Tempo di Reazione: Cineblog intervista il regista Antonio Micciulli

E’ uscito in vendita, da un paio di settimane, il dvd del thriller-horror italiano Tempo di Reazione (qui potete leggere la trama e vedere l’incipit). Oggi intervistiamo il regista Antonio Micciulli: Ciao Antonio, parto subito con una domanda di un nostro lettore. Kassoit chiede: il numero 345 che si ripete nel film che cos’è? Una

di carla

E’ uscito in vendita, da un paio di settimane, il dvd del thriller-horror italiano Tempo di Reazione (qui potete leggere la trama e vedere l’incipit). Oggi intervistiamo il regista Antonio Micciulli:

Ciao Antonio, parto subito con una domanda di un nostro lettore. Kassoit chiede: il numero 345 che si ripete nel film che cos’è? Una citazione?
Si. Non mi piacciono molto le citazioni gridatissime, come chiamare un personaggio Argento o Raimi, nel film ci sono cose piccole, un po’ nascoste. Il 345 viene dalla Bibbia, si tratta del capitolo 3 versetti 4 e 5, il serpente che parla con Eva nella Genesi. Quei due versetti mi hanno ispirato tutto il film.

(Ndr, sono questi:

4. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! 5. Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”.)

Ci sono altre citazioni, anche se non è obbligatorio coglierle: il cane Queequeg, nome preso da Moby Dick e che dà un indizio per il film. Una cosa che faccio sempre è citare Chuck Jones, all’inizio si vede il portachiavi della madre ed è il cane Sam. Me lo sono fatto fare apposta. Oppure il cognome della famiglia: Cruciani. Viene da I Soliti Ignoti, è il cognome di Dante Cruciani, il ladro interpretato da Totò. Adoro quel film, la commedia più bella della storia del cinema, è perfetta, un film straordinario. Ce ne sono altre, ma sono citazioni piccolissime.

Perché il film si intitola così?
Perché dici che sembra un titolo da action movie con Van Damme? (Ridiamo tutti e due, Ndr.) In realtà il tempo di reazione è proprio il tempo che ci vuole per reagire a quella cosa lì. In questo caso è un tempo infinito, sembra non arrivare mai. Arriva forse solo alla fine quando la ragazza è in pericolo. Ma anche il titolo indica che in realtà il film parla di altro…

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Ci arriviamo dopo. Perché la nebbia?
La nebbia è praticamente l’unica cosa fedele al racconto da cui ho tratto l’idea. Avevo letto Il Re Degli Immuni di Alessandro Fabbri per una serie televisiva che poi non si è fatta, una serie antologica, tipo Ai Confini della Realtà per capirsi. Ho conosciuto l’autore ad un festival dove ho portato il mio corto Piccolo Manuale di Strategia e Tattica Militare. Ho scritto un soggettino dalla sua storia, a lui è piaciuta. All’epoca la nebbia mi sembrava un elemento atmosferico poco usato anche se (ride) mentre montavamo il nostro film è uscito The Mist. Abbiamo girato Tempo di reazione nell’agosto 2007. Non c’è nessuna attinenza con The Mist, il film di Frank Darabont l’ho visto molto dopo, sono due film completamente diversi. Anche l’elemento della nebbia è diverso. Però non è un problema, tanto se non fosse uscito The Mist mi avrebbero detto che copiavo The Fog di Carpenter. Poi nelle recensioni in internet ho visto che citavano un altro film che non ho mai sentito…

Right at your door, probabilmente…
Sì ecco. Non l’ho mai visto. Ha qualcosa di simile al mio?

C’è la paura dell’esterno, una minaccia sconosciuta ma è comunque diverso dal tuo.
Ci sono quelli che dicono queste cose in buona fede solo per dare delle direttive per chi lo vuole vedere. Certo, ci sono anche quelli che tentano con un certo livore di negare l’originalità del film… Il fatto è che sono direttive sbagliate, perché citano dei film che non hanno niente a che fare con il mio, uno si aspetta qualcosa di simile, poi vede Tempo di Reazione e magari rimane deluso perché non è un The Mist all’italiana. Sarebbe meglio usare altri esempi, anche se non so cosa si potrebbe citare, in effetti. Ho cercato di percorrere una strada personale, senza prendere da nessuno.

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Che voto daresti al film?
(Ride) Non ho veramente idea. E’ molto difficile giudicarsi da soli, a me il film piace, mi sembra un film riuscito. Non mi aspettavo di creare tanto interesse, in realtà. Speravo ovviamente che non cadesse nell’indifferenza… Sono molto contento, gratificato dal fatto che piace. Le recensioni sono positive e il dvd ha venduto bene. Non sono partito con l’idea di fare un horror, venivo da un cortometraggio molto diverso, divertente, poetico, solare. Anche lo stile era completamente diverso. C’era voglia da parte mia di allontanarmi da quello, raccontare un’altra storia. Tempo di Reazione non è nato con la volontà di fare un horror, è che la realtà che viene raccontata è terribile, inquietante, è per questo che alla fine appartiene al genere e riesce ad essere una cosa diversa dal solito.

Dove hai preso i soldi?
Il film è stato realizzato con pochissimo, anche grazie a chi ha lavorato senza compenso. Mi arrivavano delle offerte per fare qualcosa simile al cortometraggio, ma io proponevo altre cose; il problema è che in Italia ci sono essenzialmente due generi: la commedia declinata in vari modi, romantica, giovanilista, trash e dall’altra parte ci sono i film drammatici pseudo-autoriali, spesso pesantissimi e artisticamente molto poveri e ‘vecchi’. Quando ho fatto leggere la sceneggiatura in giro mi sono sentito dire cose tipo: “Il cattivo deve morire”, “Non c’è nessun lieto fine”, “Ci devono essere personaggi positivi” e io “Ma perché?”. Oppure volevano che spiegassi assolutamente cos’era la nebbia. Nella loro idea di cinema avrei forse dovuto far vedere una fabbrica ad inizio del film che esplode e la nebbia che si spande fra le case… ma non ha senso. Perché la nebbia non è quella cosa lì.

