Real Steel: Recensione in Anteprima del film con Hugh Jackman

REAL_STEEL_POSTERCosa succede quando si cerca di portare sul grande schermo un mix tra Rocky e robot in salsa vagamente fantascientifica? Real Steel contempla forse una parziale risposta a questa legittima domanda. Mescolare questi due universi rappresenta un esperimento piuttosto affascinante, a patto però di riuscire ad operare tale miscuglio in maniera quantomeno riuscita. Diversamente si tratterebbe di una catastrofe, senza mezze misure.

E sì che l'edificio su cui poggia Real Steel è tutt'altro che fatiscente. La pellicola è infatti tratta da una storia breve di Richard Matheson, scrittore e sceneggiatore da poco insignito con un posto nella Science Fiction Hall of Fame. Per quanto ci riguarda, a noi piace ricordarlo per uno dei suoi libri più celebri, ossia Io Sono Leggenda, passato al vaglio del cinema in più e più occasioni. Saremo di parte, ma L'ultimo uomo sulla Terra del nostro Ubaldo Ragona, con Vincent Price, si è oramai ritagliato da tempo un proprio spazio nel nostro cuore.

In Real Steel, non a caso, scorgiamo degli spunti che definire interessanti è dire poco. Con un budget di ben 110 milioni di dollari ed alle spalle un nome di rilievo come quello di Steven Spielberg (alla voce 'produttore esecutivo'), Shawn Levy non poteva sbagliare. Se a questo ci aggiungiamo la presenza di Hugh Jackman, oltre che della bella Evangeline Lilly, non possiamo far altro che lasciarci trasportare da quelli che sembrano degli esiti pressoché scontati.

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Il conflitto, o forse è meglio definirlo l'incontro-scontro, tra l'uomo e la macchina è oggetto di disputa accesa su più campi e da parecchio tempo. Una lista della serie di pellicole che hanno trattato una simile tematica rischierebbe di portar via un'intera giornata e sin troppi articoli; non da meno, anzi, è stata la letteratura. In Real Steel questo è essenzialmente il leit-motiv della pellicola.

E non c'è da scervellarsi sul perché uno come Spielberg si sia imbarcato in un progetto simile. No, non si tratta solo di effetti speciali, peraltro "ridotti" al solo motion capture e relative animazioni dei robot. Di fondo, quella che si vuole mettere in risalto è la storia di Atom, questo robot da combattimento di seconda generazione, la cui raison d'être è semplicemente quella di fare da sparring partner. Esatto, l'ammasso di latta è stato creato solo per incassare colpi dai "grandi" in allenamento.

La cornice è quella di un futuro molto vicino ai giorni nostri, ossia il 2020. Il tutto immerso all'interno di un'America che, a dispetto di dispositivi olografici e robot antropomorfi a comando vocale, è quella di oggi, ma probabilmente è più corretto dire di sempre. Rimarrà deluso, infatti, chi si aspettasse megalopoli ipertecnologiche e tute ignifughe alla moda. L'ambientazione di Real Steel è fortemente ancorata ad un'America rurale, che funge da esatto contraltare alla presenza di questi "corpi estranei", quali sono i robot.

In questo futuro non sappiamo se ed in che misura la presenza delle macchine ha pervaso la nostra società. Né ci si è presi la briga di mostrare qualcosa che possa anche solo dare adito a congetture. Sappiamo che la gente non ritiene così "sensazionale" la presenza di questi robot-pugili, i cui incontri hanno un seguito di gran lunga più rilevante rispetto a show che passavano sulle nostre TV già tempo fa, come Robot Wars.

Forse ci fu un momento in cui si pensò di rendere il confine tra l'uomo e la macchina più labile in principio, e a lasciarlo intendere è Charlie (Hugh Jackman), quando a un certo punto spiega al piccolo Max (Dakota Goyo) che un tempo la tendenza era quella di costruirli con fattezze quanto più simili a quelle umane. Charlie, un pugile suonato, con alle spalle non solo abbastanza primavere, ma anche tanti debiti, un rapporto da ricucire con l'avvenente Bailey (Evangeline Lilly) e qualche pesante occasione mancata. Venuto a conoscenza della morte della ex-moglie, Charlie si troverà improvvisamente a dover prendersi cura del piccolo Max, suo figlio. Questo in mezzo agli altri problemi.

