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Venezia 65: Shirin – Cry Me a River

Detto sinceramente? Una Mostra sottotono, almeno per ora. Alla seconda giornata abbiamo già tre film in concorso, e per quel che mi riguarda due su tre sono deludenti. Accanto a Jerichow, primo film in concorso, affonda anche Schroeder: peccato, poteva essere il cult di questa edizione. Ma, a sorpresa, delude non poco anche Kiarostami: il

29 Agosto 2008 12:32

shirin

Detto sinceramente? Una Mostra sottotono, almeno per ora. Alla seconda giornata abbiamo già tre film in concorso, e per quel che mi riguarda due su tre sono deludenti. Accanto a Jerichow, primo film in concorso, affonda anche Schroeder: peccato, poteva essere il cult di questa edizione. Ma, a sorpresa, delude non poco anche Kiarostami: il suo esperimento metacinematografico poteva andare bene per un corto…

Fuori concorso
Shirin, di Abbas Kiarostami

Bruno Fornara aveva definito Kiarostami come un “fondamentalista cinematografico”, in senso buono. Era l’anno di Dieci, discusso ma bellissimo film sperimentale dell’indiscusso maestro iraniano girato con due videocamere digitali all’interno di una macchina, guidata da una moderna donna iraniana che si confrontava con sei interlocutori diversi per dieci giri.

Scommetto che molti ridefinirebbero Kiarostami in quel modo, ma in senso negativo, dopo questo Shirin. C’è uno spettacolo teatrale di un poema persiano del 12° secolo: la macchina da presa però non inquadra lo spettacolo, bensì… il pubblico! Per tutti i 90 minuti della pellicola lo spettatore vedrà le reazioni del pubblico, formato da centoquattordici attrici iraniane, che guarda lo spettacolo.

Un’idea che, nel percorso teorico del regista, è coerente e geniale. Non sarebbe risultato però indigesto e un po’ irritante se fosse stato un corto: il risultato sarebbe stato splendido. Così c’è davvero il rischio che Shirin passi per un’opera presuntuosa che nulla aggiunge alla filmografia del maestro. Tra le attrici c’è anche Juliette Binoche. Plauso ai terribili sottotitoli che hanno fatto perdere il filo dei dialoghi dello spettacolo agli spettatori già insofferenti.

Heshang de aiqing (Cry Me a River), di Jia Zhang-Ke
Abbinato al secondo film sorpresa c’è questo corto di Jia, che dopo aver “tradito” Venezia per Cannes col suo nuovo 24 City ha deciso comunque di non far rimanere la Mostra a mani vuote. Visto che di corto si tratta, basti solo un breve accenno di trama: dopo alcuni anni gli studenti di una classe dove si imparava soprattutto a scrivere poesie si rincontrano per festeggiare il compleanno del loro professore. Al solito gran bella tecnica, gran bella fotografia e bella suggestione.

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