E cos’è?
La nebbia è la criminalità organizzata. Non c’è una spiegazione della sua origine perché non so il motivo per cui in Italia è nata la criminalità organizzata e in altri paesi con condizioni sociali e culturali simili no. Non ho una risposta alla domanda ed ecco perché la nebbia non è spiegata. Chi vuole fermarsi alla storia horror può farlo. Ma io volevo raccontare qualcosa oltre l’horror, per me è importantissimo. In questo momento fare un film disimpegnato è una cosa irresponsabile secondo me. Ma non avevo eventi nuovi da raccontare, qualcosa come “Gomorra” su cui basarmi, avrei finito per fare il solito film sul rapporto con la società. Allora ho coperto quello che volevo raccontare con il genere, rendendo il tutto “commestibile” anche per gli eventuali distributori. I tre personaggi principali, padre e figli, rappresentano le tre reazioni al problema: il fratello è il tentativo di lottare singolarmente, ovviamente destinato al fallimento, il padre è la mediazione, una cosa folle, e la sorella rappresenta la maggior parte delle persone, quelle che nascondono la testa sotto la sabbia, che potrebbero fare qualcosa e non la fanno, perché fare qualcosa significa rischiare in prima persona. Ho provato a riflettere sul problema insieme a chi guarda il film, senza mettermi in cattedra facendo un film a tesi, come spesso succede.

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Come hai trovato il cast?
Abbiamo fatto dei provini per trovare gli attori. I genitori, Fulvio Falzarano e Cinzia Mascoli, non li abbiamo provinati, ho solo proposto loro il film. I due ragazzi invece si… Mi vuoi chiedere di Amici? Me lo stanno chiedendo tutti…

Li hai scelti per sfruttare l’effetto promozionale del programma?
No! Non sapevo che venivano da Amici. Non vedo molta tv, da quando c’è stato lo switch-off a Roma ho smesso del tutto, perché ho dimenticato di prendere il decoder e dopo qualche mese mi sono accorto che non mi mancava per niente la televisione. Questa cosa di Amici l’ho scoperta durante le riprese, perché alcune ragazzine aspettavano Andrea Dianetti fuori dal set per chiedergli l’autografo. Devo dirti che se lo avessi saputo forse non li avrei presi. E avrei sbagliato, perché è un pregiudizio. Loro si sono dimostrati degli ottimi lavoratori, erano sempre puntuali, sapevano la parte. Non posso naturalmente escludere che ci siano dei pessimi elementi fra quelli che hanno fatto Amici, ma non i due ragazzi del film.

Ci racconti la tua formazione?
Ho iniziato come giornalista perché pensavo di avvicinarmi così al mondo del cinema. Però ho fatto il giornalista con onestà, lavorando al mio meglio. Ho lavorato per la carta stampata per la rivista Set, in tv come autore in Rai e poi in Radio Italia Network a Babylon. Questo ultimo lavoro in particolare mi ha aiutato. Faccio come Stanis La Rochelle in Boris che si intervista da solo (Ridiamo tutti e due, Ndr.) e mi chiedo come hai iniziato a fare il regista?

The-Human-Centipede_cover_Dai, vai.
Ho preso i soldi guadagnati in radio e ho realizzato il cortometraggio. Il corto mi ha permesso di iniziare, ho girato tanti festival, ho preso dei premi… Ho letto poi su Ciak che i Manetti Bros. stavano preparando Piano 17 con 60mila euro e mi sono chiesto: Come fanno a fare un film con così poco? E noi che avevamo molto molto molto meno, abbiamo provato. Abbiamo messo insieme la troupe, trovato il direttore della fotografia, anzi i direttori della fotografia, una coppia di Milano… Abbiamo preparato il film con loro, ma al primo giorno di lavorazione da veri professionisti hanno deciso che il film non si poteva assolutamente fare e se ne sono andati con la maggior parte del budget e della troupe. Eh, le gioie del cinema auto-prodotto! A quel punto ho pensato: “Cazzo io il film lo faccio lo stesso!”. Ho chiamato un altro direttore della fotografia, Daniele Baldacci, e con le tre persone rimaste sul set l’ho fatto. Pensa che in certe scene ci sono più persone davanti alla macchina da presa che dietro. Noi siamo stati poi fortunati a trovare la distribuzione.

Ultima domanda: i lettori hanno notato che la locandina ricorda quella di The Human Centipede. Un caso?
Non conoscevo la locandina di questo film. Devo dirti che ho visto il poster solo quando avevano già stampato il dvd, non sono stato purtroppo coinvolto nel design. A me però piaceva la locandina, mi dispiace scoprire ora che forse l’hanno copiata da un’altra. Se mi avessero permesso di dire la mia non sarebbe comunque cambiato granché perché non avrei notato la somiglianza con l’altra, non l’avevo mai vista… Avrei cambiato la frase di lancio, è poco adatta al film secondo me. Guarda, per come vanno queste cose, sono già contento che non hanno cambiato il titolo né rimontato il film.

Ringrazio moltissimo Antonio per la disponibilità, la simpatia e la pazienza. Gli auguro un forte in bocca al lupo.

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