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Jenifer di Dario Argento

Direttamente dall’inviato speciale GabriArgento vi proponiamo una recensione esclusiva di Jenifer, l’ultimo lavoro di Dario Argento:Presentato in anteprima al Torino Film Festival, “Jenifer” di Dario Argento è il quarto episodio della serie tv americana ideata da Mick Garris “Masters of Horror”, tredici episodi girati da tredici maestri del genere in cui è lasciata al regista

di carla


Direttamente dall’inviato speciale GabriArgento vi proponiamo una recensione esclusiva di Jenifer, l’ultimo lavoro di Dario Argento:

Presentato in anteprima al Torino Film Festival, “Jenifer” di Dario
Argento è il quarto episodio della serie tv americana ideata da Mick
Garris “Masters of Horror”, tredici episodi girati da tredici maestri
del genere in cui è lasciata al regista la piena libertà del progetto.
Unica costrizione, come in un telefilm: la durata, che dev’essere di
circa -o poco meno- 60 minuti. “Ti piace Hitchcock?” non è ancora
uscito in Italia, quindi gli spettatori sono rimasti ancora legati
all’idea argentiana de “Il cartaio”, con la maggior parte del pubblico
ancora delusa: ma molto probabilmente i fan accaniti del regista
romano troveranno in “Jenifer” una piccola sorpresa.

Già, perchè “Jenifer” non è assolutamente un brutto film. La storia, presa da un
fumetto spagnolo, è quella di un poliziotto, Frank, che salva una
ragazza da un uomo che vorrebbe ucciderla, la porta al commissariato e
non riesce a sapere nulla di lei, solo il suo nome: Jenifer, per
l’appunto. La ragazza ha un corpo bellissimo, ma ha più di un problema
fisico: la sua faccia è totalmente deformata, con occhi nerissimi e un
ghigno perennemente stampato in faccia che lascia chiaramente
intravedere i suoi denti aguzzi; ed è anche muta. Non ha casa, non ha
nessuno. Quindi, almeno per una notte, Frank la ospiterà a casa sua, e
la porta durante la notte, quando oramai la moglie si è coricata e il
figlio si è isolato in camera sua col volume della musica altissimo.
Ovvia la reazione dei due il mattino seguente alla visione di un
“mostro” simile, che tanto richiama alla memoria il John Merrick del
lynchiano “The elephant man” (ma anche del bambino di “Phenomena”…).
Entrambi sono visti male dalle persone, ma Merrick, lo sappiamo, era
buonissimo e puro di cuore: la Jenifer di Argento invece si
trasformerà in una sirena capace non solo di attarre a sè gli uomini,
ma anche di uccidere nel più spietato dei modi… Questa in breve la
storia, già in partenza abbastanza inquietante ed affascinante per
come rilegge in fondo il mito delle sirene, di solito cattivissime ma
di una bellezza superlativa, che qui non c’è, se non nel corpo. Il che
rende ancora più inquietante il fatto che il nostro protagonista Frank
non solo sia sempre disposto a perdonarla e a darle una nuova
possibilità dopo ogni omicidio, ma che ci faccia l’amore per parecchie
volte durante la pellicola. Ecco, l’eros. Diciamo che “Jenifer” è il
film più erotico e sessuale della filmografia di Argento, questo è
palese: nemmeno “Tenebre” con le sue ossessioni sessuali e i suoi
corpi femminili spesso dilaniati nè il deludente “Il fantasma
dell’Opera”, che aveva più di una scena “brassiana”, arrivano a tanto.
Frank fa l’amore con la moglie, e durante il coito diventa
violentissimo mentre pensa a Jenifer e al suo viso; fa poi l’amore con
Jenifer prima in macchina, poi sul letto, poi seduto. E Jenifer appare
spesso e volentieri nuda, coi capelli lunghi e biondi che le tappano
l’orripilante viso e il corpo statuario in bella mostra. Tutto questo
eros, tutta questa sessualità già presente nel fumetto è resa bene da
Argento: è una sessualità per niente pornografica, ma inquietante,
preoccupante, a suo modo “estrema” e che spesso fa anche paura. E
“Jenifer” fa paura. In particolare una sequenza, bellissima, forse la
più bella del film (in fondo in ogni film di Argento, riuscito o meno
riuscito che sia, c’è sempre una sequenza da ricordare assolutamente),
in cui un ragazzino, dopo una delusione amorosa, si ritrova nel bosco,
vede la figura quasi “spirituale” di Jenifer di spalle avvolta in un
vestitino di seta bianca che ricorda molto quello di Susy in
“Suspiria” o di Jennifer in “Phenomena”, e, deciso a conoscerla, si
mette a inseguirla mentre questa s’inoltra ancora più nel bosco,
correndo e ridacchiando, facendo la sensuale; e il ragazzino non
finirà bene. In effetti può essere una sequenza in cui Argento si
autocita da “Il cartaio”, ovvero il totale in cui Muccino insegue la
prostituta in prossimità del Tevere. Ma è una sequenza che, come
quella, ha un fascino incredibile, resa ancora più forte dalla luce
della luna che filtra fra gli alberi e dalla musica del grande
Simonetti, che firma una colonna sonora colta e bellissima, che
riprende il Morricone dei thriller anni ’70 con la sua nenia
(funzionale nella grande main theme), l’elettronica tipica di
Simonetti e de “Il cartaio”, echi da Hitchcock e dalla serie “Venerdì
13”. Parliamo quindi dello stile: stiamo parlando di un film di un’ora
per la tv americana, girato in America sotto forma di telefilm; quindi
è chiaro che lo stile sia influenzato dal mondo un po’ patinato e
laccato del telefilm, ma Argento sa comunque inserirci del suo con
qualche inquadratura originale e particolare, un montaggio azzeccato e
una cura generale non indifferente. Non è il solito film argentiano:
non stiamo parlando del suo stile tipico, in particolare dello stile
perfetto dei suoi primi film fino agli anni ’80, nè quello in calando
degli ultimi film, ma di uno stile che comunque non dispiace, e rende
tutto godibilissimo. Ed è per questo che, nonostante gli applausi al
Festival di Torino, qualcuno ha detto “Non è un film strettamente
argentiano”: ma forse è solo un piccolo -e riuscito- esperimento. Nota
positiva che farà godere i fan: l’incredibile violenza del film, tra
mille corpi mutilati e grondandi letteralmente budella ovunque, e
sangue a iosa; è stato persino censurato in due scene, una in cui la
nostra Jenifer divora il pene di quel ragazzino che l’aveva rincorsa
nel bosco. E per dimostrare che “Jenifer” è tra i film assolutamente
più violenti di Argento, se non IL più violento, basti pensare che
neppure una piccola e graziosa bambina si salva… Da segnalare che
l’opera qui opinata è quella in versione originale, ossia parlata in
inglese, e c’è da dire che i dialoghi sono curati e non so comunque
quanto potranno rendere nella versione italiana: si spera che ci sia
la decenza di tradurli in modo perlomeno accettabile, e che il
doppiaggio non rovini tutta l’atmosfera che comunque è inquietante,
spaventosa e godibile.
Gabriele

(Sul sito Masters of Horror trovate il trailer di Jenifer….)