Martyrs - di Pascal Laugier: recensione in anteprima

Martyrs - di Pascal Laugier: recensione in anteprimaMartyrs (Martyrs, Francia / Canada, 2008) di Pascal Laugier; con Morjana Alaoui, Mylène Jampanoï, Catherine Bégin, Robert Toupin, Patricia Tulasne, Juliette Gosselin, Xavier Dolan-Tadros, Isabelle Chasse, Emilie Miskdjian, Mike Chute.

Lo amarete o lo odierete, mettetevi il cuore in pace sin da subito. Quasi sicuramente non ci sarà modo di avere le reazioni già avute con altri torture movies, in un periodo che verrà ricordato anche per un'ondata francese che ha tentato nel suo di dire qualcosa su un (sotto)genere smembrando personaggi e barriere.

Niente divertimento pur con un finale da denuncia (Alta tensione), niente debole sottotraccia politica per un film che ne avrebbe potuto fare anche a meno (Frontiers), e niente domande sul fatto se lo splatter sia involontariamente grottesco o meno (Inside). E non c'è neanche da stare in tensione per tutto il tempo fino ad una spiegazione finale deludente (Them).

Con Martyrs, volenti o nolenti, si va oltre. Già la struttura è un segno di distacco rispetto ai "colleghi" conterranei: il film di Pascal Laugier non segue una sua linea coerente, e si divide in tre. Tre momenti nettamente staccati, diversi. E, di conseguenza, le reazioni saranno tante durante la pellicola, contrastanti e probabilmente diverse. Si giungerà alla fine segnati, irritati o disgustati. Comunque vada, sorpresi per aver visto qualcosa che si pensava forse diverso.

Infatti Martyrs, ad esempio, non è il film più violento della storia come qualcuno ha strillato: per tornare al gruppetto già citato, Inside, piaccia o meno, è decisamente più estremo. Ma nel film di Laugier tira un'arietta di angoscia malata e perversa che non ci si poteva aspettare. Non è un caso che nella liberissima Francia abbia riaperto il dibattito sulla censura, con una commissione che ha votato per il massimo del divieto, facendo coalizzare di conseguenza i registi di genere in un gruppo denominato "Venerdì 13" per protestare sulla scelta...

Una reazione del genere, sia ben chiaro, non può averla scatenata un film che è un "semplice" torture movie o, come lo si ama definire, torture porn. C'è senza ombra di dubbio qualcosa che lo rende pericoloso e sicuramente fraintendibile. Non è ancora certo un caso che, dopo una prima parte più da violenta "ghost-story", il tutto sfoci in qualcosa che definire "misticheggiante" è poco.

La scelta ha fatto discutere, tant'è che ad aver diretto un film che si conclude con un'immagine così vicina a La passione di Giovanna D'Arco è un regista che si definisce laico. L'intenzione di Laugier, tuttavia, sembra più quella di non voler mai rassicurare lo spettatore piuttosto che citare per puro godimento cinefilo Dreyer o (c'è chi l'ha pensato) il Pasolini di Salò.

Se il film cambia rotta e se nei suoi bruschi cambiamenti diventa addirittura disperato, è perché il suo regista vuole scrivere qualcosa di mai detto prima, ragionando seriamente - ed è quello che dà più fastidio a chi ha odiato la pellicola - sul dolore. Chi si alza dalla sala, l'ha detto lui stesso, è più che giustificato.

Comunque la si pensi, Martyrs resta uno dei film più agghiaccianti degli ultimi anni. E qui si pensa che, se il film risulta fraintendibile, forse è perché, o bene o male, ha tentato di non calpestare strade già battute. Ecco, Laugier ha fatto semplicemente questo, che oggi è forse l'atto di coraggio più grande possibile. E dopo aver omaggiato Fulci in Saint Ange, dedica il suo film ad Argento: e forse gli appassionati rintracceranno qualcosa del nostro regista qua e là, soprattutto nella prima parte.

Voto Gabriele: 8

Dal 12 giugno al cinema.

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