CineBlog consiglia: Medea

Non è un caso che Pier Paolo Pasolini abbia girato la trasposizione di Edipo Re di Sofocle e MEDEA di Euripide. Perchè in tutte le sue opere l'amore e la sessualità fanno da filo conduttore, e si sfocia sempre nella tragedia, nell'impossibilità per la gente (che sia di origine sottoproletaria, che sia di origine borghese) di vivere gioiosamente un sentimento (certo, ci sarebbe da fare un discorso sulla Trilogia della vita, ma sarà per un'altra volta...). E sia la tragedia di Sofocle e sia la tragedia di Euripide rappresentano perfettamente tutto ciò.
Pasolini parla di Medea come “la mescolanza un po’ mostruosa di un racconto filosofico e di un intrigo d’amore”. E’ forse la summa del discorso dell’impossibilità dell’uomo di amare, in quanto Medea non solo non è corrisposta ma sacrifica prima se stessa per un uomo che poi la tradirà. Ma la donna, ancora una volta trattata come una prostituta (vedi il periodo pasoliniano delle borgate), non si dà per vinta e accecata dall’odio compie un'orribile vendetta: sembra in un certo senso la rivalsa dello sventurato pasoliniano, ma non lo è affatto… Medea alla fine non otterrà nulla, come le avevano professato le ancelle, e farà soffrire Giasone, ma pure lei continuerà a soffrire, forse anche più di prima. Un discorso che ancora una volta colpisce tutti gli uomini, e riconferma il fatto che l’amore alla fine, in Pasolini, è solo, purtroppo, un’illusione.
Stanotte, 01.55, Canale 5

Voto Gabriele: 9

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