Dark Water

DARK WATER di Walter Salles; con Jennifer Connelly, John C. Reilly, Tim Roth, Dougray Scott, Pete Postlethwaite. E chi se lo aspettava? Anche Dark water di Nakata, dopo Ringu, ha avuto il suo bel remake. Ed è davvero un bel remake. Certo, non siamo ai livelli del bellissimo The ring di Verbinski, ma anche questo


DARK WATER
di Walter Salles; con Jennifer Connelly, John C. Reilly, Tim Roth, Dougray Scott, Pete Postlethwaite.

E chi se lo aspettava? Anche Dark water di Nakata, dopo Ringu, ha avuto il suo bel remake. Ed è davvero un bel remake. Certo, non siamo ai livelli del bellissimo The ring di Verbinski, ma anche questo film di Salles ha il suo perchè e le sue carte veramente interessanti. Gli sceneggiatori si impuntano molto di più rispetto all’originale giapponese sul versante psicologico della vicenda, sulla storia di una madre che ce la mette tutta per fare il suo ruolo e non ce la fa, e la metafora finale del sacrificio risulta potentissima. Fa meno paura del film di Nakata, che rimane superiore perchè riusciva a parlare degli argomenti su cui Salles spinge il pedale ed allo stesso tempo a terrorizzare in ogni minuto della pellicola, ma anche qui l’atmosfera è tra le migliori viste ultimamente in un horror: non siamo di fronte ad un blockbuster, questo sia chiaro! I tempi non sono tempi da videoclip, tutto è ben calibrato, “lento” e inquietante, così da rendere bene l’idea dell’angoscia che la nostra protagonista (una Connelly immensa e bellissima) sta provando, delle sue crisi nervose, della sua crisi interiore. E c’è davvero un punto in cui si arriva a pensare che non ci sia nulla di sovrannaturale in questa vicenda: pare infatti che Salles ci voglia far credere che lo spirito della bambina non esista e sia solo un’allucinazione, o un’idea “malata” della nostra protagonista, almeno fino al finale che ci riporta sul terreno soprannaturale e rivendica l’horror puro, mantenendo un’ottima dose di emotività e anche di commozione. Insomma, che dire? Se tutti i remake dei film giapponesi avessero così tante carte interessanti da giocarsi, ben vengano! Non bastano un’ottima fotografia e qualche musica inquietante (che questo film comunque ha) per poter rifare un cult giapponese, come ad esempio ha fatto lo stesso Shimizu con il suo The Grudge: ci vuole innanzitutto una valida sceneggiatura, e questo Dark water ce l’ha.

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