Munich

MUNICH di Steven Spielberg; con Eric Bana, Daniel Craig, Ciarán Hinds, Mathieu Kassovitz, Hanns Zischler, Ayelet Zurer, Geoffrey Rush.Attenzione: il film esce oggi a noleggio!E’ un film sicuramente complesso l’ultimo lavoro di Spielberg, che decide di descrivere ciò che successe dopo l’attenatato alle Olimpiadi di Monaco del ’72 per opera dei Palestinesi del Settembre Nero.


MUNICH
di Steven Spielberg; con Eric Bana, Daniel Craig, Ciarán Hinds, Mathieu Kassovitz, Hanns Zischler, Ayelet Zurer, Geoffrey Rush.

Attenzione: il film esce oggi a noleggio!

E’ un film sicuramente complesso l’ultimo lavoro di Spielberg, che decide di descrivere ciò che successe dopo l’attenatato alle Olimpiadi di Monaco del ’72 per opera dei Palestinesi del Settembre Nero. Munich tratta quindi della “vendetta” che gli Israeliani hanno voluto avere nei confronti degli attentatori, quando ossia il governo incaricò segretamente cinque uomini di uccidere i responsabili. Arriva un giorno in cui uno stato deve scendere a compromessi con i propri valori, si dice ad un certo punto della pellicola. Ed è sotto questa filosofia che Avner, un ufficiale del Mussad, si vede chiamato in causa per partecipare in prima persona alla segreta missione, abbandonando tutto ciò che è stata la sua vita, sua moglie e la sua bambina appena nata. Spielberg ritorna sul terreno della storia, già più volte calpestato dal regista con ottime prove del calibro di, ad esempio, Schindler’s List o anche dell’amaro e divertente Prova a prendermi, e ci racconta una storia terribile, scomodissima, che però non parla solo di un determinato periodo storico, gli anni ’70 dove quei fatti sono avvenuti e hanno versato il loro sangue, ma parla della società di oggi (e non a caso nella scena finale le Torri Gemelle sono al centro dell’immagine, inconsce di quello che sarebbe accaduto negli anni) e degli effetti che un qualsiasi tipo di violenza può avere. E la violenza non è solo una sparatoria, non è solo la morte, non è solo sangue, ma può essere il cinismo e l’interesse puramente privato (bisogna uccidere quegli uomini: ma bisogna far tornare indietro le ricevute dei soldi!), può essere proprio strappare un padre dalla famiglia, può essere vedere una bambina a pochi secondi dalla morte. Il mondo è violenza, e Spileberg lo sa: guarda il mondo con in fondo ancora lo sguardo di un bambino, ma un bambino che ormai è disilluso, non è più tempo per gli alieni pacifisti, e inorridisce di fronte alla guerra. Munich è imparziale, non condanna, non è giudice, ma propone fatti e prove, con una visione quasi documentaristica del tutto che si aggiunge al thriller, al noir, e mescola emozioni vere e tristi ad emozioni adrenaliniche, in cui la tensione si fa sentire in maniera vertiginosa, e il ritmo (anche se a volte cade un poco di tono) non lascia mai lo spettatore. La regia è adatta nel descrivere gli anni in cui la storia si evolve, con una fotografia molto bella ma soprattutto inquadrature e un uso dello zoom bellissimo e citazionista che ci riporta ai film di quegli anni, e ciò lascia ancor di più una sensazione strana. “E’ strano pensare a te stesso come ad un assassino, no?” viene detto ad un certo punto ad Avner/Eric Bana, quando i cinque sono seduti a tavola a mangiare tutte le prelibatezze che lui, bravissimo cuoco, ha preparato; e l’attore ormai celebre offre una prova sensazionale e sofferta, divisa tra orgoglio e paura, tra sofferenza e angoscia: un padre di famiglia sensibile che ama e che ad un certo punto si ritrova addosso una maschera che forse non gli appartiene del tutto. Un personaggio che alla fine non si allontana più di tanto dai precedenti Neeson/Schindler, Hanks/Miller e Cruise/Ferrier.

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