci si può (o ci si vuol) sottrarre. Nel tardo pomeriggio di Taormina non è difficile quindi vederlo incamminarsi speditamente lungo la Via del Corso, protetto da efficienti bodyguard, sorprendendo un po’ tutti con questa apparizione non annunciata e creando dietro di sé scompiglio, curiosità e un consistente cordone di fan. Lui, interessato più che altro a cercare un tranquillo ristorante sul belvedere dove cenare prima della serata al Teatro Antico, è perfettamente consapevole di questo suo status e questa è probabilmente l’unica apparizione davvero pubblica che viene concessa ai taorminesi. Il resto avviene qualche ora dopo nella cornice del Teatro Antico dove, tra gli applausi trionfali del pubblico (già galvanizzato da una clip che ripercorre i più importanti ruoli della sua carriera cinematografica con Massimo Decimo Meridio su tutti), il nostro gladiator regala ai presenti un breve discorso (preparato of course) dall’innegabile effetto “populistico”.

“Ho sempre provato per l’Italia un affetto profondo, anche prima di diventare un gladiatore (applausi), so che amate il cinema e sono sempre stato grato per la fedeltà (inciampa divertito sulla parola “fideltà”) del pubblico italiano. Tutto questo significa per me molto più di quanto possiate immaginare…Forza e onore!”. Innegabilmente questo Massimo sa davvero quali corde toccare per accendere la sua arena, sia essa quella del sovraeccitato Colosseo o quella di un più mite e cinefilo Teatro Antico di Taormina.

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