Venezia 2011: Carnage - Recensione in anteprima del film di Roman Polanski

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Due coppie di genitori si incontrano dopo che i rispettivi figli restano coinvolti in una rissa a scuola, con tanto di denti rotti. I ragazzi sono ragazzi, si sa… ma gli adulti finiscono per comportarsi anche peggio. L’incontro va disastrosamente male, ogni coppia attacca le capacità genitoriali degli altri per poi passare ad attaccare sul piano delle problematiche interne al matrimonio...

1962. Roman Polanski, dopo una serie di corti, esordisce nel lungometraggio con Il coltello nell'acqua: protagonisti una coppia ed un estraneo, una barca in mezzo ad un lago, e tutte le tensioni e le pulsioni che possono nascere in una situazione del genere. Sin dal suo primo capolavoro il regista polacco sembra avere ben chiaro quali saranno i temi che svilupperà in quarant'anni di carriera, in modi diversi e con generi diversi.

La poetica del regista è riconoscibile ad un primo livello da alcuni elementi. Innanzitutto la presenza, spesso, dell'unità di luogo: un appartamento (Repulsion, Rosemary's Baby, L'inquilino del terzo piano), una barca (quella de Il coltello nell'acqua, ma anche la crociera di Luna di fiele), una villa (Che?, La morte e la fanciulla, L'uomo nell'ombra), un castello (Cul-de-sac, Per favore non mordermi sul collo). E da situazioni in cui si è chiusi da mura, e ci si ritrova nell'impossibilità di fuggire (o ci si barrica in casa per paura dell'esterno...), non può che scattare un altro elemento fondante della poetica del maestro: il gioco al massacro.

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È per questo che la premiatissima pièce teatrale di Yasmina Reza, God of Carnage, sembrava scritta apposta per lui: un appartamento, due coppie sconosciute e borghesi, un gioco al massacro sempre più spietato. Il film si apre con un campo lungo: all'interno dell'inquadratura c'è un parco, in lontananza dei bambini giocano, discutono, si picchiano. Uno prende un bastone e colpisce in faccia un altro. Tutto con un'inquadratura fissa iniziale, con i titoli di testa e l'accompagnamento della musica di Desplat (già sentito ieri ne Le Idi di marzo).

Basta una sequenza del genere, così efficace nel farci entrare nel clima del film, per ritrovare tutto ciò che amiamo di Polanski. E il film non delude le aspettative, anche se chi è un po' avverso al teatro che incontra il cinema avrà da ridire. Eppure siamo convinti che Carnage sia molto cinematografico, ad iniziare dai suoi dialoghi perfetti, di una cattiveria rara, che lasciano scaturire tutto il sadismo e la volgarità dell'essere umano. Polanski guarda il suo nuovo gioco al massacro, se la ride sotto i baffi, ma prova anche un po' di puro disgusto per questi quattro borghesucci tutte moine e carinerie, che se le daranno di santa ragione fino ad uno scontro allucinante e sempre più forte.

I personaggi. Jodie Foster è Penelope, madre della "vittima" ("La vittima e il colpevole non sono la stessa cosa!", urlerà contro la Winslet), appassionata d'arte, colta, interessata alla causa della povertà in Africa. Suo marito è Michael, interpretato da John C. Reilly, "paccioccone" e bonaccione. L'altra coppia: Nancy, ovvero Kate Winslet, elegantissima, pacata e raffinata, e suo marito Alan, algido e ricchissimo uomo in carriera che passa più tempo attaccato al cellulare che nel "mondo reale". Un bel quadretto, perché tutto ovviamente si capovolge: e saranno i quattro personaggi a smascherarsi l'un l'altro.

Non pensiate che Carnage si limiti ad essere uno scontro di coppia: il film di Polanski va molto oltre. Da una piccola frase ne esce un putiferio (in inglese direbbero "the shit hits the fan"), e tutti cercano, man mano che il massacro procede e si viene colpiti in pieno centro, almeno un alleato a rotazione negli altri tre avversari. "Questo è il peggior giorno della mia vita", dicono continuamente i quattro, che lasciano uscire il peggio e dimostrano quanto la borghesia occidentale possa essere mostruosa. Ipocriti, volgari, omofobi, razzisti: e con una bottiglia di scotch a fare da "collante" nell'ultimo round, tutto il putrido è ormai lì, visibile, maleodorante come il vomito...

Il personaggio di Waltz fa venire l'orticaria, sempre al cellulare a parlare di loschi affari, ma è anche quello più lucido e perfido, forse anche quello più divertito, come se tutto si trattasse per lui di una scommessa da vincere. La Foster piange perché capisce di non essere mai stata così infelice in tutta la sua vita, mentre la Winslet, la più educata sin dall'inizio, dopo un "piccolo" incidente si mette a bere e... chi la recupera più? Nel mentre, si scopre che Reilly ha buttato in strada il criceto della figlioletta perché non lo sopportava. In fondo sono tutti menefreghisti, e combattono per orgoglio, mica per i figli. Le uniche persone da difendere sono loro stessi.

Chi gradirà il film vi dirà che è tagliente. Tagliente? Macché: Carnage è una batosta tremenda rivolta verso tutti, dritta sui denti, e che invece di ammazzarci dalle risate (cosa che puntualmente il film fa ogni tre-minuti-tre) dovrebbe farci piangere lacrime amarissime, perché è un ritratto spietato e addirittura doveroso. Perché alle persone il gioco al massacro in fondo piace. Inizia come difesa, poi si passa al gusto dell'attacco, della sopraffazione e della sofferenza dell'altro. Polanski ce lo dice meravigliosamente in 79 minuti di follia, dove l'animo umano si mette a nudo da ogni convenzione sociale usata. Dite addio ai vostri bei fiori da 20 dollari comprati apposta per l'occasione, ricordatevi di Cul-de-sac e dei suoi momenti alcolici, e abbracciate il Dio della carneficina.

Voto Gabriele: 9
Voto Simona: 9
Voto Federico: 8.5

Carnage (Carnage - 2011, Francia, Germania, Polonia, Spagna - Commedia drammatica) di Roman Polanski con Kate Winslet, Christoph Waltz, Jodie Foster, John C. Reilly.

Dal 16 settembre 2011 al cinema.
- Qui il trailer internazionale.
- Il cast del film sul red carpet di Venezia

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