Thor: The Dark World - Recensione in Anteprima

Eccoci al secondo tassello post-Avengers. Dopo il carismatico Iron Man, tocca di nuovo al principe di Asgard con Thor: The Dark World

In giro il ricordo dell’immane scontro di New York rappresenta ancora una ferita fresca. In Iron Man 3 si parla di Stark come di un eroe, quello che a conti fatti ha salvato la Grande Mela e con essa l’umanità tutta. Iron Man 3 era un po’ il ritorno a quell’universo Marvel oramai consolidato sul grande schermo dal fenomeno The Avengers. Dopo di lui tocca a Thor, il figlio di Odino, con cui l’eccentrico miliardario si spartisce questo 2013, in attesa dell’annunciato ritorno di Capitan America nel 2014.

E The Dark World non parte poi così male. In un contesto che si direbbe ancora legato al Kenneth Branagh di indole shakespeariana, assistiamo (o meglio, intuiamo) a queste estenuanti battaglie che il poderoso esercito di Asgard ingaggia per i Nove Regni, mentre nella Capitale Odino pone fine alla minaccia traditrice di Loki, incarcerando quest’ultimo vita natural durante.

Siamo andati un po’ troppo avanti forse. Sì perché in realtà l’incipit è quello risalente ad un antico episodio, quello in cui Malekith, esponente degli Elfi Oscuri, intende ridurre alle tenebre l’intero universo servendosi del potentissimo Aether: solo l’intervento di Bor, nonno di Thor, eviterà la catastrofe, che però comporta il genocidio degli Elfi Oscuri. Da cui Malekith scampa, ovviamente. Salto temporale ai giorni nostri, quando le condizioni tornano ad essere propizie al fine di portare a termine la distruzione dell’universo, quindi tornare alla ricerca di quell'Aether nascosto da Bor.

Ricollegandoci a quanto scritto poco sopra, il discorso imbastito nelle prime battute lavora dignitosamente. Alle macro-vicende che vedono impegnati gli asgardiani in guerra viene contrapposta la micro-vicenda della famiglia reale, tormentata dal tradimento di Loki, potenziale usurpatore. Il suo odio è ancora vivo, intenso, tanto da rifiutare persino l’amorevole vicinanza della madre Frigga, che pur nella fermezza di una regina che non può perdonare un attentatore del trono, resta comunque madre attenta e premurosa di un figlio disubbidiente.

Finché il film non parte davvero ed il ritorno di Malekith innesca l’azione che culminerà con l’immancabile scontro finale. A quel punto la narrazione di The Dark World sbarella fino a perdere del tutto o quasi la bussola. La seppur interessante misura che mescola le varie dimensioni, per via dell’approssimarsi di quel fatale allineamento tanto atteso da Malekith, si risolve in quella stessa, presunta pazzia di del dottor Selvig: come lui, è un po’ come se il film corresse nudo per Stonehenge con una sonda in mano, tra lo sbalordimento e la confusione generale del pubblico.

Tutto concorre a questa incertezza generale. Non meno importante in tal senso la fase in cui Thor e Loki si trovano fianco a fianco per amore di salvaguardare Asgard ed i Nove Regni tutti, oltre che da una rabbia condivisa, nel tentativo di colpire facile con la presunta riabilitazione del temuto ed a ragione odiato Loki. Situazione, questa, lasciata impunemente in sospeso, aprendo una grossa parentesi ben prima dei titoli di coda. In generale il dipanarsi della trama è debole, risentendo di una scarsa incisività nel restituire la forza e la presa che senz’altro giace al cuore di uno scontro, l’ennesimo, per la salvaguardia dell’universo. Si torna alle caramelle per gli occhi, tanto dolci quanto prive di sostanza, dove non bastano effetti speciali ultra-pompati o l’appeal di un protagonista che è pur sempre un dio, per quanto non immortale. Il tutto amalgamato anche con l'aggiunta di quella traccia romantica, ineludibile, che è la storia di un amore impossibile tra un dio (Thor) ed un essere umano (Jane), spunto che tutt'al più ci spinge a ricordarvi di non alzarvi dalle poltrone fino all'ultimo istante dei titoli di coda.

Ci si gioca pure la carta comicità, che a conti fatti costituisce la nota più colorata dell’intero progetto. Il che fa riflettere. Perché pur non essendo dalle parti dell’action-comedy alla Shane Black di Iron Man 3, alla fine della fiera gli episodi che si ricordano, volentieri o meno, sono solo quelli più demenziali: Thor che appende il proprio martello su un attaccapanni, o che entra in metro come un normale passeggero; oppure, ancora più divertente, gli sfottò del camaleontico Loki allorché rievoca "vecchie compagnie".

Sì, tutto molto spassoso, ma siamo sicuri che un cine-comic debba limitarsi a questo? Magari tale deriva non era affatto nelle intenzioni degli autori, e questo, manco a dirlo, più che un’attenuante sarebbe un’aggravante. Anche perché affidare la regia ad Alan Taylor (veterano della TV, “un po’” meno al cinema) è di per sé un rischio, che si sostanzia e prende ahinoi nettamente forma allorché ci tocca prendere atto di un film scollato, tutt’altro che incisivo pur restando nel genere di appartenenza – a Taylor è stato peraltro affidato anche il compito di dirigere il reboot di Terminator.

Battuta d’arresto, dunque, in vista del prossimo The Avengers: Age of Ultron, che dopo un buon Iron Man 3 tocca ingoiare questo progetto riuscito a metà, se di riuscita si può parlare. E non stiamo qui a discutere dei soliti, immancabili ricorsi ai confronti col fumetto; onere e onore che lasciamo volentieri ad altri più competenti di chi scrive in materia. Speriamo solo che gli autori di Capitan America: The Winter Soldier facciano tesoro di ciò che non è andato con questo sequel ed aggiustino il tiro.

Voto di Antonio: 5
Voto di Federico: 5

Thor: The Dark World (USA, 2013) di Alan Taylor. Con Chris Hemsworth, Tom Hiddleston, Natalie Portman, Stellan Skarsgård, Idris Elba, Anthony Hopkins, Ray Stevenson, Jaimie Alexander, Tadanobu Asano, David Stay, Christopher Eccleston e Adewale Akinnuoye-Agbaje. Qui trovate un ulteriore commento a margine. Nelle nostre sale da mercoledì 20 novembre.

  • shares
  • Mail