Lourdes - di Jessica Hausner: recensione in anteprima

Lourdes - di Jessica Hausner: recensione in anteprimaLourdes (Lourdes, Austria, 2009) di Jessica Hausner; con Sylvie Testud, Bruno Todeschini, Gilette Barbier, Gerhard Liebmann, Léa Seydoux, Irma Wagner.

Christine, paralizzata a vita, si ritrova a Lourdes perché ormai non ha più alcuna speranza. Il desiderio di poter vivere una vita “normale” è forte, l’impotenza della sua situazione costante. Attorno a lei altre decine di persone aspettano un miracolo, un segno che possa cambiare la loro vita per sempre. E intanto Christine conosce l’amore per un attraente volontario quarantenne dell’Ordine di Malta. Finché un giorno la donna non si alza dalla sedia a rotelle…

Eccola, la vera sorpresa del 2010. È un film piccolo, che nulla può contro gli incassi di blockbuster o film pompati, ma piaccia o no il grande cinema si trova da queste parti. Lourdes è un'esperienza cinematografica come non se ne vedeva da tempo sugli schermi, e il fatto che a Venezia sia stato snobbato dal palmarès la dice lunga purtroppo sulla capacità di giurie e non solo di individuare quei lavori preziosi che possono accendere il dibattito sia dal punto di vista formale che da quello contenutistico. E che alla fine sono i lavori che lasciano il segno nella Storia del cinema.

Esageriamo? Correte a vedere coi vostri occhi allora, ma sappiate che Lourdes non è un film facile da decifrare: cosa che, fra l'altro, è una carta a suo favore, non perché sia criptico o difficile da digerire ma perché è inattaccabile innanzitutto da ogni gruppo, laico o credente che sia. Il terzo lungometraggio dell'austriaca Jessica Hausner è lontano dall'idea drammatica e pesante che si potrebbe associare immediatamente ad una pellicola che tratta un argomento così, bensì è capace di sorprendere.

Ciò che balza subito agli occhi è un rigore stilistico che non si perde mai dal primo all'ultimo fotogramma. La Hausner, che da buona "allieva" di Dreyer deve aver visto e studiato la sua opera omnia, riesce a dare un ordine quasi simmetrico alle inquadrature; queste hanno un ordine interno ben preciso, in cui ogni dettaglio è preparato con meticolosità. Nulla è fuori posto, tutto è di una pulizia estrema.

Proprio da questa idea ben precisa di messa in scena Lourdes acquista un valore in più, dal momento che la sua costante ed irresistibile ironia di fondo scaturisce direttamente dall'ordine stesso del film e delle sue inquadrature. Però l'ironia non irrita mai, colpisce senza causare danni ma stimolando lo spettatore ad interrogarsi sul senso della fede, sui suoi eterni dubbi e sull'attesa del miracolo.

La regista, che dà un'impronta quasi documentaristica al suo lavoro, riesce a descrivere la vita a Lourdes usando con intelligenza pochi elementi, narrandoci di speranze, amori e invidie. Ci sono ovviamente i pazienti, ma anche le infermiere e i volontari dell'Ordine di Malta, di cui uno s'invaghisce proprio di Christine. La quale ad un certo punto si rivela essere davvero miracolata: dalla vita, dall'amore, dal Signore che le ha ridato l'uso delle gambe. Ma perché lei e non qualcun altro? "Mistero della fede".

Lourdes è un film importante perché s'interroga sul senso delle cose, sul perché degli avvenimenti, e non si dà una risposta, come i personaggi che s'interrogano costantemente: e non avere mai risposte è l'unica verità. E non perché la Hausner non abbia il coraggio delle proprie azioni e del proprio pensiero, ma perché in questo caso non conta attaccare (anche se una delle letture di Lourdes può anche essere quella di un film in fondo cattivissimo...) ma dare un impulso per ragionare. Ed è un film bellissimo perché riesce a far ridere anche i credenti con idee e situazioni notevoli (una su tutte: il “premio al miglior pellegrino” assegnato proprio alla miracolata protagonista) o con una barzelletta sulla Madonna.

Voto Gabriele: 9
Voto Simona: 7
Voto Carla: 7/8

Dall11 febbraio al cinema.

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