Da Venezia la recensione di Quei loro incontri

Quei loro incontri di Danièle Huillet, Jean-Marie Straub; con Angela Nugara, Grazia Orsi, Vittorio Vigneti, Olimpia Carlisi. A costo di apparire ignorante e stupido, voglio esprimere il mio personalissimo giudizio negativo su questo film. A mio favore, almeno posso dire sin da subito di non essere stato influenzato dalle polemiche che riguardano il duo Straub-Huillet,


Quei loro incontri
di Danièle Huillet, Jean-Marie Straub; con Angela Nugara, Grazia Orsi, Vittorio Vigneti, Olimpia Carlisi.

A costo di apparire ignorante e stupido, voglio esprimere il mio personalissimo giudizio negativo su questo film. A mio favore, almeno posso dire sin da subito di non essere stato influenzato dalle polemiche che riguardano il duo Straub-Huillet, e di essermi visto il film a Venezia e non in tv, quando è passato a Fuori Orario. Detto questo, lo sperimentalismo delle opere dei due registi qui si fa insopportabile. La cosa che mi irrita di più è il fatto che i Dialoghi con Leucò possano sembrare così insopportabili, vacui e noiosi: non è così. Dèi che riflettono sull’umanità e su sè stessi, sulla vita e sulla morte. A teatro rende, e alla grande. Il fatto è che ho l’impressione che questo film sia girato intanto per i critici intellettualoidi, e poi per far “paura” allo spettatore. Non fraintendete la parola “paura”: voglio dire che se uno prova a stroncare questa pellicola, gli si possono dire molte cose. Che è ignorante, che non ha colto lo spirito del film, che di cinema e arte non capisce nulla. Ma siamo sinceri, checchè il CiakinMostra consegnato gratis agli appassionati cinefili fosse pieno di stellette date dai critici più affermati a questo film: Quei loro incontri è irritante e noioso. Ed irrita anche la recitazione degli attori, fermi immobili in uno scenario contadino post-Seconda Guerra Mondiale, che ripetono (perchè a dirla tutta non recitano) frasi dai dialoghi di Pavese. Cosa si può dire ancora allo spettatore che con gli occhi sbarrati e persi guarda questo film? Che non apprezza la fusione fra cinema e teatro. Io la mia risposta l’ho pronta: grazie mille, preferisco Dogville.

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