Dear Wendy

DEAR WENDY di Thomas Vinterberg; con Jamie Bell, Bill Pullman, Michael Angarano, Danso Gordon, Chris Owen, Novella Nelson.Strano il percorso di Vinterberg: ha esordito con una bellissima pellicola nello stile Dogma, ossia il fortunato Festen, e poi ha girato un film incredibile ed inguardabile come Le forze del destino. Ora ritorna a girare un film


DEAR WENDY
di Thomas Vinterberg; con Jamie Bell, Bill Pullman, Michael Angarano, Danso Gordon, Chris Owen, Novella Nelson.

Strano il percorso di Vinterberg: ha esordito con una bellissima pellicola nello stile Dogma, ossia il fortunato Festen, e poi ha girato un film incredibile ed inguardabile come Le forze del destino. Ora ritorna a girare un film scritto dal fondatore del movimento Dogma, il geniale Von Trier. Buona notizia: il Vinterberg di Dear Wendy non è quello folle e cinematograficamente basso de Le forze del destino. Una piccola nota: se il film lo avesse diretto Von Trier probabilmente sarebbe stato un’altra cosa. Ma detto questo, Dear Wendy non è un brutto film, visto anche il precedente (e preoccupante) film del regista. Il protagonista è Dick, un pacifista convinto che inizia a scoprire l’amore per le armi e crea una specie di club stile L’attimo fuggente, i Dandies, i cui ideali pacifisti si fondono con l’amore per le armi, assolutamente non da usare al di fuori del loro nascondiglio. Ma non tutto è così semplice. La sceneggiatura scritta da Von Trier è bella, ma non sempre perfetta, e perde un po’ della sua potenzialità: ovviamente non era facile portare sul grande schermo una critica nei confronti dell’America in modo quantomai grottesco come questa che ci viene presentata, a volte si sbanda e si resta alquanto perplessi, ma alla fine il messaggio è chiaro. L’atto d’accusa nei confronti di paesi occidentali che vogliono far credere di essere pacifisti con l’uso delle armi si sente. Non sempre, ma si sente. La regia di Vinterberg non è male, non siamo ai livelli di Festen, che però era girato in pieno stile Dogma, qui invece si cerca un’originalità diversa che trova spazio in alcune piacevoli trovate (vedi tutto il finale). Resta ovviamente il dubbio che, se l’avesse diretto Von Trier, ne sarebbe venuto fuori un film più notevole, ma alla fine, così com’è, il film non è male. Altri due motivi per vedere la pellicola: il ritorno di Jamie Billy Elliot Bell pre-King Kong, che si conferma attore di talento da sfruttare ancora in futuro, e un’azzeccata colonna sonora degli Zombies.

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