Truman Capote - A sangue freddo


CAPOTE
di Bennett Miller; con Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Clifton Collins Jr., Chris Cooper, Bruce Greenwood.

E' un film freddo questo Truman Capote, che però alla fine qualcosa te lo lascia pure dentro. E' una sensazione di sconfitta, di delusione nei confronti dell'ingiustizia della vita. Non è sicuramente il film che più meritava di vincere alla notte degli Oscar, in cui ha trionfato Crash, e rispetto agli altri quattro concorrenti resta il film meno incisivo e riuscito. Però questo biopic ha più di qualcosa che fa sì che la pellicola resti al di sopra della media dei film americani attuali. C'è innanzitutto lui, il bravissimo Philip Seymour Hoffman che forse firma la sua miglior interpretazione assieme a quella grottesca ma triste in Happiness: purtroppo c'è da sottolineare il troppo incisivo doppiaggio italiano che ridicolizza troppo il tono di voce dell'attore cercando di renderlo una macchietta. Ma il personaggio di Truman Capote è tutto fuorchè una semplice macchietta omosessuale. Omosessualità tra l'altro neanche ostentata dalla sceneggiatura, ma che si ritrova nella relazione tra lo scrittore e uno dei due killer. Una relazione che però resta sempre misteriosa, non chiara, in quanto lo spirito in cui Capote si infiltra in una situazione forse più grande di lui si divide tra lo "sfruttamento" del ragazzo e l'inevitabile attrazione che nasce man mano per lui. E il finale gli sarà forse fatale. E' comunque vero che la regia di Bennett, al suo primo lavoro, resta troppo fredda e distaccata, ma fa un lavoro alla fine più che onesto e riesce ad emozionare, forse con troppa carne al fuoco gestita comunque discretamente. Resta la pecca del doppiaggio italiano, davvero troppo incisivo, di un personaggio particolare e sofferente, che rimase incastrato in un progetto che gli rubò non solo tutto il suo tempo lavorativo e non, ma anche l'anima...

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