La papessa - La recensione in anteprima

La papessaLa papessa (Die Päpstin) Regia di Sönke Wortmann con Johanna Wokalek, John Goodman, Iain Glen e David Wenham.

Agli inizi del IX secolo dopo cristo, in un paese sperduto dell'Inghilterra rurale nasce la piccola Johanna, figlia del pastore della comunità. Fin da giovane la ragazza sembra portata a riflettere sulla religione e su Dio, ma una donna all'epoca non è degna della vita monastica e sebbene sogni la vita di religiosa, Johanna sembra condannata alla vita prevista per le donne, dedicata alla famiglia e ai figli. La fede di Johanna la spinge però verso qualcosa di diverso, nonostante l'opposizione strenua del padre e contro le regole della Chiesa, riesce ad entrare in una scuola religiosa da cui inizia una brillante carriera ecclesiastica, sebbene mascherata da uomo con il nome di Johannes Anglicus.

Mentre Johanna frequenta la scuola nella cattedrale di Dorstadt incontra il Conte Gerold di cui si innamora. Una guerra porterà il nobile lontano da Dorstad e Johanna si concentra sulla sua carriera scalando velocemente gli scalini della gerarchia della Chiesa. Grazie alle sue conoscenze mediche, Johanna riesce a ingraziarsi niente meno che l'attuale Papa. Alla sua morte, quasi senza volerlo, Johanna si troverà a fare l'ultimo, importantissimo passo verso i vertici della Chiesa di Roma.

Tra realtà e leggenda, la storia della papessa Johanna che avrebbe regnato sulla Chiesa dall'853 all'855, rappresenta ovviamente un momento di difficile valutazione storica. Tanto incredibile da sembrare frutto di fantasia, la vicenda di una donna che contro ogni aspettativa raggiunge i vertici delle istituzioni religiose romane è certamente un neo che, qualora fosse realmente accaduto, qualcuno è provvidenzialmente intervenuto a cancellare dai libri di storia (operazione ben più semplice di quanto si possa credere oggi, visto che il sapere era tramandato prevalentemente in ambito ecclesiastico attraverso il lavoro di monaci amanuensi).

La storia della Papessa appare per la prima volta tra gli scritti del cronista domenicano Giovanni di Metz, nella metà del XIII secolo, un salto di oltre quattrocento anni in cui è impossibile risalire alla veridicità storica del racconto di Giovanna. Nei tarocchi La Papessa rappresenta la coscienza femminile e viene opposta al pensiero maschile. Questa metafora, nemmeno troppo velata, è alla base della sceneggiatura (il Bagatto). Raffigurata come una sacerdotessa o in vesti da monaco, è simbolo di sapienza e intende la conoscenza. Questa è pure l'interpretazione che Sönke Wortmann ricava dal romanzo storico firmato da Donna Woolfolk. Misteri e dietrologie legate al mondo religioso sembra essere un tema molto di moda al cinema e in letteratura (basti pensare ad Agorà di Amenábar) ma Johanna Anglicus è già apparsa al cinema nel 1972 grazie alla splendida Liv Ullman nel film di Michael Anderson.

Purtroppo il film di Sönke Wortmann pecca nel ricercare una costruzione estremamente didascalica di quello che sarebbe avvenuto negli anni della scalata al potere fastidioso. La ricostruzione scenografica di una Roma lontana da come la conosciamo oggi non è sicuramente un elemento da sottovalutare, ma i limiti sono tutti nella sceneggiatura che dipinge personaggi piatti e non contribuisce a costruire fascino su un personaggio così scomodo. Ne risulta un film approssimativo, migliore certamente di un Barbarossa nostrano, peggiorato dalla melodrammatica sottotrama amorosa tra la Papessa e il Duca, interpretato da un David Wenham che veste ancora i panni del Faramir della saga del Signore degli anelli.

La papessa uscirà nelle sale venerdì 28 maggio 4 giugno, qui potete vedere il trailer italiano.

Voto Carlo 4,5
Voto Carla: 5

  • shares
  • Mail
7 commenti Aggiorna
Ordina: