Manderlay

MANDERLAY di Lars von Trier; con Bryce Dallas Howard, Isaach De Bankolé, Willem Dafoe, Danny Glover, Lauren Bacall, Jean-Marc Barr. E’ tornato von Trier, il provocatore! Ed è tornato dividendo la critica ancor più di quanto era riuscito a fare con Dogville. Già, perchè questo secondo episodio della trilogia sull’America con protagonista la nostra Grace


MANDERLAY
di Lars von Trier; con Bryce Dallas Howard, Isaach De Bankolé, Willem Dafoe, Danny Glover, Lauren Bacall, Jean-Marc Barr.

E’ tornato von Trier, il provocatore! Ed è tornato dividendo la critica ancor più di quanto era riuscito a fare con Dogville. Già, perchè questo secondo episodio della trilogia sull’America con protagonista la nostra Grace è risultato ai detrattori di von Trier brutto come qualunque suo altro film, mentre a molti critici che avevano finora difeso e apprezzato il regista danese creatore del Dogma Manderlay è parso soprattutto un film incompleto. Beh, forse la pellicola in questione è un gradino sotto allo stupendo Dogville, ma è assolutamente di tutto rispetto. Innanzitutto siamo ancora in terra di teatro, con un pavimento questa volta bianco e delle linee e delle scritte nere a dividere in stanze la zona e a dirci di che stanza si tratta; c’è poi una casetta quasi barocca con un letto matrimoniale rosso, circondato da capitelli greci: è la casa della padrona, che all’arrivo di Grace, che libererà gli schiavi, morirà. Ecco, gli schiavi. La schiavitù. E’ il tema di Manderlay, il tema che von Trier affonta in modo assolutamente provocatorio e scomodo. Perchè quando Grace, dopo la strage a Dogville, arriva a Manderlay col padre e i suoi gangster e libera i neri dalla schiavitù dando loro libertà e democrazia, questi pare proprio non riescano a convivere con la nuova forma politica, e pare non siano pronti a cavarsela da soli. Ma forse c’è qualcosa in più sotto, e Grace, nel finale, come in Dogville, vedrà la sua situazione capovolgersi. C’è chi ha detto che von Trier non soprende più e che gioca su un argomento meno incisivo e più facile da trattare rispetto a quello del film precedente: sulla prima affermazione siamo su un piano fin troppo soggettivo (basti pensare che metà critica non è mai rimasta sorpresa da von Trier ma addirittura disgustata…), e sulla seconda bisogna vedere come è trattato l’argomento in questione. Von Trier è totalmente politically incorrect e originale, e tratta l’argomento schiavitù (che implica di conseguenza l’argomento razzismo) in maniera ovviamente personale e provocatoria come ha sempre fatto in tutti i suoi film. Bryce Dallas Howard (grande sorpresa di The village) sostituisce la Kidman, che forse rivedremo nel terzo segmento della trilogia Washington, ed è sostanzialmente una Grace abbastanza diversa: quella della Kidman era indecisa, passiva, sofferente; la Grace di Manderlay è più sicura di sè (almeno fino a un certo punto), reagisce e tenta di cambiare le cose (cadendo però in un baratro). Un’evoluzione interessante che ci porta dritto al prossimo capitolo, dove ci dovrebbero essere sia la Kidman nel ruolo di Grace sia la Howard nel ruolo della sorella della protagonista. Intanto in Manderlay ci sono altri tre attori interessanti: Willem Dafoe nel piccolo ruolo ma conciso del padre di Grace, Danny Glover nel ruolo di Wilhelm, e Isaach De Bankolé in quello di Timothy, per cui Grace prova un’attrazione erotica immensa. Quindi? Detrattori di von Trier: state alla larga; fan di von Trier: aspettate impazienti il Festival di Cannes 2007! Ma tutti almeno potranno apprezzare una cosa: quei titoli di coda terribili e forti come un pugno sugli occhi.

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