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Unknown – Senza Identità: Recensione in Anteprima

Unknown – Senza Identità (Unknown, USA/Germania 2011) di Jaume Collet-Serra. Con Liam Neeson, Diane Kruger, January Jones, Aidan Quinn, Bruno Ganz, Frank Langella, Sebastian Koch, Karl Markovics, Sanny Van Heteren, Mido Hamada, Stipe Erceg, Clint Dyer, Michael Baral, Olivier Schneider, Adnan Maral, Wolfgang Stegemann, Petra Hartung, Eva Löbau, Rainer Sellien, Torsten Michaelis, Charlie Gardner, Herbert

Unknown – Senza Identità (Unknown, USA/Germania 2011) di Jaume Collet-Serra. Con Liam Neeson, Diane Kruger, January Jones, Aidan Quinn, Bruno Ganz, Frank Langella, Sebastian Koch, Karl Markovics, Sanny Van Heteren, Mido Hamada, Stipe Erceg, Clint Dyer, Michael Baral, Olivier Schneider, Adnan Maral, Wolfgang Stegemann, Petra Hartung, Eva Löbau, Rainer Sellien, Torsten Michaelis, Charlie Gardner, Herbert Olschok, Oskar Schieferstein, Oliver Stolz, Helen Wiebensohn, Sebastian Stielke.

Gettato nella mischia in questi giorni al Festival di Berlino, Unknown – Senza Identità è una pellicola che senza dubbio ha suscitato un discreto interesse. Vuoi per un genere, ossia il thriller, che, nonostante la sua delicatezza, ben si presta a certe aspettative; vuoi per un cast davvero rilevante, tra cui spicca il nome di Liam Neeson; sta di fatto che difficilmente si può dire che sia passato inosservato.

D’altra parte, non è certo un caso se il film sta spopolando presso il box office americano, dove in questi primi giorni di proiezione ha quasi colmato i costi che sono stati affrontati per produrlo, i quali si attestano sui 30 milioni di dollari. Dati forse superflui per alcuni, ma che forniscono un quadro senza dubbio più completo circa l’hype generato, tastando il polso di una fetta consistente di pubblico internazionale.

E ad essere sinceri, la pellicola ci pare ben confezionata. Forte dell’ispirazione tratta dal romanzo di Didier Van Cauwelaert, vincitore del prestigioso premio letterario Goncourt, la narrazione riporta una storia piuttosto accattivante, sebbene non sempre risulti altrettanto “convincente”. Ciò alla luce di alcune scelte che non riusciamo a definire diversamente se non forzate. Tuttavia, a nostro avviso, mai si supera quella non meglio precisata “soglia dell’improponibilità”, tale da rendere vana o scarsamente credibile l’intera opera.

Il dottor Martin Harris (Liam Neeson) approda in una stupenda, nonché fredda, Berlino insieme alla moglie (January Jones) per esporre i risultati di alcune sue ricerche in ambito bio-genetico. Difatti, di lì a breve si terrà una conferenza di rilevanza mondiale, in cui il dottor Harris avrà modo di esporre le proprie tesi. Giunto in albergo, però, si rende conto di aver dimenticato un’importante valigia in aeroporto, cosa che lo spinge a tornare indietro.

Fin qui, tutto regolare. Peccato che questo scenario, talmente ordinario da indurre sospetti, subisca una piega diametralmente opposta a causa di un incidente stradale in cui il nostro protagonista rimane vittima. Vittima, sì, ma comunque sopravvissuto. Lo scotto da pagare per quella corsa forsennata, alla disperata ricerca della sua preziosa valigia, sono ben quattro giorni di coma, in seguito ai quali il mondo del povero Martin si capovolge.

Tornato nel lussuoso albergo dove avrebbe dovuto alloggiare, accade l’imponderabile: il dottor Harris viene trattato come un folle, il quale sostiene di essere ciò che è senza che però nessuno gli creda. “Nessuno, eccetto sua moglie“, direte voi. Nient’affatto! E’ proprio l’avvenente donna a dare la mazzata definitiva in quel contesto così surreale, in cui a vestire i panni del quotatissimo dottore è un emerito sconosciuto – per lo meno, agli occhi del povero malcapitato, appena uscito da novantasei ore di vuoto totale.

Cos’è accaduto? Beh, è questa la domanda a cui si tenterà di dare risposta lungo l’intero arco del film. Più che sull’impatto meramente visivo (considerato il background dello script, tratto essenzialmente da un romanzo, come accennavamo in apertura), Unknown si gioca su tutto sull’aspetto psicologico su cui incide il corso degli eventi. Oltre a dover risolvere la questione capitale inerente all’identità, vera o presunta, del nostro protagonista, ci troveremo a dover comprendere chi avrebbe voluto “sostituirlo” e, soprattutto, perché.

In tal senso, non molte sono le figure chiave. Anzitutto la bella tassista (Diane Kruger) che trasporta la vittima prima dell’incidente, coinvolta anch’ella nel rovinoso epilogo di quella corsa, ma scappata appena dopo aver soccorso il proprio passeggero. Oltre a lei, spicca un ex-agente della Stasi (Bruno Ganz) – i servizi segreti della fu Germania Est – la cui perfomance è stata particolarmente gradita da parte nostra. Per chiudere, è giusto segnalare anche la presenza di un collega del dottor Harris, tale Rodney Cole, interpretato da Frank Langella.

In un susseguirsi chiaramente in crescendo di episodi, e sullo sfondo di una suggestiva Berlino – la cui conosciuta e riconoscibile torre televisiva (il Fernsehturm) appare più e più volte – la trama non sempre prende le nette distanze da alcuni soliti cliché del genere. Non mancano quindi i classici inseguimenti in auto, oltre ad alcune “coincidenze” non sempre realistiche, seppur non irreali. Elementi che, nel bene o nel male, arricchiscono questo thriller che sembra a tratti decollare, per poi perdere lentamente quota in un alternarsi di fasi riuscite ad altre meno incisive.

In ogni caso, la prova Jaume Collet-Serra ci è sembrata comunque apprezzabile, se non altro in virtù di alcune scelte che, pur non esulando da certi schemi forse sin troppo consolidati, rendono Unknown un film piuttosto gradevole e coinvolgente. Per questo riteniamo opportuno promuoverlo, dato che il mancato raggiungimento di determinate vette d’eccellenza, spesso parecchio labili, non può certo costituire una discriminante così fondamentale. Di certo non osta alla sua resa, francamente riscontrabile.

Unknown – Senza Identità uscirà nelle sale domani, venerdì 25 Febbraio. Qui trovate il trailer italiano del film.

Voto Antonio: 7
Voto Simona: 7,5

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