Giannini: "Ti ho cercata in tutti i necrologi è il film più anarchico che abbia mai visto."

Le dichiarazioni del regista e protagonista Giancarlo Giannini che svela alcuni retroscena del suo ultimo film.

Settantanni, attore, regista, doppiatore e produttore: pochi conoscono tutte le sfaccettature del cinema come Giancarlo Giannini, che dal 6 giugno torna nelle sale con Ti ho cercata in tutti i necrologi, un film anarchico, come lui stesso l'ha definito in una recente intervista al quotidiano Libero nel quale oltre che regista e attore è stato produttore, anche se in maniera forzosa:

Il progetto era che il 30 per cento lo avrebbero dato i canadesi, il 70 per cento gli italiani. In tutto 4 milioni di euro ma sono stato truffato dai canadesi: il denaro non è mai arrivato. Alla fine l'ho fatto andare in porto anche con i miei soldi. Quando vuoi fare una cosa a cui tieni hai risorse che non ti aspetti.

Il set principale di questa inusuale storia di un killer per caso (tratta da un vero fatto di cronaca) è stato infatti girato in gran parte in Canada, a Toronto, una città sotterranea, location ideale per un film che parla di morte e di "becchini". Ma senza essere macabro:

Il titolo è nato da una battuta ironica. Nikita (il protagonista Ndr) dice "che buon odore di vivo!" Questo è il film più anarchico che io abbia mai visto. Il cinema è diventato più visionario, più intelligente, è l'impotenza di raccontare che ti fa andare oltre.

Sull'anarchismo del film, ammesso che il termine si adatti, non ci pronunciamo, ma sul cinema che sarebbe diventato più visionario e intelligente, ci sarebbe da aprire un'ampia parentesi. Non che si debba vivere nel passato e negli ultimi anni sono usciti gran bei film ma spesso le storie sono supportate da massicci effetti visivi che vanno a mascherare certi difetti, cosa che una volta era ben più difficile da fare. Una delle grandi qualità di Giannini rimane comunque la passione viscerale per il cinema e il mestiere d'attore, nata fin da quando era piccolo e costruiva in casa teatrini di carta:

Mi sono ispirato al cinema che mi è piaciuto, a quello del passato. Di registi ce ne sono tanti e tutti hanno un'influenza su chi gira un film, come accade quando ne vedi uno di Fellini che 30 anni fa diceva che il cinema era finito. Invece ancora lo facciamo. Non si nasce geni, bisogna prima emozionarsi.

Fellini sbagliava (anche i grandi lo fanno), come chi diceva che il rock era morto negli anni '70: il cinema ha continuato ad esistere ma ha preso un'altra direzione, come tutte le altre forme d'arte che non "vivono" in compartimenti stagni separati dalla società ma sono fatte dall'uomo, che vive nel suo tempo al contatto (e quindi influenzato) con gli eventi e gli altri uomini. Giannini, rispondendo a un fan sul suo profilo twitter, insiste sulla assoluta necessità di vivere appassionatamente per creare e dare emozioni al pubblico, ma senza prendersi troppo sul serio e rimanendo, in fin dei conti un po' bambini:


Sul personaggio che interpreta non si dilunga:

Un personaggio estremo, ma quando crei un uomo come lui diventi un plagiatore, un mago. Qui non ci sono regole, solo tre personaggi perfetti in questa storia di ambiguità, unite ad un cinico umorismo. Ho sempre fatto film coraggiosi, anche come attore in Pasqualino Settebellezze di Lina Wertmuller. Con Terno secco, nei panni del regista, partivo da una storia banale e poi via via prendevo una direzione diversa, sofferta.

Nonostante tutto, la vita rimane la sceneggiatura più straordinaria cui ispirarsi e proprio Giannini, che già tanto ha vissuto, creato e visto è l'uomo giusto per prenderne spunto e prenderla in giro, con quel suo umorismo venato di malinconia he l'ha reso uno dei personaggi più affascinanti del nostro cinema.

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