Interior. Leather Bar.: dal 1980 di Cruising ad oggi, sperando in una contaminazione

Presentato in anteprima al Sundance, e in Italia al Torino GLBT film Festival e al Festival MIX di Milano, Interior. Leather Bar. è l’ennesima pellicola sperimentale con cui James Franco si confronta con il mondo queer. Discussa e dibattuta, è un’opera multi-sfaccettata che fa il punto sulla situazione su cultura queer e su cultura mainstream, partendo dal 1980 di Cruising per arrivare a oggi.

James Franco è più furbo o più coraggioso? È la domanda che si pongono in tanti, visto che l’attore non si dà pace e, nonostante sia da anni sulla cresta dell’onda, e nonostante sia ricco e abbia tutto, continua ad esplorare il mondo delle Arti e a sperimentare con il mezzo cinematografico. Qualcuno dice che punti molto sul mondo gay perché, essendo lui molto desiderato a livello fisico, la cosa paga senz’altro.

Però, mentre ragioniamo su quanto sia furbo, su quanto tempo libero abbia, su quanti progetti voglia ancora realizzare, su quanto sia narciso, su quanto sia appetibile per ogni tipo di pubblico interessato alla bellezza maschile ecc. ecc. ecc., lui ci mette la faccia e realizza cose parecchio discusse e controverse. Che però a volte contengono discorsi e ragionamenti molto meno superficiali di quel che si possa pensare.

Il suo Interior. Leather Bar., progetto portato a termine assieme al regista indipendente di San Francisco Travis Mathews (uno da tenere d’occhio), ne è la conferma, nonostante per qualcuno sia l’ennesimo capriccio di una star che si mette in mostra. Ma anzi, tutt’altro: Interior. Leather Bar. è semmai la dimostrazione che Franco si mette in gioco in prima persona e non vuole addolcire la pillola a nessuno. E poi: punta davvero al mondo queer per diventare un’icona, e piacere di conseguenza a tutto e tutti (Il grande e potente Oz, dopotutto, è pur sempre un prodotto Disney)? Ma anche no.


Con Interior. Leather Bar. Franco e Mathews vogliono riportare in vita i 40 minuti censurati di Cruising di William Friedkin, censurato dal mondo eterocentrico (Hollywood e la MPAA) e attaccato dal mondo LGBT perché lo considerava omofobo. Hollywood aveva paura di Cruising per il sesso hardcore che metteva in scena, la comunità gay ne aveva paura perché mostrava a tutto il mondo una fetta di suo immaginario, facendolo uscire dal confine.

Sin da subito Mathews dice che non ha senso ricreare quei 40 minuti originali: vuole semmai raccontarne l’idea che ci sta dietro. Alla fine, in Interior. Leather Bar. se ne vedono circa 5 minuti su 60 di questa “ri-creazione” (girati tra l’altro benissimo, e con una grande attenzione filologica al film di Friedkin: vedere per credere). E infatti: che senso avrebbe avuto rivedere sul grande schermo quei minuti di girato distrutti, ma non diretti dalla mano del loro vero autore?

L’interesse di Mathews e Franco sta altrove, evidentemente. E sta nel ragionare su tutto il processo che porta a girare scene del genere, che contengono fellatio, bondage, sculacciate e chi più ne ha più ne metta (ma nel film di Friedkin pare ci fossero anche scene di pissing e fisting); e poi nelle implicazioni e nelle conseguenze della scelta di girare scene così hardcore, soprattutto a livello di gender e addirittura sociale.


Interior. Leather Bar. è solo in parte un documentario, e molto probabilmente non lo è per nulla. Immagina e quindi ricostruisce quelle che sono le difficoltà e le implicazioni nel girare scene hard in un film mainstream: e quindi, più che riportare in vita quei 40 minuti integrali di girato, decide di riportare in vita il processo che portò Friedkin ad inserire quel girato hardcore nel suo film mainstream, e il processo che portò Al Pacino (all’epoca sulla cresta dell’onda) ad accettare un ruolo così queer, estremo e rischioso.

Solo che James Franco non è affatto uno sprovveduto, e sa che dal 1980 ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti: quindi non può ricreare quel processo in quel momento. Quindi lo trasporta nel qui ed ora, nell’oggi. E infatti Val Lauren recita sé stesso che rifà l’Al Pacino di Cruising, sia il suo personaggio che l’attore che sta recitando quel personaggio. Con tutti i dubbi eterosessuali, con tutta la distanza del caso e, paradossalmente, il fascino che un mondo così nascosto e non considerato dal mainstream finisce per avere su un “novellino”.

Come se Franco stesse dicendo: ah, se il bondage contaminasse il modello eterocentrico che governa il mondo; ah, se il sesso esplicito fosse usato come strumento per raccontare una storia (anche gay) e contaminasse il mainstream; ah, se il queer contaminasse il cinema maschio-centrico ed eterosessuale su cui si costruisce tutto il resto… Certo, l’attore e regista alla fine si scopre pure un po’ troppo, vedi il momento in cui discute con Val della sua visione del mondo.


Ma non stona affatto che Franco si scopra un po’ in questo film che si propone come punto di partenza per una discussione che vada al di là della militanza (vedi la bella stoccata iniziale al matrimonio gay all’inizio del film). Che tutto questo ragionamento multi-stratificato su cultura queer e mainstream, su censura, sul sesso e tutto il resto, arrivi da un attore che si dichiara eterosessuale dovrebbe far pensare. Va da sé che poi il film è anche un doveroso omaggio ad un film rivoluzionario e coraggioso che, proprio perché avanti rispetto a tutto e tutti, non fu capito da nessuno.

Ecco cosa ci dice Interior. Leather Bar.: abbiamo fatto passi avanti rispetto al 1980, di battaglie ne sono state fatte e sono state pure vinte. Ma ancora non si trova un modo per far convivere il mondo queer – con tutte le sue doverose differenze rispetto al modello eterocentrico – con il mainstream. Perché l’etero Val, oggi, capisce che due uomini che fanno l’amore su un divano possono suscitargli addirittura una sensazione di tenerezza solo dopo averli visti, quindi in qualche modo vissuti.

E quando si allontana a fine film, come il personaggio di Pacino nel finale di Cruising, pare ormai che la contaminazione sia avvenuta: e nulla sarà più come prima. In Cruising, Pacino forse cominciava un percorso di presa di coscienza della propria sessualità. In Interior. Leather Bar., Val forse finisce un percorso di presa di coscienza dell’esistenza di una diversità, ed inizia a conviverci. Questo è il cambiamento che fa ancora paura, di questo ci parla Interior. Leather Bar..