Da Venezia la recensione di Paprika


Paprika
di Satoshi Kon

Tratto da una serie di romanzi, Paprika di Kon Satoshi (suo l'acclamato Tokyo Godfathers) narra di realtà e di sogni. Di sogni che si fondono con la realtà, di sogni che diventano incubi, di realtà pericolosissime. A sistemare le cose e a far tornare tutto al suo posto ci penserà proprio Paprika, alter-ego della psichiatra Atsuko... E con una trama di base del genere è particolarmente ovvio che ci si possa sbizzarrire con qualsiasi cosa: aspettatevi di tutto, quindi, siete avvertiti. Aspettatevi di tutto sin dai primi minuti, e aspettatevi di tutto in un finale lunghissimo e folle. Il divertimento non manca, le risate pure, e qualche bel momento riesce anche ad essere inquietante. Certo, tutta la follia a volte sembra addirittura esagerata, ma l'interesse dell'argomento e qualche bella citazione fanno di Paprika un bel film. Che proprio nella sua sottile linea che divide verità ed onirico ricorda un po' qualche spunto della serie Nightmare, con le dovute differenze. Riuscita la colonna sonora. E basta poi con le battutacce su Tinto Brass, essù!

Voto Gabriele: 8

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