Venezia 65: Puccini e la fanciulla – Z32 – Zero Bridge

Fuori concorso – Puccini e la fanciulla, di Paolo Benvenuti e Paola Baroni Il rigore di Benvenuti può far storcere qualche naso, me ne rendo conto. C’è chi non aveva amato una certa “teatralità” in Segreti di stato, un ottimo film sugli intrighi degli intrighi del nostro paese e riflessione sulla Storia. Il suo nuovo

fanciulla del westFuori concorso –
Puccini e la fanciulla, di Paolo Benvenuti e Paola Baroni

Il rigore di Benvenuti può far storcere qualche naso, me ne rendo conto. C’è chi non aveva amato una certa “teatralità” in Segreti di stato, un ottimo film sugli intrighi degli intrighi del nostro paese e riflessione sulla Storia.

Il suo nuovo film, co-diretto con la Baroni, mette su pellicola le ricerche riguardo il suicidio della cameriera di Puccini avvenuto a Torre del Lago nel 1909, cercando di indagare sulla verità di quel gesto. Il film è dialogato pochissimo, ma ha una sua forza nelle inquadrature e nell’uso delle musiche (La fanciulla del west, composta da Puccini in quell’anno).

Ancora una volta, quindi, un intelligente film che si interroga anche sulla funzione del cinema per quanto riguarda la ricerca della verità. Ci si può annoiare, ma non si può dire che Benvenuti non sia unico nel panorama cinematografico italiano.

Orizzonti
Z32, di Avi Mograbi

Scrivere di questo film mi crea non poche difficoltà. E’ vero che il tema principale dovrebbe essere semplice da capire e analizzare (le conseguenze e la metabolizzazione dell’omicidio di una persona da parte di un soldato israeliano), ma è lo stile che fa sì che si debba andare cauti con Z32.

Si potrebbe pensare ad un mockumentary, ma è un documentario sul serio: ci sono sia confessioni ad hoc del soldato in questione con la ragazza a casa propria che interviste. L’incipit non fa pensare a nulla di buono, e il continuo intervenire del regista (interpretato dallo stesso Mograbi) con commenti cantati può sembrare didascalico e un po’ fastidioso. Si tratta tuttavia di un ragionamento personale sul modo di documentare e trattare la realtà. Forse da rivedere con più calma…

Zero Bridge, di Tariq Tapa
Un ragazzino che vive nel Kashmir vuole raccogliere soldi per poter andare all’estero e vivere una vita migliore, anche perché con lo zio adottivo non ha buonissimi rapporti. Per guadagnare qualcosa fa i compiti ai suoi compagni di scuola e si fa pagare. Un giorno conosce una ragazza più grande di lui e se ne innamora…

Si tratta di un piccolo film come tanti visti alla Mostra finora, girato ovviamente in digitale, che ha il sapore del neorealismo: è chiaro che l’urgenza del cinema più estraneo a noi (culturalmente parlando, anche per colpa della distribuzione) è quella di affrontare la realtà quotidiana. Il film non è leggerissimo, e soprattutto nella prima parte non regala nulla di nuovo allo spettatore. Ma alcuni momenti e un finale azzeccato che ha un amaro sapore di pessimismo lo rendono almeno interessante.

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