Da Venezia la recensione (e il trailer) di Nuovomondo

Nuovomondo (The Golden Door) di Emanuele Crialese; con Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Francesco Casisa, Aurora Quattrocchi, Filippo Pucillo, Federica de Cola. Attenzione! Il film è in sala da domani! L’enorme nave si stacca lentamente dal molo. Chi resta a terra guarda con tristezza e anche con speranza chi su quella nave ci sta, e che


Nuovomondo (The Golden Door)
di Emanuele Crialese; con Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Francesco Casisa, Aurora Quattrocchi, Filippo Pucillo, Federica de Cola.

Attenzione! Il film è in sala da domani!

L’enorme nave si stacca lentamente dal molo. Chi resta a terra guarda con tristezza e anche con speranza chi su quella nave ci sta, e che dopo un periodo sarà nel fantasmagorico nuovo mondo. E’ una scena “semplice”, silenziosa al massimo, ed è la più bella del film di Crialese. Che divide il suo film in tre parti, anche abbastanza diverse se vogliamo fra di loro, e non solo per questioni logistiche. Anzi, è proprio il luogo dove i protagonisti si trovano (Agrigento, la nave, Ellis Island) a far sì che i colori, l’atmosfera e il ritmo delle tre parti (di circa uguale durata) siano eterogenei. La Sicilia, bruna come la terra, l’oceano azzurro e grigio come il freddo, e l’America, grigia e scura come ogni zona industriale e “nuova”, appunto. Tradizione, paura e scoperta restano ben divisi, a primo impatto, e si potrebbe parlare di un leggero didascalismo. Ma Crialese non lo si può tacciare subito così. Sembra semplice, certo, ma questa semplicità si fonde a momenti visionari di tutto rispetto che staccano un’operazione come Nuovomondo da una copia ad esempio di un film neorealista. Il discorso della madre di Salvatore ai due figli piccoli, in una fusione tra flashback e monologo interiore, le scene in cui i protagonisti nuotano nel latte, la visione di ortaggi enormi, i soldi che cadono a palate dall’albero. Sono scelte spesso molto divertenti, a volte anche toccanti e delicate, che descrivono illusioni e grandi speranze. E tutto questo è incarnato in Vincenzo, che rappresenta l’essenza italiana di chi abbandona e va in cerca della tanto aspirata fortuna: l’essere fuori dalla realtà, l’ingenuità, la sincerità e la paura. Mentre Lucy ne è l’alter-ego: donna di mondo, che ha viaggiato, che sa e ha visto, e nella sua tristezza cerca uno spiraglio di tranquillità. Entrambi vogliono nuotare in quel latte bianchissimo, dove la carote e gli ortaggi sono enormi e ti passano a fianco come niente fosse. E con loro altre centinaia di persone. Il finale (non) aperto è assolutamente adatto.

Voto Gabriele: 8

Ecco quindi il trailer del film.

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