The Housemaid: recensione in anteprima del film di Im Sang-soo

The Housemaid di Im Sang-soo: la recensione in anteprima

The Housemaid (하녀, Corea del Sud, 2010 – Thriller) di Im Sang-soo, con Jeon Do-yeon, Lee Jung-Jae, Youn Yuh-jung, Seo Woo, Park Ji-young, Ahn Seo-hyun, Hwang Jung-min, Moon So-ri, Kim Jin-ah.

A quattro anni di distanza da The Old Garden, il regista coreano torna alla ribalta con questo The Housemaid, pellicola d’impatto, che non ha mancato di far parlare di sé sia per contenuti che per esecuzione. La trama è incentrata sulla figura di Euny, una giovane ragazza sulla trentina che viene assunta presso una famiglia piuttosto abbiente per ricoprire il ruolo di governante. Ma questa non è che la scorza.

In realtà, come lo stesso Im Sang-soo sottolinea, questa vicenda a sé stante è presa in considerazione al fine di intavolare un’invettiva decisamente più ampia. E non sono mancati i rischi, cui sono seguite le quasi naturali critiche mosse al film. The Housemaid è infatti il remake di un altro film coreano, entrato nella storia della filmografia di quel Paese. Si tratta di Hanyo, pellicola del 1960 diretta da Kim Ki-young.

Tuttavia non poche sono le differenze rispetto all’opera originale. Ecco il perché di alcune critiche, le quali manifestano un malcontento in parte giustificato dallo stesso regista. Sang-soo ammette candidamente, infatti, di aver dovuto completamente riadattare la sceneggiatura all’epoca in qui viviamo, la quale, evidentemente, non è la stessa di cinquant’anni fa. A dispetto delle differenze sostanziali tra le due opere, però, l’alone di ambiguità alla base – di cui sono permeati i profili di tutti i personaggi – sembra essere rimasto pressoché intatto.

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Se a prima vista Euny appare come nient’altro che una tenera vittima rispetto alla domestica del primo Hanyo, risulta difficile delineare in questo contesto chi sia davvero la vittima e chi il carnefice. La narrazione, in tal senso, ci svia di continuo, fino all’apice della sua conclusione. Se la complicità del torbido rapporto instauratosi tra Hoon (il benestante padrone di casa) ed Euny rende entrambi colpevoli ai nostri occhi, non è altrettanto semplice comprendere da quali sentimenti siano spinti i due nel portare avanti questo gioco proibito.

Eppure qualche indizio ci viene fornito. Il clima cupo e ovattato della principesca villa in cui lavora la stupita governante, tradisce quelle che sono le premesse reali del regista. The Housemaid non si scaglia contro la perversione di certi rapporti nello specifico. La veemente accusa è in realtà rivolta a quello spicchio di società, anche detta “altolocata”, intrisa di rigidi formalismi e degradanti abitudini che contribuiscono a plasmare una forma mentis tanto assurda quanto folle.

In questo scenario di desolazione umana, Euny cade nella trappola tesa dai suoi datori di lavoro, vittime e carnefici (loro sì), al tempo stesso. Vittime dei loro costumi e della loro agiatezza, che li ha resi inermi ai più basilari sentimenti innestati dentro qualunque essere umano. Carnefici in virtù della loro ostentata coscienza da burattinai, che muovono a proprio piacimento le fila dei loro pupi, perché, sostanzialmente, a loro servizio.

Il carattere autoriale emerge chiaramente alla luce di talune scelte stilistiche ben precise. Il tono barocco, se così possiamo definirlo, pone l’accento sulla drammaticità degli avvenimenti. Certi movimenti di macchina, poi, intendono certamente assecondare tale intenzione. Nonostante Sang-soo ritenga sopravvalutati gran parte dei film di Kubrick, è difficile negare l’influenza del defunto regista newyorkese, da cui sembra si sia ripescati a piene mani al fine di incrementare questa pesante atmosfera.

Nonostante ciò, come accennavamo in apertura, è arduo stabilire certi ruoli. La vendetta, leit motiv di una sconfinata serie di produzioni asiatiche (coreane, soprattutto), tende ad equiparare tutti i vari protagonisti che ruotano attorno alla vicenda. Il loro livellamento morale verso il basso prende consistenza proprio in virtù di questo profondo desiderio di vendetta, che cancella anche quel briciolo di umanità dell’unico personaggio apparso in grado di “provare sentimenti”. La stessa Euny, la cui bramosia di arrecare un danno pari a quello subito condurrà la poveretta all’autodistruzione, sotto ogni punto di vista.

Il giudizio sull’alta società coreana, quindi, è netto e inequivocabilmente severo. A certe condizioni, sembra volerci dire il regista, non c’è possibilità di redenzione. Non importa far parte di questa ristretta ed esclusiva cerchia, basta solo venirne a contatto. Sesso esplicito e violenza psicologica risultano quindi i mezzi privilegiati attraverso cui veicolare questo tremendo limite di un gruppo di persone, il cui sfrenato “senso di appartenenza” li ha resi inermi e pericolosi non solo agli altri ma perfino a sé stessi.

Il film uscirà venerdì 27 Maggio nelle nostre sale. Qui potete vedere il trailer italiano.

Voto Antonio: 7,5
Voto Simona: 7,5
Voto Carla: 7,5

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