Basterà poco per rendersi conto che i due condividono la stessa passione per i combattimenti robotici, disciplina a quanto pare non solo sdoganata, ma ampiamente diffusa e seguita. Charlie si domanda se torneranno più i tempi in cui a salire sul palco c'erano pugili in carne ed ossa, ma ai giorni loro la gente esce letteralmente pazza per per l'olio degli ingranaggi anziché per il sangue.

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E così, mentre i due imparano a conoscersi, sopportandosi, incappano in quel perfetto collante di cui aveva spasmodicamente bisogno il nuovo quadretto familiare. Abbandonato presso una discarica, Atom entra a far parte della famiglia, fortemente voluto dal ragazzino. Qui ha inizio una sorta di favola ascendente parallela, in cui ad essere coinvolti, loro malgrado, sono proprio la macchina (Atom) e l'uomo (Charlie).

E per comprendere la portata di tale aspetto, basta prendere atto di come l'azione dura e pura sia ridotta all'osso. Pochi i combattimenti a cui a noi spettatori e dato assistere, seppure tanti sono quelli che il robot di serie C deve affrontare per "affermarsi", partendo dai classici tornei di strada. Da lì è tutta una trafila di successi, attraverso cui passa la "redenzione" di entrambi, degli sconfitti per eccellenza. Loro che, dati per persi in partenza, conquistano le luci della ribalta a suon di pugni e chiavi inglesi.

Qui avviene qualcosa. Mentre Charlie ed Atom entrano in simbiosi, assistiamo ad una sorta di avvicendamento. Adesso non si tratta di dimostrare più nulla agli altri, bensì a sé stessi. Il collante cui accennavamo poco sopra non è più la macchina, bensì Max, che agevola questo processo di contatto tra il suo robot e suo padre con la tipica genuinità di un ragazzino, tanto giovane quanto brillante.

E' Max che "custodisce il segreto" di entrambi, così come ha a dire ad ognuno di loro, presi singolarmente in due diverse scene del film. Lì capiamo che ciò per cui servirebbero fiumi d'inchiostro si riduce a qualche sguardo, qualche inquadratura... poi è tutto più chiaro. Serve una macchina per umanizzare un uomo perso a sé stesso, così come necessita la spontaneità di una ragazzino per capirlo. Questo è l'apparente paradosso. E' in questo passaggio che si perdono i punti di riferimento, non scorgendo più certi confini che delimitano un cuore da una coppia di bulloni.

E' vero, l'impressione è che in fase di realizzazione si sia persa qualcosina della potenza dell'opera originale. Potenza che tuttavia traspare dai 127 minuti di pellicola, in questa storia che riprende palesemente le vicende di un certo Stallone Italiano, raccontandocelo però così per come potrebbe essere un giorno. Adattandolo, cioè, ad un contesto che non è quello della Philadelphia degli '70, bensì in un futuro che non sappiamo nemmeno se mai arriverà. Ma anche a distanza di tutti questi anni, l'abitudine dei pugili è la stessa: sveglia presto la mattina e sotto con l'allenamento.

Se siete quindi disposti a passar sopra a dei "cattivi" eccessivamente stereotipati, nonché scialbi nel loro calcare la scena, oltre all'idea che nel 2020 torni di moda per l'uomo andare in giro con delle camice smanicate, non c'è motivo per cui non possiate non farvi anche voi un giro sulla giostra fatta di "vero acciaio" - giostra, peraltro, molto più sobria rispetto a quanto sia lecito supporre (e non è affatto un male).

Ciò che resta da capire è chi dei due, tra Atom e Charlie, sia Rocky. Forse entrambi? Chi lo sa? Eppure dietro a questa domanda apparentemente banale si cela tutto il fascino di Real Steel, un film senza dubbio imperfetto, ma in grado di metterci un po' tutti d'accordo... sia che siamo ingenui, sia che ci piaccia fare gli adulti.

E' probabile che ci facciano a pezzi, ma almeno cadremo ballando. (Charlie Kenton)

Voto Antonio: 7,5
Voto Federico: 7

Voto Carla: 7,5
Voto Simona: 7,5

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Qui trovate il trailer italiano del film. Real Steel uscirà nelle nostre sale il 25 Novembre.

Real Steel - Cuori d'acciaio (Real Steel - U.S.A., India 2011, Fantascienza, 127') di Shawn Levy con Hugh Jackman, Dakota Goyo, Evangeline Lilly, Anthony Mackie, Kevin Durand, Hope Davis, James Rebhorn, Marco Ruggeri, Karl Yune, Olga Fonda.

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