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Berlino 2013 – Don Jon’s Addiction: la recensione del film di Joseph Gordon-Levitt

L’attore americano Joseph Gordon-Levitt debutta alla regia nel mezzo della Berlinale con il film Don Jon’s Addiction. La pellicola affronta una questione contemporanea di certo rilievo per i giovani e che si può riassumere così: ”È la pornografia su internet meglio del sesso nella vita reale?”, si tratta di un quesito che pone spunti di riflessione interessanti.

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La risposta è ovviamente negativa, ma le strade per arrivarci potrebbero non essere scontate. Esiste un precedente illustre in cui lo spunto offre un risultato con cui è impossibile non confrontarsi ed è Shame , di Steve McQueen.

Ma l’attore di Lincoln che è anche autore del soggetto, attore protagonista e co-produttore della sua prima opera non sembra avere molte risposte interessanti. Ha alcune chiavi di lettura piuttosto banali che ribadisce continuamente durante i 90 minuti di durata del film con l’unico effetto di finire per dare sui nervi invece di convincere.

La presenza di Scarlett Johansson come oggetto del desidero, insieme a un ritmo piuttosto accelerato e qualche gag brillante potrebbe rendere il film un successo commerciale di settore per giovani in età di scuole superiori. Mentre l’apparizione di una sempre fantastica Julianne Moore, che offre un minimo interesse a un prodotto destinato ad annoiare, arriva troppo tardi per poter veramente tenere a galla la barca.

È la storia di Jon, soprannominato ”Don Jon” dai due stereotipati compagni di merenda per il fatto di essere in grado di portarsi a letto a colpo sicuro ”una ragazza da dieci” praticamente ogni fine settimana, dal club nel New Jersey in cui lavora come barista.

Jon però non prova soddisfazione nel sesso ”da posizione canonica”, con cui non riesce veramente a ”perdersi” così come quando si abbandona alla sua mano destra in compagnia di ”Pornhub”. Arriva a guardare dieci porno al giorno, un attività che ripete (letteralmente il film la ripete) fino allo sfinimento, intervallata da altrettanto ripetute messe in Chiesa ogni settimana, sedute di palestra in cui si allena a ritmo di ”Ave Maria” e pranzi a base di pasta asciutta e insalata in compagnia di una divertente famiglia italo-americana. L’arrivo di Barbara (Scarlett Johansson), personaggio a cui non è concesso di avere la minor sfaccettatura, nè il minor sviluppo psicologico, rompe l’equilibrio iniziale.

Tanto Jon come Barbara sono a loro modo unidirezionali. Jon lo è per la sua incapacità di pensare ad altro che alla propria soddisfazione sessuale, tanto da arrivare a mentire su temi futili. Barbara lo è nella misura in cui, come suggerisce la sorella di Jon verso la fine del film ”è una con la propria agenda a acui non interessa nulla che dall’altra parte ci sia Jonny o un’altra persona”.

L’incontro con Esther, una donna più matura che si presenta a Jon alle scuole serali in modo un po’ troppo invadente, finisce però per offrire a lui la possibilità di trovare spiegazioni e porre veramente fine tanto alla devastante dipendenza dal porno come al rapporto ottuso con la religione.

La fine appunto suggerisce davvero qualche riflessione di spessore sulle soluzioni al problema, ma il fatto è che fin dall’inizio il problema stesso viene trascurato dal regista, rendendo il tema della dipendenza qualcosa di comico su cui si può fare poco altro che ridere.

Recensione e Voto di Laura Lucchini: 5
Profilo Twitter: @NenaDarling

Don Jon’s Addiction (Usa 2013 – Commedia) di Joseph Gordon-Lewitt con Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johansson, Tony Danza, Julianne Moore, Rob Brown, Brie Larson, Italia Ricci, Lindsey Broad, Jeremy Luc, Antoinette Kalaj, Sarah Dumont, Amanda Perez, Sloane Avery, Tiffany Pulvino, Eva Mah.

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