King Kong

KING KONG di Peter Jackson; con Naomi Watts, Jack Black, Adrien Brody, Jamie Bell, Kyle Chandler.Versione aggiornata e piena di effetti speciali del romanzo di Edgar Wallace, il nuovo film di Peter Jackson mantiene le promesse che il trailer ci aveva dato: effetti speciali a mille e tantissima avventura. King Kong è un abnorme blockbuster


KING KONG
di Peter Jackson; con Naomi Watts, Jack Black, Adrien Brody, Jamie Bell, Kyle Chandler.

Versione aggiornata e piena di effetti speciali del romanzo di Edgar Wallace, il nuovo film di Peter Jackson mantiene le promesse che il trailer ci aveva dato: effetti speciali a mille e tantissima avventura. King Kong è un abnorme blockbuster (probabilmente anche d’autore), un giocattolone che spesso e volentieri diventa più interessante nelle parti in cui gli effetti speciali non strabordano, ma che nel complesso riesce a divertire per ben tre ore (Jackson ormai si è lasciato trasportare dalla voglia di girare film lunghi, lunghissimi). Molti i punti in comunque col miglior film finora tratto dal romanzo, ma anche molte scene in più che fanno sì che la pellicola di Peter Jackson sia anche molto fedele, tra cui la lotta con gli insetti e le sanguisughe… King Kong si divide chiaramente in tre parti: la più originale risulta forse la prima, che dura un’oretta abbondante, in cui ci viene mostrata alla perfezione un’America in piena Depressione, con la voglia di fare successo e la gente che faticava anche a trovare un pasto caldo; una ricostruzione perfetta che tocca l’anima, anche perchè Jackson sa omaggiare benissimo il cinema dell’epoca che fu con inquadrature classiche: basta pensare alla prima ora del film in bianco e nero e non ci si sorprenderebbe nel poter pensare che il film sia stato girato davvero in quegli anni. La seconda parte inizia bene e in modo spaventoso, in un’ambientazione molto bella, con questi indigeni terrificanti che non hanno pietà e che fanno paura coi loro riti; poi entrano in ballo lo scimmione Kong, i dinosauri e gli insetti. Ed è un tripudio di effetti speciali, dove però a volte si vede troppo chiaramente che dietro agli attori ci sta uno sfondo (era un pochino a volte il difetto degli effetti speciali de Il signore degli anelli); ma non è questo il problema. Fatto sta che questa seconda parte è la meno interessante, tra Il mondo perduto e un vago alone de Il signore degli anelli stesso, puro pop-corn movie che dura per ben un’oretta e venti: i piccoli apprezzeranno, alcuni adulti snob non sopporteranno la baracconata. Poi l’ultima parte, quella più sofferta e che colpisce dritto al cuore: l’epilogo di tutto, dove il destino ha già fissato chi deve morire e chi continuare a vivere. E’ questo il capolavoro di Peter Jackson: l’ultima parte di King Kong, sofferta e che strazia l’anima, dove lo spettatore sa già a cosa va incontro ma vorrebbe che le carte fossero rimescolate. E invece quel corpo pesantissimo cade da decine e decine di piani verso terra, e non vivrà più. E Naomi Watts resta lì sopra, a lasciar cadere le ultime lacrime dopo un’avventura che l’ha cambiata; mentre Jack Black è diventato il personaggio più negativo e bastardo della situazione, da regista simpatico e paccioccone che era, e Adrien Brody cerca di salvare la sua “bella”, che comunque “è stata lei ad uccidere la bestia”… Bravo allora Jackson che gira bene e sa come costruire un blockbuster, abusando certo non solo a volte di scene ad alto tasso di spettacolarità (ma certe sequenze sono davvero molto tese) e a volte anche di rallenti (omaggio al b-movie da cui proviene?), ma sapendo che c’è ancora una cosa che conta in questo tipo di operazioni: divertire puntando più e più volte al cuore.

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