Berlino 2013 – An Episode in the life of an Iron Picker: la recensione e il trailer

Il film ha vinto l’Orso d’Argento della giuria e all’interprete principale Nazif Mujic.

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Chiunque abbia visto nella prima proiezione ufficiale Un episodio nella vita di un raccoglitore di ferro, film bosniaco del regista Danis Tanovic (che ha diretto anche l’indimenticabile No Man’s Land), ha avuto l’impressione di non trovarsi di fronte a un’opera minore. Nonostante si sapesse dall’inizio che il film è stato girato a costi bassissimi, in dieci giorni, senza sceneggiatura e senza attori professionisti.

Ieri la giuria internazionale della kermesse berlinese, presieduta dal cinese Wong Kar Wai ha confermato l’impressione consegnando a Tanovic l’Orso d’Argento per il gran premio della giuria, e all’interprete principale Nazif Mujic, nei panni di se stesso, il premio come miglior attore.

È la storia di Nazif appunto, padre di una famiglia rom che vive nelle montagne bosniache e nel momento in cui la cinepresa di Tanovic entra nella sua vita, è alle prese con un inverno glaciale. È una vita dura e povera, ma c’è un equilibrio iniziale e una felicità data dalla stabilità della famiglia. Nazif esce al mattino a fare legna e la porta a Senada, che nel frattempo si prende cura di due figlie piccole. Di lavoro, Nazif raccoglie ferro e metalli di scarto e li carica sul furgone di un vicino di casa per rivenderli a un rottamatore a una decina di km di distanza. Sulla via di ritorno si permettono un goccetto, ed è tutto lo svago che c’è nelle loro vite. Come è facile immaginare, Nazif vive alla giornata, dipende dal furgone del vicino e non sempre ha lavoro.

Nella seconda scena vediamo invece la vita di Senada, dopo che Nazif esce a cercare fortuna. Da casa si occupa di lavare la biancheria, pulire, preparare la cena e tenere a bada le bambine. A fine giornata, si sdraia sul divano. Sembra un gesto normale, dovuto alla stanchezza delle attività svolte durante il giorno, ma non lo è. Nazif, non appena arrivato a casa, se ne accorge. Senada non si sente bene, ha mal di pancia. La corsa notturna all’ospedale offre una spiegazione: ha avuto un aborto spontaneo, è necessaria un’operazione chirurgica per rimuovere il feto. Senada non ha un’assicurazione medica e Nazif non arriva nemmeno lontanamente a pensare di poter pagare il prezzo richiesto dai medici.

Il film è il viaggio della famiglia attraverso l’incubo e l’ottusità di un sistema medico che discrimina e affoga i deboli. È raccontato con certa maestria. Riesce ad avere un buon ritmo nonostante sia il filmato di una vita estremamente ripetitiva. Nella disgrazia e nella povertà, c’è però uno spiraglio di speranza dato dalla solidarietà e comprensione dei vicini. L’umanità di ciò che succede sullo schermo ti contagia e ti segue nei giorni successivi.

Personalmente, ho un solo problema con questo tipo di film. Mi chiedo cosa ne sarà della famiglia vera una volta finito il circo della Berlinale. Una volta passata la sbornia dell’euforia del premio, dubito che il bravissimo Nazif Mujic possa prendere la strada del cinema, tantomeno sua moglie Senada. Mi immagino che probabilmente la vita della famiglia continuerà uguale, lontano dalla telecamera. Danis Tanovic invece, riceverà ulteriore appoggio per fare film impegnati. È un meccanismo che mi sembra tanto discriminante come quello della sanità bosniaca sotto accusa nel film.

Voto e Recensione di Laura Lucchini: 7
Profilo Twitter: @NenaDarling

An Episode in the life of an Iron Picker (Epizoda u životu beraca željeza – Francia, Slovenia 2013 – Drammatico – 75 minuti) di Danis Tanovic con Nazif Mujic, Senada Alimanovic, Semsa Mujic, Sandra Mujic.

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