Niente da Dichiarare: Recensione in Anteprima

Niente da Dichiarare: Recensione in AnteprimaEsplodere è semplice, confermarsi è complicato, se non impossibile. Due anni dopo il boom storico di Giù al Nord, riuscito nell’impresa di portare 20.329.376 francesi al cinema, superando i 193 milioni di dollari d’incasso in patria, Dany Boon era chiamato a ripetersi. Se non fosse che con questo Niente da Dichiarare l'impresa sia riuscita a metà, e non solo dal punto di vista degli incassi, avendo raccolto sul suolo francese 'solo' 75 milioni di dollari. Perché Rien à déclarer, questo il titolo originale del film, non è altro che la copia sbiadita della pellicola precedente.

Dalle divisioni e dagli stereotipi 'regionali', Boon si è allargato a quelli su scala 'nazionale', portandoci indietro nel tempo, all'inizio degli anni 90, al confine tra la frontiera francese e quella belga. Dalla Provenza in eterno conflitto con il Nord-Pas de Calais, il 'Benigni di Francia' non ha fatto altro che spostare l'occhio del cliché sui cugini di confine, ovvero i belgi, dando vita ad una lunga lotta 'territoriale', sociale e culturale chiamata a scontrarsi con un amore shakespeariano tanto scontato quanto banale nella sua rapida conclusione.

Siamo nel 1991. In Europa cadono le frontiere tra i vari paesi, grazie al Trattato di Maastricht, con un paesino di provincia, al confine tra Belgio e Francia, in preda ad una crisi di panico. Qui, un doganiere belga e uno francese vedono scomparire all’improvviso il loro posto di lavoro al confine tra due piccole cittadine. Ruben Vandervoorde, il doganiere belga da sempre francofobo, si ritrova così costretto a inaugurare la prima brigata mista franco-belga con il suo vecchio nemico, il collega francese Mathias Ducatel, innamorato di sua sorella, che ovviamente 'dovrebbe' frequentare solo e soltanto ragazzi belgi. Ma l'amore, si sa, trionfa su tutto...

Ancora pregiudizi, ancora stereotipi, ancora una 'frontiera', qui fisica, rispetto a Giù al Nord, pronta a cadere da un giorno all'altro, con tutte le conseguenze del caso. Chiamato a bissare il successo del film precedente, Boon non fa altro che duplicarne le caratteristiche principali, senza però riuscire ad amalgamare il tutto. Perché Niente da Dichiarare è semplicemente un mediocre film strutturato in maniera eccessivamente scontata e purtroppo ripetitiva. Tutto, infatti, suona come già visto, perché Boon si sforza poco o nulla poco o nulla nel cercare di non ripetere quanto già portato in sala due anni fa, costruendo un film divertente solo a tratti.

Trascinato da uno splendido Benoît Poelvoorde, Niente da Dichiarare si perde nella scrittura fragile, spesso elementare e ricca di battute da barzellette vanziniane. Se la produzione ha fatto passi da gigante, grazie anche alla barca di soldi guadagnati con Giù al Nord, è l'insieme della pellicola a non convincere, provando a raccontare il passaggio epocale che all'inizio degli anni 90 vide nascere l'Europa. Basta frontiere, basta dogane, basta barriere, con le prime innovazioni tecnologiche che arrivavano a rivoluzionare il nostro modo di vivere la vita. Un momento storico che innegabilmente 'costrinse' l'Europa intera ad aprire le porte di casa agli 'stranieri', visti fino a quel momento con timore e fastidio.

Forzando la mano sull'eterna rivalità tra francesi e belgi, Boon gioca 'facile', provando a ripetere quanto già fatto con provenzani e Ch'ti, perdendo così in originalità. Tralasciando il pessimo finale, Niente da Dichiarare finisce così per tramutarsi in un esame di maturità mancato per l'acclamato regista, qui ancora una volta in veste anche attoriale, e chiamato ora a prove future di altra caratura, e soprattutto di altro genere. Nell'attesa, è praticamente scontato che non vedremo mai un remake italiano, come successo con Benvenuti al Sud. A meno che qualcuno non abbia la folle idea di dar vita ad un film che ci veda in conflitto con il Canton Ticino.

Voto di Federico: 5
Voto di Simona: 5

Uscita in sala: 23 settembre
Qui il trailer italiano


Niente da dichiarare
(Rien à déclarer, Francia, 2010, commedia) di Dany Boon; con Benoît Poelvoorde, Dany Boon, Julie Bernard, Karin Viard, François Damiens, Bouli Lanners, Olivier Gourmet, Michel Vuillermoz, Christel Pedrinelli, Joachim Ledeganck, Philippe Magnan, Jean-Paul Dermont, Nadège Beausson-Diagne, Eric Godon, Zinedine Soualem, Guy Lecluyse, Laurent Gamelon, Bruno Lochet, Laurent Capelluto

  • shares
  • Mail
9 commenti Aggiorna
Ordina: