Venezia 2011: Ren shan ren hai - La recensione di People Mountain People Sea

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Un ragazzo viene accoltellato e ucciso a tradimento da un uomo che gli stava dando un passaggio in moto. Lao Tie, il fratello maggiore, fa ritorno nel suo villaggio di montagna e viene a sapere della terribile notizia. Decide quindi di mettersi a caccia dell'assassino. Sarà l'inizio di una vera e propria lotta contro tutto e tutti...

Fino a ieri mattina circolavano voci contrastanti su quale potesse essere il film sorpresa di questa edizione della Mostra di Venezia. Se da una parte molti rumor davano per certo la presenza di Captured di Brillante Mendoza (qualcuno diceva anche che la Huppert fosse arrivata al Lido in gran segreto...!), dall'altra già prima erano iniziare a circolare novità su questo People Mountain People Sea: che alla fine è diventato ufficialmente il 23° film in concorso.

Cai ShangJun ci descrive una realtà che sprofonda quasi nell'inferno. La prima sequenza è già di per sé eloquente. Poche inquadrature, quasi tutte fisse, per mostrarci un ragazzo che chiede un passaggio ad un altro. Dopo un po' i due decidono di fermarsi perché uno di loro deve fare pipì. Costui ha un coltello, ma ancora il pubblico non sa come verrà usato: pochi istanti ed ecco che il ragazzo che guidava la moto viene colpito a bruciapelo alle spalle.

È solo l'inizio di una storia che è un percorso sempre più cupo all'interno di un mondo marcio e terribile. Dove bisogna farsi giustizia da soli, perché non solo non si può fare affidamento sulla polizia, ma bisogna anche pagarla profumatamente per non essere rinchiusi in galera forse anche senza non aver fatto nulla. Cai ShangJun non si tira indietro e ci butta dentro al villaggio dove si svolge la vicenda: ma il suo People Mountain People Sea, pur con le sue qualità, non convince.

La violenza che scaturisce in alcune scene sembra non tanto nascere da un'urgenza politica o narrativa, ma piuttosto dà la sensazione di essere calcolata per colpire lo spettatore nel momento più giusto perché senta bene la botta (si pensi anche alla scena della lametta: è tutto quasi raccontato, certo, ma il sangue anche se in lontananza lo si vede bene). Lo stesso stile del film non presenta nessun guizzo particolare, riprendendo gli stilemi classici del buon film cinese "da festival".

E poi arriva tutta l'ultima parte, ambientata nella miniera, e che riconferma il clima di violenza e claustrofobia già preannunciato nella ricerca di Lao Tie. Forse è una sfortunata coincidenza, ma a noi ha ricordato molto l'ambientazione di The Ditch, il film di Wan Bing in concorso proprio a Venezia (ed era il film sorpresa): ma le sensazioni e le capacità del regista erano in quel caso più forti e sconvolgenti, e forse davvero più urgenti.

Nonostante la storia semplice, poi, People Mountain People Sea riesce anche a farci perdere all'interno della sua struttura: forse è colpa del montaggio? C'è solo una sequenza che ci sembra molto notevole: quella che precede il momento in cui il protagonista trova l'assassino, ovvero la lunga "passeggiata" in mezzo alle abitazioni. Ma è poco per registrare il titolo nella memoria.

Voto Gabriele: 5.5

Ren shan ren hai (People Mountain People Sea) di Cai Shangjun con Chen Jianbin, Tao Hong, Wu Xiubo, Li Hucheng, Zhang Xin, Wang Xu, Bao Zhenjiang, Hou Xiang, Tian Xinyu.

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