Berlino 2013 - Gloria: la recensione del film di Sebastian Lelio

Alle otto di questa sera si sapranno a Berlino i nomi dei vincitori degli Orsi d'Oro e d'Argento, il festival continuerà domani le sue proiezioni nei cinema della Potsdamerplatz e di tutta la città, e poi l'intero circo della kermesse abbandonerà la città, ancora una volta, privando noi giornalisti che viviamo a Berlino delle poltrone comode e il calore accogliente del Berlinale Palast. È così ogni anno.

Ma torniamo a noi. In una edizione del festival piuttosto sottotono (non solo per la qualità dei film proiettati, ma per tutto l'insieme che si è svolto chiaramente sotto un imperativo di austerità) c'è un piccolo tesoro di film che ha tutte le carte in regola per vincere, o quantomeno per portarsi a casa il premio per la migliore attrice e altri orsi in palio.

Si tratta della tragicommedia cilena Gloria, del regista Sebastián Lelio. Lo dico io dal mio piccolo, ma è anche un'opinione diffusa tra i giornalisti che frequentano i corridoi al primo piano dell'hotel Hyatt, nella zona riservata alla stampa. E allo stesso modo la pensano i critici della rivista Screen, la pubblicazione che accompagna il festival.

Gloria, dunque, narra la storia dell'omonima protagonista, una donna sui sessant'anni che non si rassegna a gettare la spugna né ad accettare la sconfitta di una rassegnata vita solitaria che la vecchiaia sembra imporre alle sue coetanee. Ma sia chiaro da subito, non siamo di fronte a un personaggio patetico. La nostra protagonista ha un lavoro, appartiene alla borghesia illuminata della capitale cilena, si è divorziata tempo fa, ma mantiene una relazione affettuosa con i figli. L'unico grande disturbo alla sua vita quotidiana è un vicino schizofrenico che la priva a volte del meritato riposo.

Il film è una immersione del regista e del pubblico nella vita della protagonista interpretata dall'attrice Paulina García. Non è un personaggio autocompiaciuto, ha molto chiaro in testa cosa le piace fare e cosa no. Non rinuncia a notti danzanti in locali frequentati da gente della sua età, luoghi in cui, nel corso del film, maturerà tanto incontri sessuali soddisfacenti come amori turbolenti e complicati. E nonostante tutto, nonostante i mal di testa, i “day after” problematici e le esperienze negative, continuerà a ballare, fino alla fine.

Si capisce, osservando Gloria che si muove per la città con grandi occhiali rossi, che dietro al film c'è un ottimo studio del personaggio che convince e ottiene come risultato immedesimare il pubblico, maschile o femminile, giovane o vecchio, in quello che succede sullo schermo. Perché in fin dei conti si tratta di una storia semplice, ma anche di una metafora di vita applicabile e valida per tutti.

Ci sono stati altri film a tema “sesso nella terza età”, ricordo per esempio l'acclamato (in Germania) “Settimo cielo”, di Andreas Dresen. Ma Gloria è molto di più. Ed è un film tanto sorprendente nel tema come audace nella scelta di presentare scene di sesso esplicito tra persone non più in forma fisicamente (ed è un eufemismo). Il risultato, ancora una volta, non è neorealista né crudele, come potrebbe girarlo l'austriaco Ulrich Seidl. Lelio riesce a girarlo in modo autentico e credibile, comunicando la passione, anche quando si tratta di sesso anale.

Il tutto è condito con una serie di musiche kitsch, che provocano l'allegria nel pubblico: un applauso scatta nel bel mezzo del film (è raro), e quando sull'ultima scena Gloria balla appunto su “Gloria” di Umberto Tozzi, l'intera sala si alza in piedi a cantare la stessa canzone. Patetico? Sì, un po' sì, ma quando vi imbatterete in questa pellicola probabilmente vi ricrederete. Insomma esci dal cinema col sorriso sulle labbra e augurando alla protagonista, genialmente interpretata, altre avventure e altre passioni.

Voto e Recensione di Laura Lucchini: 9
Profilo Twitter: @NenaDarling

Gloria (Cile/Spagna 2013 - Drammatico - 110 minuti) di Sebastian Lelio con Paulina García, Sergio Hernández, Coca Guazzini, Antonia Santa María.

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