Match Point

MATCH POINT di Woody Allen; con Scarlett Johansson, Jonathan Rhys-Meyers, Brian Cox, Emily Mortimer, James Nesbitt.Sembrava assurdo: Allen che non solo non fa una commedia, ma che addirittura fa un thriller. Un thriller dove si respira un’anima puramente hitchcockiana dall’inizio alla fine. Già, perchè guardando Match Point sembra davvero quasi di rivedere una pellicola del


MATCH POINT
di Woody Allen; con Scarlett Johansson, Jonathan Rhys-Meyers, Brian Cox, Emily Mortimer, James Nesbitt.

Sembrava assurdo: Allen che non solo non fa una commedia, ma che addirittura fa un thriller. Un thriller dove si respira un’anima puramente hitchcockiana dall’inizio alla fine. Già, perchè guardando Match Point sembra davvero quasi di rivedere una pellicola del maestro inglese: partenza da commedia, rivelazioni da dramma, svolgimento tesissimo del puro intreccio thriller, emozione che cresce in un climax esponenziale. Tutto sembra rimandare ad Hitchcock, se non fosse che Allen costruisce su un genere non suo e con una storia inusuale per lui (già affrontata però nel bellissimo Crimini e misfatti) un mondo che si avvicina a ciò che è stato il suo percorso: merito di una sceneggiatura che fa dei dialoghi brillanti il suo punto di forza, che descrive benissimo i suoi personaggi, e che snoda le situazioni con rara intelligenza cinematografica. Un uomo che tenta la scalata dell’alta società, uno scenario (che non è più la malinconica Manhattan) quale la Londra della ricchezza e dell’alta borghesia, una storia di un tradimento che finirà per sconvolgere la vita del protagonista. Questo è Match Point. Semplice (si fa per dire), ma nel suo piccolo spettacolare. La fortuna è la chiave di lettura del film, e il protagonista ne avrà bisogno sempre: dall’inizio (una pallina da tennis che colpisce il nastro della rete) alla fine (un anello “pericoloso” che colpisce una barra di metallo), e non è un caso che la filosofia di vita del nostro sia “Chi disse preferisco avere fortuna che talento aveva capito l’essenza della vita”. E non è neanche un caso che il personaggio, sensuale e ambiguo, di Scarlett Johansson non riesca ad avere fortuna coi suoi provini (nella vita vuole fare l’attrice). Bisogna vedere poi quale di tutti i personaggi della vicenda avrà fino alla fine la Dea Bendata dalla sua parte: ed è così che in ogni situazione la tensione cresce, per vedere fino alla fine chi l’avrà vinta sugli altri. Citazioni depalmiane da Hitchcock ovviamente lungo tutto il film, dal protagonista giocatore di tennis (Delitto per delitto) che soffre pure di vertigini (La donna che visse due volte), alla cravatta di Frenzy, fino all’ambiguità della Johansson che richiama la Novak. Citazioni gustose per ogni cinefilo che avrà il piacere di coglierle lungo il percorso della storia, descritta e portata sullo schermo da un Allen davvero in forma, che usa bellissime inquadrature, riconferma la sua abilità nell’usare in modo originale la macchina da presa, e fa scelte giustissime a riguardo della fotografia (ottima) e soprattutto della colonna sonora (l’opera lirica predomina, soprattutto -ed è questo il bello- nelle scene di tensione). E si sapeva che fosse un maestro nel dirigere gli attori. Sulla Johansson non c’è proprio molto da dire, se non che è così brava da emozionare, e anche Jonathan Rhys-Meyers convince con il suo sguardo azzurro che tradisce ogni sensazione del suo personaggio. Era da tempo che Allen non convinceva il suo pubblico in questo modo, ed è forse la prima volta che spiazza per davvero i suoi fan. E’ successo con un film fuori dai suoi schemi. Una cosa che comunque non allarma, perchè va benissimo che un autore cerchi nuove strade: il pericolo è appunto scontentare il pubblico. Ma questo non è affatto il caso di Match Point.

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